Clima, è l’uomo che lo cambia. Rapporto Ipcc conferma: “Riscaldiamo il pianeta”

di Veronica Nicosia
Pubblicato il 26 settembre 2013 11:21 | Ultimo aggiornamento: 26 settembre 2013 13:11
Clima, è l'uomo che lo cambia. Rapporto Ipcc conferma: "Riscaldiamo il pianeta"

Un grafico del rapporto Ipcc sul clima

ROMA – L’uomo è la causa principale del surriscaldamento globale e dei cambiamenti climatici. Questa la risposta del quinto rapporto sul clima dell’Intergovernmental Panel on Climate Change, Ipcc, che da lunedì 30 settembre sarà presentato a Stoccolma. Il testo elaborato da 831 scienziati di tutto il mondo, spiega Luca Mercalli su La Stampa, dopo 5 anni di ricerche scientifiche e revisioni sembra confermare il ruolo principale del’uomo nel riscaldamento del pianeta.

Mercalli spiega su La Stampa:

“E proprio qui sta la notizia: in cinque anni di febbrile ricerca scientifica, di nuove simulazioni con i supercomputer più potenti al mondo, di verifiche metodologiche rigorose, incluso il vaglio delle obiezioni «scettiche», la risposta è che il clima si sta proprio riscaldando per effetto delle attività umane, e che la situazione peggiorerà nei prossimi decenni in ragione delle scelte politiche ed economiche che si faranno o non si faranno ora”.

Qin Dahe, accademico cinese, ha dichiarato alla plenaria dell’Ipcc:

“«L’evidenza scientifica del cambiamento climatico antropogenico si è andata consolidando anno dopo anno, lasciando sempre meno incertezze quanto alle gravi conseguenze della mancata azione»”.

Nonostante molti ancora neghino il ruolo dell’uomo nei cambiamenti climatici o si dicano scettici, il rapporto Ipcc sembra fugare i dubbi:

“Anamnesi, sintomi, diagnosi e prognosi sono ormai ampiamente documentate da oltre 9.200 pubblicazioni. La scienza ha fatto tutto ciò che doveva e continuerà a farlo, affinando, precisando, migliorando la qualità degli scenari e il monitoraggio dei dati ambientali. Ma ora la volontà di attuare la cura è culturale: attiene alla psicologia sociale, alla sociologia, all’informazione, che devono formare una consapevolezza collettiva su una delle maggiori sfide che la nostra specie si trovi a fronteggiare, e poi alla politica, che deve agire rapidamente ed efficacemente sulla riduzione delle emissioni climalteranti e sull’uscita dal paradigma economico predatorio delle risorse naturali”.

L’importanza di una corretta informazione è stata poi ribadita da Lena Ek, ministro dell’ambiente svedese, un paese che ha ridotto le emissioni del 20% dal 1990 nonostante la crescita del Pil del 60%  e che punta ad azzerarle entro il 2050:

“La grande sfida è veicolare il messaggio di urgenza al pubblico. Se la gente è convinta, i politici seguiranno”.