Espresso: “In carcere ne picchiamo tanti, comandiamo noi”. Guardia parla, detenuto registra

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 settembre 2014 19:40 | Ultimo aggiornamento: 18 settembre 2014 19:42
Espresso: "In carcere ne picchiamo tanti, comandiamo noi". Guardia parla, detenuto registra

Il reportage de L’espresso sulla violenza in carcere

PARMA, 18 SET – “L’Espresso” pubblica le registrazioni di un detenuto in cui le guardie penitenziarie spiegano come picchiano i carcerati: ”Ne ho picchiati tanti, non mi ricordo se in mezzo c’eri anche tu”: sono le parole di una guardia carceraria dell’Istituto penitenziario di Parma, registrata di nascosto dal detenuto marocchino Rachid Assarag. Giovanni Tizian firma un reportage pubblicato sul numero dell’Espresso in edicola domani, venerdì 19 settembre. Un documento sulla violenza nelle carceri a pochi giorni dall’apertura del processo d’appello per la morte di Stefano Cucchi.

Nei nastri anche la voce di un medico che si rivolge ad un detenuto: ”Vuole denunciarle? Poi le guardie scrivono nei loro verbali che non è vero… Che il detenuto è caduto dalle scale; oppure il detenuto ha aggredito l’agente che si è difeso, ok? Ha presente il caso Cucchi? Hanno accusato i medici di omicidio e le guardie no… Ma quello è morto, ha capito? È morto per le botte”. I nastri verranno depositati dall’avv.Fabio Anselmo, lo stesso che assiste la famiglia Cucchi.

A registrarli Assarag, detenuto marocchino condannato per violenza sessuale: un reato che avrebbe spinto gli agenti a infliggergli un supplemento di punizione, pestaggi durati tutto il 2010. L’apparecchio audio per fare le registrazioni gli è stato fatto arrivare in cella dalla moglie italiana. Nei nastri si sente il recluso che descrive la chiazza di sangue sul muro della cella: ”Va bene assistente, guarda il sangue che è ancora lì, guarda, non ho pulito da quel giorno, lo vedi?”. ”Sì, ho visto”, conferma la guardia.

Denunciare però è inutile: ”Come ti porto, ti posso far sotterrare. Comandiamo noi, né avvocati, né giudici – dichiara un agente – Nelle denunce tu puoi scrivere quello che vuoi, io posso scrivere quello che voglio, dipende poi cosa scrivo io…”.

Il direttore all’epoca in forza al carcere di Parma, anticipa sempre l’Espresso, ha preferito non rilasciare dichiarazioni mentre i sindacati di categoria delle guardie carcerarie hanno difeso la corretta gestione dell’istituto. “Mi sembra davvero singolare che a pochi giorni dall’apertura del processo di appello per la morte di Stefano Cucchi, rispetto al quale i poliziotti penitenziari coinvolti sono stati assolti dall’accusa di pestaggi e lesioni, spunti un nastro su presunte violenze in danno di detenuti nel carcere di Parma – dichiara Donato Capece, segretario generale del sindacato Sappe – Invito tutti a non trarre affrettate conclusioni prima dei doverosi accertamenti giudiziari. Come mai spunta solo ora, quel nastro registrato non si sa come e non si sa da chi? Come mai non è stato portato subito ai magistrati? Noi confidiamo nella Magistratura perché la Polizia penitenziaria, a Parma come in ogni altro carcere italiano, non ha nulla da nascondere”.

L’autore della denuncia riportata dall’Espresso non posso dirle se è ancora recluso presso il carcere di Parma e, qualora lo fosse, non si è rivolto al sottoscritto”, spiega invece all’ANSA Roberto Cavalieri, garante per il comune di Parma delle persone sottoposte a misure limitative della libertà personale. ”La mia attività – prosegue Cavalieri – si svolge su richiesta di colloquio da parte dei detenuti reclusi nell’Istituto della città, dei loro famigliari e, più raramente, dei legali dei reclusi. Nel corso del lavoro di quest’anno, circa cento colloqui, mi sono stati rappresentati tre casi di presunta violenza: uno di percosse denunciato alla Procura della Repubblica di Parma dal detenuto stesso e segnalato alla stessa autorità dal sottoscritto congiuntamente alla Garante regionale, dr.ssa Desi Bruno, uno di minacce per le quali sto seguendo la valutazione con la presunta vittima e uno giunto in forma anonima e riguardante frasi ingiuriose contro un detenuto e scritte da un agente della Polizia penitenziaria nel proprio profilo presente in un noto social media”.