Coronavirus: cene, pallone e lavoro. Cosa ha fatto negli ultimi giorni il 38enne di Codogno

di redazione Blitz
Pubblicato il 21 Febbraio 2020 11:13 | Ultimo aggiornamento: 21 Febbraio 2020 11:13
Coronavirus: cene, pallone e lavoro. Cosa ha fatto negli ultimi giorni il 38enne di Codogno

Coronavirus: cene, pallone e lavoro. Gli ultimi giorni del 38enne di Codogno (Foto archivio Ansa)

ROMA – È andato a correre e poi al lavoro, ha giocato a pallone e ha preso parte a tre cene. Questo è quello che ha fatto negli ultimi 4 giorni il 38enne di Codogno ricoverato in prognosi riservata con il Coronavirus. 

Secondo quanto ricostruito dai medici, che da giovedì lo hanno in cura, l’uomo, che lavora per la multinazionale Unilever di Casalpusterlengo, potrebbe essere stato contagiato da un collega asintomatico rientrato dalla Cina: quasi sicuramente era positivo senza saperlo, non mostrando sintomi come febbre o tosse. I due si sono incontrati ad una cena tra gennaio e febbraio.

I medici stanno inoltre cercando di ricostruire cosa abbia fatto e chi abbia incontrato in questi ultimi giorni la moglie, anche lei contagiata. Al momento sembrerebbe però aver avuto meno contatti del marito. 

Contagiata anche una terza persona che si è presentata spontaneamente in un ospedale con sintomi di polmonite e che ha avuto dei contatti con il 38/enne. Mentre il collega rientrato dal Cina – il possibile paziente zero – è stato accompagnato al Sacco di Milano dove si trova in isolamento.

L’assessore alla Sanità della Regione Lombardia, Giulio Gallera, ha spiegato che “sono stati già effettuati tutti gli accertamenti diagnostici necessari sui medici, gli infermieri e i pazienti dell’ospedale di Codogno dove si è presentato il paziente risultato positivo al Coronavirus. Abbiamo tutti i tamponi pronti. Sono già stati messi tutti in isolamento o chiamati a stare in isolamento al loro domicilio. La moglie, i genitori”.

Intanto, gli ingressi all’ospedale di Codogno sono completamente sbarrati al pubblico. Le persone che alla spicciolata arrivano perché avevano fissato appuntamenti per eseguire visite o esami, non vengono fatte passare e le si invita a cancellare l’appuntamento per riprenderlo successivamente.

L’immunologo Roberto Burioni lancia un appello dopo l’ultimo caso: “Chi torna dalla Cina – – scrive su Facebook – deve stare in quarantena. Senza eccezioni. Spero che i politici lo capiscano perché le conseguenze di un errore sarebbero irreparabili”.

Fonte: Ansa