Omicidio Marta Russo: quando, Scattone e Ferraro, il processo. Su Rai 2 “Marta. Il delitto della Sapienza”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 Ottobre 2021 20:00 | Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre 2021 12:18

Omicidio Marta Russo: quando, Scattone e Ferraro… Va in onda stasera su Rai2 in prima serata il docu-film “Marta – il delitto della Sapienza“. Un racconto attraverso le pagine dei diari della studentess, ritrovati dalla sorella Tiziana a distanza di alcuni anni dall’omicidio.

Omicidio Marta Russo: quando, Scattone e Ferraro…

Un documentario per “raccontare al mondo la vita di Marta Russo e non più solo la sua morte” dice la sorella.

“E’ un documentario che nasce dalla sfida di partire da un atto dolente come la morte per raccontare la vita, invece di seguire il solito binario crime”, spiega il regista Manetti nel corso della conferenza stampa di presentazione.

La vicenda condusse a uno dei processi più controversi e mediatizzati della fine del secolo scorso in Italia. Una girandola di sentenze, la difficoltà di provare con assoluta certezza le responsabilità di assassini senza movente.

Il verdetto: la condanna a Scattone e Ferraro

Giovanni Scattone fu condannato il 15 dicembre del 2003 con sentenza definitiva dalla Cassazione a cinque anni e quattro mesi di reclusione per omicidio colposo . La vittima era Marta Russo, la studentessa della Sapienza colpita alla testa da un proiettile mentre camminava nei vialetti dell’Università con un’amica.

Il colpo era arrivato dall’alto, da una finestra dell’Aula 6 a Giurisprudenza della Sapienza, il 9 maggio 1997. La ragazza resterà 5 giorni in rianimazione prima di arrendersi.

Il 15 dicembre del 2003, sei anni dopo l’omicidio, il giorno della decisione definitiva, del verdetto finale dei Supremi giudici.

Marta Russo stroncata da proiettile sparato dall’Aula 6

Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro, giovani assistenti di Filosofia del Diritto, sono giudicati colpevoli. Colpevoli di aver ucciso Marta Russo. Di avere stroncato la vita della studentessa di 22 anni che in un giorno di maggio del ’97 passeggiava serena per i viali dell’Università di Roma, vittima designata di un gioco assurdo e mortale. L’esito, prevedibile, di una specie di ricerca ed esercizio de delitto perfetto.

Scattone, responsabile di aver sparato, finì subito in carcere, in una cella di Rebibbia, poche ore dopo il verdetto della Cassazione. Ferraro, invece, restò in libertà perché il suo residuo pena era inferiore a tre anni.

La loro colpevolezza l’ha decisa definitivamente la Cassazione: mettendo una parola fine ad una vicenda giudiziaria tra le più lunghe e controverse.

Processo Marta Russo: ribaltoni e colpi di scena

Ma non rinunciando all’ennesimo, piccolo, colpo di scena. I giudici della Suprema Corte hanno condannato sì Scattone e Ferraro ma riducendo le pene.

A cinque anni e quattro mesi per il primo, a quattro anni e due mesi per il secondo. L’ex usciere dell’Istituto di Filosofia del Diritto, Francesco Liparota è’ stato assolto dall’accusa di favoreggiamento.

Gli è stato riconosciuto il favoreggiamento personale: ha visto quello che succedeva nell’aula 6 ma non ha ritenuto riferirlo e facendo così ha agito ”in stato di necessità”.

Da quel verdetto, per arrivare alla parola ”fine” scritta in Cassazione, ci sono voluti un altro pronunciamento della Suprema Corte e altri due processi di secondo grado.

Entrambe le sentenze della Corte d’Assise d’Appello condannarono Scattone, Ferraro e Liparota. In mezzo ai due processi, dove le parti si sono combattute soprattutto a suon di perizie, ci fu un
clamoroso annullamento della Cassazione per manifesta illogicità della prima sentenza di secondo grado.