Sanremo, il caso Rula Jebreal: “Io esclusa per attacchi di persone vicine a Salvini”

di Daniela Lauria
Pubblicato il 7 Gennaio 2020 9:22 | Ultimo aggiornamento: 7 Gennaio 2020 9:22
Sanremo, il caso Rula Jebreal: "Io esclusa per attacchi di persone vicine a Salvini"

Rula Jebreal (Foto Ansa)

SANREMO – Amadeus l’avrebbe voluta accanto a sé sul palco dell’Ariston per parlare di violenza sulle donne. Ma alla fine Rula Jebreal non sarà al Festival di Sanremo. “Qualcuno – ha spiegato la stessa giornalista in una intervista a Repubblica – si è spaventato che venisse offerta una ribalta a italiani nuovi, a persone diverse come me che appartengono a un’Italia inclusiva, tollerante, aperta al mondo, impegnata in missioni di dialogo e di pace”.

La giornalista con doppia cittadinanza, israeliana e italiana, nata ad Haifa nel 1973 e arrivata a Bologna grazie a una borsa di studio all’età di 19 anni per seguire un corso di laurea in Fisioterapia, afferma di essere stata esclusa in seguito ad “attacchi partiti da persone vicine a Matteo Salvini”. L’invito della Rai a farsi da parte è arrivato “sabato scorso, mi hanno telefonato pregandomi di fare io il passo, di rinunciare spontaneamente. Mi sono rifiutata. Gli ho mandato un messaggio scritto: se volete censurarmi dovete essere voi ad assumervene la responsabilità”.

“In Rai c’è un brutto clima – aggiunge – Trasmettono un’immagine chiusa, vecchia dell’Italia. Cosa vuol dire essere italiani? Avere tutti la pelle dello stesso colore e le stesse idee? L’Italia che noi sogniamo per i nostri figli è un paese collegato al resto del mondo. È un’Italia in cui c’è posto per Salvini ma anche per Liliana Segre e, se permettete, per Rula Jebreal”.

Poi la giornalista, che da dieci anni vive negli Stati Uniti ma mantiene forti legami con l’Italia, sottolinea che in passato ha “solidarizzato con Giorgia Meloni quando ha subito insulti misogini. Non vorrei che donne prestigiose e testimoni di violenza si sentissero allontanate dalle nostre manifestazioni più importanti”, prosegue. 

Al Festival “avrei fatto un monologo sulla violenza contro le donne. Sanremo sarebbe stata un’occasione ideale di apertura al mondo su tematiche che non sono né di destra né di sinistra”. “Mia madre – spiega – si è suicidata dopo aver subito uno stupro. Penso sempre a lei quando visito i paesi in guerra. Sono stata la prima donna inviata dal New York Times in Siria dopo lo scoppio del conflitto”.

Ad invitarla personalmente era stato il direttore artistico “sinceramente impegnato a mettere al centro del palco dell’Ariston, oltre alle canzoni, anche una questione drammatica come la violenza sulle donne”. Ma “Amadeus non ha nessuna colpa – precisa – Mi auguro che riesca a portare avanti il suo bellissimo progetto”. Quanto a sé stessa, “chiedo solo di essere giudicata per il mio lavoro, è troppo?”, conclude.

Fonte: Repubblica