Coronavirus. Scudo penale per i medici. Ora eroi, poi gli facciamo causa

di Riccardo Galli
Pubblicato il 3 Aprile 2020 10:59 | Ultimo aggiornamento: 3 Aprile 2020 10:59
Coronavirus e avvocati. Scudo penale per i medici. Ora eroi, poi gli facciamo causa

Coronavirus. Scudo penale per i medici. Ora eroi, poi gli facciamo causa (Foto d’archivio Ansa)

ROMA – Coronavirus. Scudo penale per i medici. E per gli infermieri e per i rianimatori, anestesisti, addetti alle ambulanze e per chiunque abbia operato e stia operando nelle strutture sanitarie, a partire dagli ospedali. Dice che a scudo penale il governo stia pensando e provvedendo nel prossimo Decreto. Sarà bene che sia così e sarà bene che lo scudo sia ampio e forte e non esitante, cavilloso, capzioso. Che non sia scudo di cartone.

Perché forte quanto ignobile è l’aggressione già in agguato per medici e personale sanitario. Forte anche di una lunga tradizione e consolidata pratica. Sono ormai molti anni che, in nome di una spesso presunta malasanità imperante, ci si prova. Ci si prova a far cosa? A far soldi facendo causa al medico o all’ospedale. Si fa causa quasi a prescindere, motivo della causa molto spesso è solo che guarigione non è arrivata.

Alla base c’è una cultura distorta secondo la quale guarigione è o diritto inalienabile o merce acquistabile. Cultura di una umanità ignara di cosa sia medicina e cullata da decenni di ottima sanità e pubblica salute. Su questa base hanno poi lavorato a lungo e in profondità società e gruppi, team di avvocati e altri professionisti che hanno fatto del far causa a medici e ospedali la loro attività principale.

Da anni c’è chi invita a far causa, tramite pubblicità e raccolta clienti. La formula è quasi sempre: fai causa, non costa un euro, pensiamo noi a tutto, ci paghi con una quota del risarcimento. Con questa formula, la pesca dei clienti deve essere a strascico e la causa da intentare deve essere a prescindere, a prescindere dai fatti.

Infatti il 90 e passa per cento di queste cause intentate finisce senza colpa medica e senza risarcimento perché nulla c’era da risarcire. Ma questo ha indotto da tempo medici e ospedali alla cosiddetta medicina preventiva-difensiva. I medici prescrivono tutti gli esami possibili e immaginabili per mettersi al sicuro dalla capziosità delle cause che possono venire.

Risultato: gran spreco di risorse, di soldi della sanità pubblica (a proposito di tagli alla Sanità, questi tagli fatti per colpa dell’aggressione a medici e ospedali nessuno li ricorda). Non solo, medici e ospedali spendono non poco in assicurazioni professionali, assicurazioni per difendersi appunto dall’attacco per via di cause risarcitorie nella gran parte pretestuose.

Questo avviene regolarmente e questo avveniva prima di coronavirus. Avviene e avveniva anche quando i morti in corsia erano quelli della normalità demografica e sanitaria. Ora che i morti sono tanti, ora che medici e infermieri e ospedali da settimane e settimane operano in emergenza, in fretta e senza garanzie neanche per se stessi, ora il piatto si è fatto ricco appetitoso per chi vuole fare soldi facendo causa a medici e ospedali.

Ora sarà facile trovare scavando, rovistando nel dolore dei parenti, la rabbia e la stizza perché al proprio caro defunto un medico o un ospedale ha negato l’immortalità. Ora sarà facile indurre il grido accusatorio: l’hai infettato tu, l’avete infettato voi…Il ramo di attività delle cause a chi non ti ha guarito o tenuto in vita ora si allarga e infatti non mancano gruppi di avvocati già al lavoro. L’Ordine degli avvocati ha condannato. Ma…gli affari sono affari.

Quindi lo scudo penale urge e urge sia molto robusto. Deve essere una sorta di sospensione, cancellazione di responsabilità penale e civile per il periodo dell’epidemia. Deve essere qualcosa che impedisca di fare qualcosa che piace tanto agli italiani: fare i conti, regolare i conti dopo. Deve essere qualcosa in cui nemmeno la magistratura possa infilarsi dopo, a posteriori.

Deve essere lo scudo penale per medici e ospedali e infermieri e tutti gli operatori sanitari qualcosa che ci metta al riparo da noi stessi. Già, da noi stessi. Noi che oggi li chiamiamo eroi, li intervistiamo come nostri soldati al fronte, li invitiamo in tv come i migliori tra noi, li salutiamo e applaudiamo come quelli che ci salvano, li raccontiamo come quelli che tengono la mano ai nostri vecchi per non farli morire proprio in totale solitudine, li omaggiamo come quelli che si ammalano e muoiono anche per noi. Noi, gli stessi che domani siamo pronti a fargli causa per non averci garantito l’immunità e l’immortalità.