Lagarde e Von der Leyen, condanne, favoritismi, brutte ombre: esser donne non basta…

di Caterina Galloni
Pubblicato il 3 luglio 2019 15:39 | Ultimo aggiornamento: 5 luglio 2019 13:05
Lagarde e Von der Leyen, condanne, favoritismi, brutte ombre: esser donne non basta...

Lagarde e Von der Leyen, condanne, favoritismi, brutte ombre: esser donne non basta…

ROMA – Christine Lagarde e Ursula von der Leyen: chi sono davvero le due donne che dovrebbero sostituire Mario Draghi e Jean-Claude Juncker alla presidenza della Banca Centrale Europea e della Commissione rispettivamente?

La loro designazione ha scatenato l’entusiasmo delle povere femministe e fiancheggiatori acritici. Il fatto che siano donne è dirimente. Ma basta? Tremano di emozione i giornali europei e italiani. E indubbiamente ci sono anche riflessi positivi. Non perché sono donne, certo. Christine Lagarde è certo meglio di un falco tedesco alla guida della Banca europea. E la scelta della von der Leyen (nobile non per nascita ma per matrimonio, con un marito con cui ha fatto 7 figli, e quel der fra il von e il cognome segna un gradino di aristocrazia in più) a qualcuno può anche apparire come l’ultimo trionfo dell’astuzia politica e non solo di Angela Merkel, che ha mandato a bruciarsi candidati di bandiera per poi imporre, pur astenendosi, la sua favorita.

Favorita davvero? Così recita la vulgata. Ma se avrete la pazienza di arrivare in fondo a questo articolo, forse la mossa della Merkel vi apparirà in una luce ancora diversa. Ha spostato a Bruxelles, dove si possono fare meno danni che in Germania, un personaggio che stava diventando imbarazzante per il partito democristiano tedesco.

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Grosse nubi incombono sulle bien coifée testoline delle due signore, per fatti che, modestamente, in Italia avrebbero e hanno stroncato la carriera a ben altri calibri di donne e di uomini. Almeno un passaggio ai domiciliari non sarebbe stato loro negato, lo sputtanamento di verbali e intercettazioni le avrebbe matate.

Invece, come ricorda Repubblica pur in mezzo al panegirico, Christine Lagarde “ha avuto un percorso in continua ascesa con una sola, unica ombra, ovvero l’inchiesta sul maxi risarcimento versato dallo Stato a Bernard Tapie. È stata Lagarde, infatti, da ministro dell’Economia, nel luglio 2008, ad affidare a un arbitrato extragiudiziale l’ultima parola sul contenzioso tra il discusso imprenditore francese e l’ente pubblico incaricato di gestire la liquidazione del Crédit Lyonnais relativo alla cessione di Adidas. Nel 2016 i giudici francesi l’hanno dichiarata colpevole di “negligenza” senza però applicare la pena.

Mancano due dati essenziali: la cifra in ballo regalata a Tapie, 405 milioni di euro; la motivazione in base alla quale i giudici francesi non le hanno applicato pena alcuna. Come ricorda con evidenti imbarazzo e perplessità Le Monde, la Lagarde rischiava un anno di carcere e 15 mila euro di multa. Ma per la Corte di giustizia francese, la “personalità” e la sua “reputazione internazionale”, unite al fatto che all’epoca del verdetto, nel 2016, già a capo del Fmi, la Lagarde lottasse contro la “crisi finanziaria internazionale”, imposero clemenza e nessuna pena fu irrogata.

A Ursula von der Leyen si dedica Politico, edizione europea. Laureata in Economia e in Medicina, un passaggio a Stanford, Von der Leyen non ha mai lavorato per l’Ue e ha scoperto la politica a 32 anni di età ma è cresciuta proprio a Brussels. Ernst Albrecht, suo padre, prima di tornare in Germania dove ha intrapreso la carriera nella politica regionale ha lavorato per la Comunità europea del carbone e dell’acciaio e la Comunità Economica Europea, precursori dell’Ue. Nel 1976 è stato eletto premier della Bassa Sassonia, carica che ha mantenuto fino al 1990.

