Cosimo Balsamo: era il capo della banda dei tir, ha ucciso i due presunti complici

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 aprile 2018 10:36 | Ultimo aggiornamento: 5 aprile 2018 11:20
La vendetta di Cosimo Balsamo, l'ex capo della banda dei tir

Cosimo Balsamo: era il capo della banda dei tir, ha ucciso i due presunti complici

ROMA – L’aveva giurata a tutti, Cosimo Balsamo, “quando esco di prigione…”.

Per questo il killer di Brescia ha sparato uccidendo due persone, che Andrea Pasqualetto sul Corriere della Sera scrive essere suoi presunti ex compagni, coinvolti in vecchie rapine senza pagare il debito con la giustizia come lui, che si era visto confiscare tutto il patrimonio accumulato. Era uno dei capi della banda dei tir, attiva nel bresciano, dedita ai furti di rame e altri materiali che stipavano nei camion rubati.

E’ partito da casa, una lussuosa villa di Roncadelle, paese dell’hinterland bresciano, con un piano già in mente. Andare ad uccidere chi, come lui, era finito nei guai con la giustizia ma aveva pagato un conto meno salato. E soprattutto non aveva subito la confisca di tutto il patrimonio. Era esasperato, 62 anni da compiere tra una settimana, uscito dal carcere nel dicembre scorso dopo aver scontato una condanna definitiva a quasi sette anni per furti e ricettazione nel settore del rame e dei metalli.

Proprio quest’ultima contestazione aveva fatto scattare la confisca di case, soldi e auto. A gennaio per chiedere un intervento dei giudici era salito per protesta sulla tettoia della porta di ingresso del tribunale di Brescia. Venne convinto a scendere e si tranquillizzò. Fino a oggi. Prima delle dieci di questa mattina Balsamo si presenta nel capannone della Sga, azienda che si occupa di commercio di veicoli industriali.

Siamo a Flero, zona industriale di un paese ad una manciata di chilometri dalla città. Cosimo Balsamo si rivolge al proprietario, Giampietro Alberti puntandogli un fucile a pompa. “Telefona a Elio Pellizzari e fallo venire qui”. Alberti convoca l’amico 78enne, proprietario di un’azienda vicina anche lui impegnato nel settore dei metalli. Quando Pellizzari entra nei capannoni viene freddato con un colpo di fucile alla testa.

A sparare è proprio Balsamo che poi ferisce anche il proprietario dell’azienda teatro del delitto, gli ruba l’auto, una Bmw scura, e punta verso la Valsabbia. A 73 chilometri di distanza a Carpeneda di Vobarno arriva alle 12.40. Raggiunge via Villaggio Nuovo, entra nel cortile dell’abitazione di James Nolli, 61 anni, suo coimputato nel processo per furti. Lo uccide sparandogli con il fucile e con una delle due pistole che ha con sé.

Poi cambia vettura. Abbandona la prima utilizzata per il trasferimento da Flero e sale su quella della seconda vittima. Vaga e sa di essere braccato. Lo cercano carabinieri e Polizia. E’ caccia all’uomo in tutta la provincia bresciana, ma anche nelle province vicine. E vengono messe in sicurezza ulteriori possibili vittime come avvocati e magistrati coinvolti nella sua causa. D’altronde aveva patteggiato una condanna già nel 2011 per aver minacciato un giudice che aveva disposto la confisca di un suo immobile.

Gli aveva messo nel cestino della bicicletta undici tra cartucce da fucile e proiettili di pistola. In quel caso, si era però fermato solo alle minacce ed aveva patteggiato la pena a Venezia. Poco prima delle 15 scatta l’allarme ad Azzano Mella, paese della Bassa Bresciana poco distante da Roncadelle dove Balsamo vive. “Abbiamo sentito uno sparo” dice la cassiera di un negozio. Nel parcheggio di un centro commerciale viene trovata l’auto del killer in fuga. Al volante proprio Cosimo Balsamo che ha rivolto verso se stesso una pistola e sparandosi alla tempia destra ha posto fine alla fuga disperata durata cinque ore e alla sua vita.

 

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