Ilva chiude, effetto domino: tremano Genova, Novi Ligure, Marghera

Ilva, corteo di lavoratori

GENOVA –  L’Ilva annuncia la chiusura e a Taranto, da un giorno all’altro 5mila persone si ritrovano senza lavoro. Il peggio, però, rischia di dover ancora venire. E il peggio si chiama effetto domino: senza l’Ilva di Taranto, è tutta la filiera dell’acciaio, a cominciare da Genova, che dei prodotti di Taranto, per produrre, ha bisogno che rischia la chiusura. Rischiano, a  cascata,  i circa 2.500 lavoratori degli stabilimenti Ilva di Genova, Novi Ligure e Marghera per un totale di 7.500 lavoratori, oltre il 20% degli occupati nel settore dell’acciaio in Italia

La situazione più critica, è a a Genova: la chiusura di Taranto ha infatti ricadute dirette e immediate sugli stabilimenti del capoluogo ligure, che danno lavoro a 1.760 persone: se Taranto chiude, a Cornigliano si smette di lavorare, perché lo stabilimento genovese ha bisogno di quelle forniture per fare il suo lavoro.

I sindacati sull’intera vicenda non hanno mai nascosto tutta la loro preoccupazione. Ma ora dalla rabbia i lavoratori sono pronti a passare all’indignazione: ”Senza Taranto, Genova ha un’autonomia di quattro giorni – ha detto il segretario della Fiom genovese, Francesco Grondona -. Aspettiamo di capire meglio quanto sta accadendo, ma una cosa è certa: non saremo gli agnelli sacrificali di nessuno. Siamo contrari a qualsiasi ipotesi di chiusura. Se così fosse, allora muoia Sansone con tutti i filistei”.

Un corteo con un più che probabile blocco del traffico è già stato convocato dai sindacati per martedì. Il sindaco, Marco Doria, si è detto molto preoccupato per la situazione: ”A Taranto esiste la concretissima possibilità di un blocco totale delle attività dell’Ilva – ha dichiarato – e questo apre scenari che non è esagerato definire drammatici”.

Il Comune, ha precisato Doria, sarà al fianco dei lavoratori: ”Genova è sin d’ora disponibile a discutere con le amministrazioni regionali e cittadine delle aree in cui sono ubicati gli stabilimenti dell’Ilva, le necessarie forme di mobilitazione per restituire alla politica il ruolo che essa deve avere”. E’ esattamente la via indicata dal presidente della Liguria, Claudio Burlando. Subito dopo aver appreso della decisione dell’Ilva di interrompere l’attività , Burlando si è messo in contatto con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, che gli ha confermato la convocazione di un incontro a Roma tra il presidente Mario Monti, l’azienda, i sindacati e le istituzioni di Taranto e della Puglia.

”L’unico modo per uscire da questa situazione – ha detto Burlando – è  l’approvazione di un decreto che permetta la prosecuzione dell’attività produttiva. Il Paese non può permettersi di perdere la filiera dell’acciaio. Il mio auspicio è che questo decreto sia approvato al più presto possibile, e contestualmente agli interventi di messa in sicurezza ambientale. Perché è impensabile aggiungere dramma al dramma, e pensare di risolvere un’emergenza attraverso un’altra crisi occupazionale che coinvolge migliaia di lavoratori italiani”.

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