Fu allora che la figlia entrò in politica. Cursus honorum prima in Bassa Sassonia, poi a Berlino (nel 2005) come ministro della Famiglia, del Lavoro e (nel 2013) della Difesa. In Germania la considerano un fallimento come ministro della Difesa. Ma quel che è più grave è la sua situazione personale.

A parte un’ombra sulla sua tesi di laurea, vizietto comune a più di un politico tedesco, secondo Politico “Il perenne sentore di scandalo che circondano lei e il ministero ha eroso i voti degli elettori”, al punto che dall’essere “un tempo uno dei politici più popolari della Germania, lo scorso anno è uscita dalla top ten”.  

Nel dettaglio: “Il ministero di Von der Leyen affronta un’indagine su presunte irregolarità riguardanti l’utilizzo di consulenti esterni, tra cui Accenture e McKinsey”. “Il Bundestag, il parlamento tedesco, attualmente sulla questione sta tenendo delle audizioni, comprese le accuse secondo cui l’ufficio di von der Leyen ha aggirato le norme sugli appalti pubblici con la concessione di contratti per milioni di euro alle imprese. Le audizioni di testimoni chiave sembrano confermare i sospetti di una corruzione sistematica nel ministero”.

“Von der Leyen è inoltre sotto accusa per aver accettato di ristrutturare la Gorch Fock, nave scuola della Marina tedesca battezzata nel 1958, il cui costo è stato circa 10 volte in più di quanto inizialmente previsto”. Poi vengono le critiche alla sua conduzione ministeriale. “Le condizioni della Bundeswehr sono catastrofiche”, ha scritto la scorsa settimana Rupert Scholz, ex ministro della Difesa nel governo Helmut Kohl. “Non c’è abbastanza personale né materiale”, ha concluso Hans-Peter Bartels, deputato socialdemocratico incaricato di monitorare la Bundeswehr per il Parlamento, in un rapporto pubblicato alla fine di gennaio. “Le truppe sono lungi dall’essere completamente equipaggiate.”

Nota Politico che “sistemare l’esercito tedesco, privato per anni di risorse dopo la fine della Guerra Fredda, è stato un compito titanico. Von der Leyen ha fatto ricadere la colpa di molti dei problemi che affliggono le forze armate sui suoi predecessori. Ma ora, al quinto anno come ministro non può più puntare il dito”. 

Il suo più grande fallimento al ministero potrebbe essere stato quello di non aver ottenuto il favore del corpo degli ufficiali e delle truppe. In un universo dominato dagli uomini, in quanto donna il compito di von der Leyen non sarebbe mai stato facile. Ma Roberta Pinotti, per anni ministro della Difesa italiano, ha dimostrato che una donna ben attrezzata culturalmente e politicamente può cavarsela egregiamente nel ruolo.

Invece, attuali e precedenti collaboratori descrivono lo stile di gestione come distante e sulla difensiva. Al ministero si è circondata di un piccolo gruppo di assistenti che hanno mantenuto uno stretto controllo sulla circolazione delle informazioni. Molte interazioni con le truppe erano sotto forma di servizi fotografici, che spesso mostravano il ministro in pose teatrali accanto alle attrezzature militari.

Nel 2017, dopo la scoperta di un estremista di destra nei ranghi, ha offeso pubblicamente molti membri in servizio dicendo che la Bundeswehr soffriva di una “leadership debole a vari livelli”. Episodi che avevano dato la stura a critiche sulla von der Leyen per il fatto che fosse più interessata alla propria immagine che a sostenere le truppe.

Conclude Politico: questa è solo una delle ragioni per cui il suo partito sarebbe più che felice di vederla andare a Bruxelles”.