Isis, donne velate con l’Ak-47 a tracolla: la vita quotidiana a Raqqa (Siria)

Pubblicato il 25 settembre 2014 12:35 | Ultimo aggiornamento: 25 settembre 2014 13:39
Isis, donne velate con l'Ak-47 a tracolla

Isis, donne velate con l’Ak-47 a tracolla

RAQQA (SIRIA) – Donne velate che girano per la città con l’Ak-47 a tracolla. Un filmato eccezionale diffuso dall’emittente francese France2, mostra la vita quotidiana a Raqqa in Siria, una città in mano allo Stato Islamico dell’isis. Le immagini sono state riprese di nascosto, con una telecamera sistemata sotto il velo.

L’autrice del reportage è una donna la cui identità resta per ora anonima, che per filmare questo documento eccezionale ha rischiato la vita. Il video mostra quello che succede all’interno dei territori controllati dal Califfato: le vie sono affollate di uomini e donne armate.

Il Giornale descrive quello che si vede nel filmato:

“Una donna velata dalla testa ai piedi, porta il suo bimbo al parco giochi con un Ak-47. In un internet cafè altre donne, forse francesi, parlano via Facebook con le loro famiglie e spiegano di non avere alcuna intenzione di tornare in patria: “Non mi sono presa dei rischi venendo qui per poi tornare in Francia. Non voglio tornare perché qui sto bene, in tv esagerano tutto”, dice una delle donne parlando al computer”.

“In un’altra scena si vedono alcuni uomini che fermano l’autrice del reportage rimproverandola perché cammina in pubblico senza essere “adeguatamente coperta” (il velo che le nasconde il volto si è abbassato di pochi centimetri). Quando la donna si scusa, i miliziani si allontanano ammonendo minacciosi: “Dio ama le donne che si coprono” Nei territori siriani e iracheni occupati da Isis si stima che ci siano almeno 150 donne francesi. La scelta di chi parte per il Medio Oriente, però, non può e non deve alimentare illusioni su quella che è la realtà.”

“Le donne riprese in questo video potrebbero pensare che verranno rispettate e che sarà loro permesso di vivere liberamente – spiega il responsabile della Campagna per la Siria di Amnesty International Uk, Kristyan Benedict – ma con ogni probabilità esse verranno sottoposte a severe discriminazioni e, nel peggiore dei casi, potrebbero venire rapite, violentate e uccise”.