Roma: è stato il Var o Florenzi? E Buffon tramonta…

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 7 marzo 2019 11:02 | Ultimo aggiornamento: 7 marzo 2019 11:02
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Roma: è stato il Var o Florenzi? E Buffon tramonta…

Il o la Var che dir si voglia, video assistant referee, se ci fosse stato avrebbe salvato le italiane, Roma e Juventus, dall’eliminazione dalla Champions. L’anno scorso però, quando l’assistente virtuale era in uso nella nostra serie A ma non in Europa. Quest’anno invece le italiane le ha condannate, o meglio gli italiani, perché la Juve il suo quarto lo deve ancora giocare ma, oltre alla Roma, anche l’ex capitano azzurro Buffon e il suo compagno Verratti sono da ieri sera fuori dall’Europa che conta. Fuori con il Var, sì, ma anche con l’aiuto, deciso, di Alessandro Florenzi e dello stesso Buffon. Di chi è allora la colpa, della tecnologia come dicono il presidente giallorosso Pallotta e Neymar, o di chi scende in campo e commette errori come quelli di ieri sera?

A differenza di quello che molti speravano e pochi credevano la tecnologia non ha eliminato le polemiche dal calcio. E in un certo senso verrebbe da dire ‘per fortuna’, che calcio sarebbe infatti quello orfano delle chiacchiere da bar? Non le ha eliminate in primis perché c’è sempre un arbitro, un uomo in quanto tale fallibile, a cui spetta la decisione ultima. Arbitro che può sbagliare anche con tutti gli aiuti del mondo. E poi perché la parzialità dei punti di vista, la lettura di un fallo o di un’azione da parte di un tifoso, non potrà mai essere obiettiva al cento per cento. Diventa quindi per questo quasi un esercizio filosofico capire dove siano e di chi siano le responsabilità del mercoledì nero di Roma e Psg.

Partendo da Oporto, dove il presidente Pallotta ha parlato di furto, il Var e l’arbitro turco ci hanno messo la zampino, vero. Il primo andando a rimettere in discussione un’azione che a velocità normale nessuno, nemmeno o quasi gli stessi giocatori portoghesi, avevano considerato dubbia. E il secondo scegliendo di non approfondire, nemmeno 5 minuti dopo, un’analoga situazione dubbia nell’area opposta. Incolpare il Var, guardando i fatti, diventa però oggettivamente riduttivo e ingiusto. In entrambe le due azioni decisive, i due review del secondo tempo supplementare, l’assistente virtuale ha infatti segnalato all’arbitro situazioni che aveva visto e lui, lui solo, ha scelto di rivederne una soltanto e di concedere in un caso il rigore e nell’altro no. Il Var quindi, come si dice, il suo l’ha fatto. Forse non l’ha fatto l’arbitro applicando un metro che a molti è sembrato diverso nei due casi. Ma chi certamente non l’ha fatto è stato il numero 24 della Roma, Alessandro Florenzi. Florenzi che a fine partita, in lacrime, veniva consolato da compagni e avversari. Testimonianza dell’infelicità della scelta di tirare la maglia in area di rigore, al 115esimo, ad un avversario che non sembrava in grado di rendersi pericoloso. E senza nemmeno l’attenuante della stanchezza dopo due ore di gara, visto che Florenzi era partito dalla panchina per entrare nel secondo tempo.

A Parigi invece il Var ha concesso un rigore forse meno netto di quello concesso al Porto, ma altrettanto pesante. Un rigore arrivato nei minuti di recupero e che ha spostato l’ago della qualificazione da Parigi a Manchester. In questo caso il Var ha giustamente richiamato l’arbitro che non era intervenuto e, anche qui, la decisione del penalty è stata solo del direttore di gara. Una decisione appunto meno netta visto che il difensore parigino era di spalle quando la palla ha colpito il suo braccio che non era nemmeno eccessivamente largo. Ma perché prendersela col Var? Il suo ruolo è quello di richiamare l’attenzione dell’arbitro su situazioni di gioco non viste o non chiare. E questo ha fatto. Nulla di più e nulla di meno. A Parigi come ad Oporto c’è però dell’altro. Altro che nel caso dei francesi si chiama Gigi Buffon. Il rigore pesantissimo e decisivo concesso allo United era infatti tale perché il risultato era di 1-2. E quel 2 era stato un regalo proprio di Buffon che con una papera aveva mandato in porta Lukaku. Non a caso i giornali transalpini danno all’ex portiere azzurro un 2 in pagella.