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Alan Turing, il nipote Dermot insiste: non si suicidò per la condanna di omosessualità e su Enigma troppi miti

Alan Turing, il nipote Dermot  ne demistifica la figura. Alan Turing, grande matematico e considerato uno dei padri dell’informatica, non si sarebbe suicidato a causa della condanna per “omosessualità”.

Alan Turing, il nipote Dermot: “Non fu lui l’eroe di Bletchley Park”

Né avrebbe svolto un ruolo fondamentale a Bletchley Park, dove si decifravano i codici delle comunicazioni tedesche durante la seconda guerra mondiale.

E’ quanto sostiene il nipote Dermot Turing. Ha affermato che credere che lo zio si sia tolto la vita perché condannato come gay, “perseguitato dallo stato” fa parte di un vecchio mito.

Dermot Turing, secondo quanto riferisce il Daily Mail, sostiene inoltre che il matematico non era un “decodificatore” di codici essenziale per Bletchley Park, come invece raccontato nel film di successo del 2014 “The Imitation Game” con Benedict Cumberbatch e Keira Knightley.

Alan Turing era omosessuale in un’epoca in cui era illegale e nel 1952 fu accusato di atti osceni per la relazione clandestina con un uomo. Condannato per omosessualità, fu costretto a scegliere tra una pena a due anni di carcere o la castrazione chimica mediante assunzione di estrogeni.

Per non andare in prigione lo scienziato scelse la seconda opzione. Per oltre un anno si sottopose a trattamenti che provocarono allo scienziato un calo della libido e lo sviluppo del seno.

“Suicidio? Dopo la fine del trattamento si riprese”

Il nipote afferma che le prove dagli archivi di Turing indicano che dopo la fine del processo era “sollevato”, era “tornato quello di sempre”. Ma il 7 giugno 1954 si suicidò. Un esame post mortem stabilì la causa del decesso nell’avvelenamento da cianuro di potassio.

“È banale e semplicistico presumere che, poiché condannato e poi sottoposto a al trattamento ormonale si sia tolto la vita a distanza di due anni dall’accaduto. Sono due cose solo casualmente correlate” ha detto al Times e al Sunday Times Cheltenham Literature Festival.

“Esaminando le prove documentali, è abbastanza chiaro che quando Alan ha interrotto il trattamento ormonale, l’umore è tornato normale, non era più depresso”.

Alan Turing realizzò la macchina Bomba inglese, uno dei principali metodi utilizzati per decodificare i messaggi cifrati tramite il cosiddetto sistema Enigma della Germania durante la seconda guerra mondiale.

All’epoca si pensava che Enigma fosse impenetrabile poiché il codice cambiava continuamente.
Ma Turing sviluppò un computer in grado di decifrare il codice più velocemente. I primi messaggi Enigma in tempo di guerra furono decodificati nel gennaio 1940.

Per il resto della guerra il codice Enigma continuò a essere decifrato regolarmente a Bletchley Park.
Il nipote, autore di “Reflections of Alan Turing” e altri libri sullo zio, sostiene che sul ruolo dello scienziato a Bletchley Park c’è stata una mitizzazione.

Ha spiegato che sono stati i decodificatori polacchi a fornire la base per la decifrazione di Enigma e che, a differenza di ciò che è stato raccontato in The Imitation Game, la creazione della macchina Bomba nel 1939 era “nelle mani degli ingegneri polacchi e fu consegnata a Bletchley Park nel 1940”.

Ha detto: “Non aveva funzionato molto bene, ma al momento della Battaglia d’Inghilterra avevano una versione modificata. “Il lavoro principale di Turing a Bletchley Park fu svolto nel 1939 prima che la Gran Bretagna fosse davvero in guerra”.

In The Imitation Game, Alan Turing inventa e realizza la prima macchina Bomba, il che è falso.
Come ha spiegato il nipote, i primi inventori della macchina Bomba furono un gruppo di crittoanalisti polacchi.

Alan Turing progettò una nuova macchina in grado di decifrare più velocemente il codice Enigma, cercando combinazioni di lettere ed escludendone altre che difficilmente avrebbero prodotto risultati.

Ha sviluppato la macchina, a quel punto migliorata, con l’aiuto del collega matematico Gordon Welchman, non menzionato nel film.

Quando un medico legale stabilì che Alan Turing era morto suicida, Dermot disse che suo padre John aveva creato un’immaginaria cospirazione per rassicurare la madre, Ethel, che il figlio Alan non si era tolto la vita.

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