Istat: l’Italia parla sempre più italiano. Dialetto? Anziani, Nord-Est, Sud e Isole

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 ottobre 2014 6:31 | Ultimo aggiornamento: 30 ottobre 2014 0:55
Istat: in Italia si parla sempre più italiano. Il dialetto? Anziani e meridionali

Istat: in Italia si parla sempre più italiano. Il dialetto? Anziani e meridionali

ROMA – L’italiano sta lentamente vincendo la sua guerra storica col dialetto: dal 1995 al 2012 è aumentata costantemente, di circa il 10%, la quota di italiani che preferisce la lingua ufficiale al vernacolo, in tutti e tre i momenti della vita: sia in famiglia, che con gli amici e gli estranei.

Più della metà degli italiani, il 53,2%, parla soltanto o in prevalenza in italiano quando è in famiglia. Nel 1995 era il 43,2%. Una percentuale che sale al 56,4% quando si è in compagnia degli amici e ad un ancora più netto 84,8% quando si ha a che fare con persone estranee: è questo il risultato del rapporto Istat – anno 2012 – sull’uso della lingua italiana, dei dialetti e delle altre lingue nel nostro Paese.

Uno studio condotto sui 23 milioni e 351 mila italiani che hanno dai 18 ai 74 anni, che dimostra come dal 1995 al 2012 la percentuale di chi usa per lo più l’italiano è costantemente aumentata.

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 Lingua italiana, dialetti e altre lingue – 27 ottobre 2014 – Testo integrale <<

Il dialetto arretra, ma resiste di più fra gli uomini, gli anziani, le persone a bassa scolarizzazione (licenza elementare o media) e i residenti al Sud e nelle Isole.

Ad usare il dialetto come prima lingua in famiglia sono 3 milioni 976 mila persone, cioè il 9% degli italiani fra i 18 e i 74 anni. Stessa percentuale di italiani parla in prevalenza dialetto con gli amici. Solo l’1,8% parla dialetto con gli estranei. Nel 1995 a parlare dialetto in famiglia era il 23,7%, con gli amici il 16,4%, con gli estranei il 6,3%.

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ETÀ. I giovani parlano sempre di più italiano, il dialetto è più diffuso fra gli anziani: l’uso prevalente dell’italiano decresce con l’aumentare dell’età a favore dell’uso esclusivo e combinato al dialetto. Per esempio, in famiglia a parlare più spesso italiano sono il 60,7% dei giovani di 18-24 anni contro il 41,6% dei 65-74enni.

SESSO. L’italiano è più usato dai giovani e anche dalle donne. Le “quote rosa” usano l’italiano più dei “maschietti” in famiglia (55,2% contro 51%) e con gli amici (60,9% contro 51,7%).

TITOLO DI STUDIO. Abbastanza scontato il rapporto fra livello di scolarizzazione e uso dell’italiano: a parità di età e di sesso, parla prevalentemente in dialetto 24,3% di chi ha la licenza elementare, mentre fra chi ha la laurea solo l’1,7% parla dialetto.

NORD, CENTRO, SUD E ISOLE. Restano, anche se molto attenuate rispetto al 1995, le differenze territoriali nell’uso dell’italiano e del dialetto. A parlare più in italiano è il Centro Italia, dove lo usa il 69,5% dei residenti.

Al Nord cambia molto fra Nord-Ovest (Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Liguria), dove il 66,9% parla prevalentemente in italiano, e il Nord-Est (Emilia-Romagna, Veneto, Trentino Alto-Adige, Friuli), dove la percentuale scende al 42,5%. Numero più o meno simile, 38,8%, si riscontra al Sud e nelle Isole.

Ma al Sud, dove prevale l’uso combinato del dialetto e dell’italiano (44,7%), c’è stato un significativo passo in avanti rispetto al 2006 (circa l’11% in più di uso esclusivo dell’italiano), meglio del Nord-Est dove in sei anni il 6,2% si è emancipato dal dialetto.

CLASSI SOCIALI. Studenti, dirigenti, professionisti e imprenditori usano quasi esclusivamente l’italiano. E si riducono le differenze con impiegati, operai, personale non qualificato.

Sono gli studenti a utilizzare di più l’italiano: sia in famiglia (il 69,7% dei casi rispetto al 59,2% degli occupati e al 44,8% dei ritirati dal lavoro) sia nelle relazioni con amici ed estranei.

Tra gli occupati, invece, l’uso esclusivo dell’italiano in famiglia è diffuso soprattutto tra i dirigenti, imprenditori e liberi professionisti (72,5%), tra direttivi, quadri e impiegati (62%) e meno tra il personale non qualificato (36,3%).

Nell’interazione con estranei, però, le differenze si riducono notevolmente: parla solo o prevalentemente italiano il 92,2% dei dirigenti, imprenditori e liberi professionisti e il 91,7% dei direttivi quadri e impiegati, mentre tra gli operai e il personale non qualificato le percentuali sono, rispettivamente, l’82,3% e l’81,4%.