Gesù Cristo, “come e quanto soffrì sulla croce”. Il “referto” della Sindone

Gesù Cristo, il "referto" della Sindone: "come e quanto soffrì sulla croce"
Gesù Cristo, il “referto” della Sindone: “come e quanto soffrì sulla croce” (in foto il Cristo morto del Mantegna)

ROMA – Gesù Cristo, il “referto” della Sindone: “come e quanto soffrì sulla croce”. Il Cristo immolato sulla croce che soffre pene indicibili e inumane offre con il suo sacrificio la salvezza eterna per ognuno di noi. Non per l’umanità, entità astratta, ma proprio per ognuno di noi. E’ la rivoluzione più profonda incarnata dal Cristianesimo: è la stessa dottrina cattolica, ci ricorda Antonio Socci su Libero, che giunge ad affermare la santità di ogni vita umana perché “agli occhi di Dio, la salvezza di un singolo essere umano vale più dell’intero creato”.

Ma quanto ha sofferto il Gesù “agnello sacrificale”? Come era ridotto il corpo del Nazareno dopo le devastanti trafitture, il giogo della croce, i chiodi, le percosse, il supplizio? La risposta, il “referto” sta in quel che la sacra Sindone ha da rivelarci. Due ricercatori medici e un ingegnere industriale hanno lavorato due anni sul sacro lenzuolo, approntando una disamina dettagliata e probante delle condizioni del corpo.

Le tante tumefazioni sul volto sono i segni dei pugni sopportati (con gli sputi e gli insulti) nelle fasi concitate dell’arresto. Però il naso rotto, l’occhio gonfio e i sopraccigli feriti (evidenti sulla Sindone) sono anche la traccia della bastonata in faccia subita da Gesù durante l’interrogatorio del Sinedrio (Gv 18, 22-23). Poi c’è quell’inedita macellazione dei 120 colpi di flagello romano (a tre punte) che gli hanno devastato tutto il corpo strappandogli la carne in più di trecento punti (un supplizio del tutto anomalo anche per i crocifissi). (Antonio Soci, Libero Quotidiano

Un capitolo importante riguarda gli effetti della traversa della croce trascinata sul Calvario: quei 50 chili sul collo gli avevano procurato, durante una delle cadute, una paralisi del braccio (che conferma il ricorso a Simone di Cirene che si carica la croce nell’ultimo tratto). Le mani furono bucate dai chiodi due volte per assicurarle al legno. “Il piede di destra aveva sia due chiodi che due inchiodature: era stato infilato un chiodo a metà piede per assicurare l’arto sulla trave, poi è stato infilato un altro chiodo lungo due centimetri per riuscire ad accavallare il calcagno del piede sinistro sulla caviglia del piede destro” dichiara Matteo Bevilacqua, direttore del reparto di Fisiopatologia Respiratoria dell’Ospedale di Padova.

Il “referto” della Sindone offre anche indizi sulla resurrezione. Il corpo è rimasto avvolto nel lenzuolo per non più di 40 ore e non sono riscontrati segni di trascinamento o di distacco della pelle dove le echimmosi si erano coagulate.

Uscì dal lenzuolo come passandovi attraverso. E con il misterioso sprigionarsi, dal corpo stesso, di una energia sconosciuta che ha fissato quell’immagine (tuttora senza spiegazione scientifica). Arnaud-Aaron Upinsky osservò che “la Sindone porta la prova di un fatto metafisico”. In effetti è la resurrezione di Gesù. Che ha sconfitto il male e la morte per ciascuno di noi. Uno per uno. E ci regala l’immortalità. (Antonio Socci, Libero Quotidiano)

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