Alto Adige. Il Giornale piange il tricolore, dimentica Berlusconi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 settembre 2013 13:57 | Ultimo aggiornamento: 27 settembre 2013 13:57
Alto Adige. Il Giornale piange il tricolore, dimentica Berlusconi

Alto Adige. Il Giornale piange il tricolore, dimentica Berlusconi

ROMA – Alto Adige. Il Giornale piange il tricolore, dimentica Berlusconi. Cadono pezzi di italianità, aerei, i telefoni, nomi, bandiera: segue sterile piagnisteo su Telecom-Alitalia, silenzio da cattiva coscienza per i toponimi italiani sacrificati in Alto Adige, dove i le cime storiche, le vallate subiscono la revisione anagrafica coatta, dove la Provincia di Bolzano ammaina a maggioranza il tricolore dai rifugi alpini. In nome del Sud Tirolo, ex Italia. La germanizzazione procede nel silenzio indifferente di Roma, Cristiano Gatti su Il Giornale registra con sconforto il passaggio politico in atto, alla fine della legislatura provinciale, dell’addio del monarca della Volkspartei Durnwalder, dell’imbarazzo di chi, dal Governo, ne ha assecondato le pretese autonomiste.

In questa-fantastica-fetta d’Ita­lia, essere italiani diventa ogni giorno più eroico. […] Stupenda la re­gola del gioco che vale solo qui: ad ogni censimento, i cittadini so­no chiamati anche a scegliere in quale “gruppo linguistico“entra­re (vietato parlare di etnia, ma è questa la sostanza). Nell’ultimo del 2011, su una popolazione di 504.643 individui, il 70 per cento risulta di lingua tedesca e il 26 ita­liana ( i restanti sono ladini). Non è una folkloristica divisione da pa­lio delle contrade: essere di un gruppo o dell’altro significa ave­re la vita facile o difficile, perché case, lavoro, scuole vengono spartiti in base alle percentuali. Con simili meccanismi, sempre più gente vuole essere tedesca e sempre meno gente vuole essere italiana, alla faccia di quella dove­rosa italianizzazione dell’Alto Adige sempre raccontata a Ro­ma. Ma mentre nella capitale d’Italia se la raccontano,qui pro­cedono come panzer a liberarsi di tutto il fastidioso ciarpame ita­liano. Stracciato il tricolore, non resta praticamente più nulla.

Oggi si può registrare la flebile reazione del ministro Del Rio, proprio l’ultimo, dal Governo a trovare un’intesa, tutta in perdita, che avviava la rivoluzione toponomastica. Si può perfino irriderne l’imbarazzo, specie quando denuncia lo sfregio alla bandiera vantandosi di esser nato a Reggio Emilia, madre del tricolore. Dimentica, Cristiano Gatti, di menzionare Silvio Berlusconi.

Senza fanfare, per non urtare la residua sensibilità italiana in Alto Adige, perché non è il massimo del patriottismo assicurarsi voti decisivi per il governo nazionale traballante svendendo pezzi di dignità italiana, nel 2010 il ministro Raffaele Fitto siglò un’intesa con  il presidente della Provincia di Bolzano Durnwalder (“Alto Adige, da Raffaele Fitto (Berlusconi) a Delrio (Letta) la memoria tradita“).

La questione dei cartelli sui sentieri di montagna era una cosa seria. Durnwalder era arrivato a minacce tanto generiche quanto irresponsabili dopo l’ultimatum del governo per la rimozione dei cartelli scritti solo in lingua tedesca (“Se venisse qualcuno a rimuoverli potrebbe finire male“). L’intesa lasciava impregiudicata la competenza legislativa della Provincia di Bolzano e del Consiglio sulla toponomastica, “che ovviamente non è oggetto di questo accordo”, specificava Durnwalder. E, infatti, anche cambiando l’interlocutore a Palazzo Chigi, la Provincia di Bolzano approva la mozione del bando al tricolore dei separatisti di Eva Klotz, ultimo atto del regno di Durnwalder.