“Partiti vogliono mungere Rai pagata da italiani”, Magnaschi su Italia Oggi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 febbraio 2015 14:20 | Ultimo aggiornamento: 24 febbraio 2015 14:20
"Partiti vogliono mungere Rai pagata da italiani", Magnaschi su Italia Oggi

La prima pagina di Italia Oggi

ROMA – “Tutti (tutti) i partiti sono intenzionati a mungere la Rai pagata dagli italiani” è il titolo dell’articolo a firma di Pierluigi Magnaschi su Italia Oggi di martedì 14 febbraio.

Il premier Matteo Renzi ha detto che è imminente la sua riforma della Rai. Si dice che per accelerare i tempi, potrebbe anche presentarla per decreto legge. I tempi, in effetti, stringono perché ad aprile scadrà il mandato dell’attuale consiglio di amministrazione che è l’organo di governo della Rai che, come sempre in passato, è interamente espressione dei partiti. Lottizzato come un parlamento. Ma, in questo caso, non è stato eletto da nessuno. Stando ai piani di Renzi quindi la riforma dovrebbe entrare in vigore con la scadenza dell’attuale cda. Di questa riforma Renzi, per il momento, non si sa nulla. Quindi è inutile (come fanno certuni tanto per tenere il fuoco caldo) strologare su un progetto di riforma non ancora messo a punto e, in ogni caso, sinora accuratamente blindato.

Ma c’è un sintomo inquietante che mi auguro la riforma riesca a cancellare. Esso è venuto alla luce durante la scorsa settimana nella Commissione di vigilanza sulla Rai (che, tra l’altro, è presieduta da un grillino che ci si augurerebbe fosse un incendiario degli ossificati equilibri esistenti). Il direttore generale della Rai, Luigi Gubitosi, ottimo manager anche se imbrigliato, suo malgrado, nella rete inestricabile degli interessi corporativi, ha presentato un piano di ristrutturazione dell’informazione televisiva della Rai che oggi avviene attraverso le cittadelle turrite e guarnite del Tg1, del Tg2, e del Tg3 che, un tempo, erano delle repubbliche autonome, rispettivamente, della Dc, del Psi e del Pci e che, dopo il crollo della Prima repubblica conseguente allo tsunami di Mani pulite, si sono rivolti a diversi potentati fra i quali il più ammanicato (e debordante) è stato il Pd.

Partendo dalla logica e ispirandosi alla riforma già adotta dalla Bbc (che è l’ente radiotelevisivo pubblico inglese più lodato ma però anche meno copiato in Italia), Gubitosi ha proposto che, in Rai, si formi una redazione centrale news, alla quale possano accedere, come se essa fosse un’agenzia video aziendale, i vari telegiornali, per prendere i filmati che servono a confezionare i loro Tg. Che questa riforma sia necessaria e indifferibile lo ha plasticamente dimostrato una foto pubblicata per caso dai media italiani e relativa all’ultimo vertice del G20 che si è tenuto dall’altra parte del mondo a Brisbane (Australia). In essa compariva il premier Matteo Renzi che faceva la sua dichiarazione davanti a cinque microfoni, debitamente identificati dai vari loghi, che appartenevano ad altrettante testate tv della Rai. Possibile che, per raccogliere la dichiarazione di Renzi, in Australia si siano dovute spostare cinque équipe e tutte della Rai? Non ne sarebbe bastata una che avrebbe girato tutto il girabile e poi lo avrebbe messo a disposizione delle varie redazioni, ognuna della quali se ne sarebbe poi servita in base ai suoi gusti e alle sue necessità?

Di fronte a questa proposta, non ci dovrebbero essere delle obiezioni. Invece, visto che questa riforma, unificando una parte delle redazioni, elimina anche un sacco di posizioni giornalistiche ben retribuite anche se parassitarie, da parte dei graduati, che sono il frutto di una lunga lottizzazione, si è sviluppata una reazione violenta. I vari capi, che hanno quotidiane relazioni di do ut des con gli uomini politici, si sono subito mossi per neutralizzare questa decisione che, tra l’altro, è inevitabile e tardiva. Che argomento hanno addotto? Il pluralismo. Con un’agenzia video interna che predispone il materiale di base, hanno detto, si riduce il pluralismo delle varie testate. Quindi l’agenzia interna, sempre secondo loro, spegne la libertà informativa che promana dai vari Tg (…)