Rai nel turbine del Cambiamento: la storia è sempre quella, Travaglio ci dà le ultime notizie

di Marco Benedetto
Pubblicato il 21 giugno 2018 10:01 | Ultimo aggiornamento: 21 giugno 2018 10:01
Rai nel turbine del Cambiamento: la storia è sempre quella, Travaglio ci dà le ultime notizie

Rai nel turbine del Cambiamento: la storia è sempre quella, Travaglio ci dà le ultime notizie

Rai nel turbine del  Governo del Cambiamento. Ci sono dei passaggi esilaranti [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] nell’articolo che Marco Travaglio ha pubblicato sul Fatto quotidiano di cui è direttore, col titolo “Operazione lavatrice”.

Chi ha seguito nei decenni l’evoluzione della Rai da tutta democristiana a quello che è oggi, ne ha viste e sentite di tutti i colori. Per questo stimo e rispetto Bruno Vespa, col quale non mi rivolgo la parola da più di 10 anni, per la sua coerenza e per il martirio cui lo sottoposero i colleghi al primo cambio di regime, con la Rai dei Professori. Quell’anno, credo il 1993, alla festa degli auguri di Natale, tutti i colleghi che in passato gli scodinzolavano attorno, lo lasciarono solo in un angolo, appestato. Vespa aveva detto che, da buon dipendente, seguiva la linea dell’azionista di riferimento della Rai, cioè, fino ad allora, la Democrazia Cristiana. Lo assalirono, verbalmente, anzi lo manganellarono, quelli che, caduta la Dc, si apprestavano a seguire i nuovi azionisti di riferimento. Di questi uno venne un giorno nel mio ufficio a Repubblica dicendo: “Walter [Veltroni] mi vuole come autore in Rai…”.

In passato, quando ero all’Ufficio stampa della Fiat, fui molestato per mesi da un redattore della Rai di Torino che voleva diventare l’uomo della Fiat in Rai. Tutte le caselle erano occupate, aveva pensato che l’azienda dominante a Torino e nel Paese valesse almeno quando il Psdi. Ne respinsi le avances. Non avrei saputo cosa farmene di un uomo Fiat in Rai a Torino.

Ugo Zatterin, che fu direttore del Tg2 a metà degli anni ’80, mi confidava: “Vengono da me i giovani giornalisti a chiedermi consiglio su quale partito scegliere per fare carriera”.

Siamo a un nuovo cambio di regime. Travaglio lo fotografa con lucidità e senso dello humor. Carlo Luna, su Blitz, lo ha candidato a direttore generale della Rai in era grillina. Ha il profilo giusto, lo stesso tracciato da Travaglio:  brava gente, gente perbene, senza tessere…

Travaglio pende un po’ tanto dalla parte dei grillini e quasi si rammarica della loro assenza dalle cose Rai. Probabilmente, penso, a parte mandarci tutti a fare in quel posto là e fomentare l’odio sociale, non ne capiscono molto. L’esperienza di Fico alla Commissione di vigilanza è stata abbastanza deludente, a dire il vero.

Travaglio constata:

“Dei 5Stelle non sanno chi chiamare: mezzibusti grillini non se ne conoscono e Freccero, indicato in Cda dal M5S, non risponde a ordini (e manco ne riceve). Quindi passano da un Matteo all’altro e si buttano tutti sulla Lega”.

E qui la parte più esilarante dell’articolo:

“Salvini, immemore del contratto di governo che promette una Rai senza partiti, ha già detto che questi tg non gli piacciono. E in effetti sono tutti renziani e fanno pure ribrezzo, ma definirli “come quelli degli anni 20 e 30” è un po’ eccessivo: anche perché negli anni 20 e 30 la televisione non era stata ancora inventata.

“Si racconta che il problema di Elisa Isoardi, in piena crisi mistica, non sia che posta su Instagram preghiere alla Madonna: è che si crede lei stessa la Madonna, perché non era mai stata così salutata, osannata e santificata in vita sua. Si narra financo che il direttore già renzianissimo di un tg, non proprio il primo, si sia fatto presentare a Salvini da un autore della Isoardi.

“Ed è tutto un cercare zie, cugini, cognati, conoscenti, parrucchiere, truccatrici della First Sciura per avere un contatto, e magari un contratto. Non vale più neppure la regola del fu bipolarismo, raccontata a suo tempo da Francesco Storace, che dalla Vigilanza ne aveva viste tante: quella dei mezzibusti che conservavano e all’occorrenza esibivano la foto di un nonno fascista alla marcia su Roma e quella dell’altro nonno (o forse era sempre lo stesso) partigiano rosso al collo”.