Ponte Morandi, Tar chiama Corte Costituzionale ma…”Decreto Genova si basa su colpe non provate”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 Dicembre 2019 15:32 | Ultimo aggiornamento: 6 Dicembre 2019 15:32
Ponte Morandi, Tar chiama Corte Costituzionale ma..."Decreto Genova si basa su colpe non provate di Aspi"

Ponte Morandi in una foto d’archivio Ansa

ROMA – Sarà la Corte Costituzionale a esprimersi sulla legittimità del Decreto Genova, all’interno del quale ci sono gli indirizzi normativi per la ricostruzione del Ponte Morandi. Però, sottolinea il Tar della Liguria che ha sbolognato la patata bollente alla Consulta, quel decreto si basa “su colpe non provate”. “Colpe” (secondo il vecchio governo e l’allora ministro delle Infrastrutture Toninelli) di Autostrade per l’Italia, esclusa dalla ricostruzione del ponte anche se costretta a pagarne le spese. Tuttavia, nonostante quello che dice il Tar, i lavori (già cominciati) non saranno sospesi.

Ponte Morandi: deciderà la Corte Costituzionale.

Il Tar della Liguria ha deciso di trasmettere alla Corte Costituzionale il quesito di Autostrade contro il decreto Genova che l’ha estromessa dalla demolizione e ricostruzione di ponte Morandi. Nell’attesa ha sospeso il giudizio sul ricorso di Aspi sull’annullamento del decreto stesso. Lo hanno deciso i giudici del Tar regionale secondo quanto emerge dalle ordinanze depositate questa mattina. I giudici amministrativi hanno rilevato profili di incostituzionalità. Aspi aveva rinunciato a bloccare i lavori.

Nel dettaglio sono state depositate oggi cinque ordinanze emesse dal Tar della Liguria nei giudizi proposti da Autostrade per l’Italia e da Pavimental per l’annullamento degli atti relativi all’intervento di ricostruzione del viadotto sul Polcevera crollato il 14 agosto 2018.

Il Tar ha sospeso i giudizi e trasmesso gli atti alla Corte costituzionale. I giudici amministrativi hanno ritenuto rilevanti e non manifestamente infondate alcune questioni di legittimità costituzionale sollevate dalle parti ricorrenti sul ‘decreto Genova’ (convertito dalla legge n. 130/2018) che hanno escluso Autostrade, quale concessionaria della tratta autostradale, dallo svolgimento delle attività di ricostruzione del Ponte.

Il decreto aveva affidato al commissario straordinario la realizzazione dei lavori con spese a carico del concessionario. Nelle ordinanze pubblicate che “pur non potendosi ritenere che la ‘legge-provvedimento’ sia di per sé incompatibile con l’assetto dei poteri stabilito dalla Costituzione, essa deve osservare limiti generali, tra cui il principio di ragionevolezza e non arbitrarietà”. Sull’applicazione di questi principi la Corte è stata chiamata a pronunciarsi. La rimessione della questione alla Corte costituzionale non ha alcun effetto sospensivo sui lavori attualmente in corso per la ricostruzione del ponte.

Tar: Aspi esclusa dalla ricostruzione senza motivi adeguati.

Nel rinviare il ricorso Aspi alla Corte Costituzionale il Tar della Liguria segnala tra l’altro che “il legislatore non pare avere adeguatamente assolto” all’ “onere motivazionale con conseguente possibile violazione degli articoli 3 e 97 della Costituzione”.

Il legislatore, segnala il Tar, è intervenuto “nell’ambito del rapporto convenzionale”, ovvero nella concessione di cui Aspi è ancora parte, “incidendo autoritativamente sull’obbligo/diritto di quest’ultima di porre in essere qualunque attività relativa alla demolizione e ricostruzione” del Morandi, ed escludendo Autostrade “dalla possibilità di partecipare alle gare per gli affidamenti delle opere e servizi”, imponendo anche prestazioni patrimoniali. “Se, in via astratta, tale soluzione estrema non possa ritenersi inammissibile, proprio in considerazione della estesa e incisiva portata degli effetti, la stessa deve essere sostenuta da una giustificazione non irragionevole o illogica e puntualmente motivata”.

Il decreto Genova ha profili di illegittimità costituzionale.

Il decreto Genova, poi trasformato in legge, presenta profili di illegittimità costituzionale anche perché basato su “una meramente potenziale, perché non accertata, nemmeno in via latamente indiziaria, responsabilità di Aspi nella causazione” del crollo del Morandi. Lo scrivono i giudici del Tar Liguria nelle motivazioni con cui hanno rinviato alla Corte costituzionale il ricorso di Aspi. Dire che “Aspi è responsabile dell’evento – continuano i giudici – non potrebbe costituire ragione giustificativa del decreto legge perché si tratta di una valutazione che risulta essere stata adottata senza garanzie procedimentali, senza istruttoria adeguata a fare emergere anche solo elementi indiziari di responsabilità”.

“L’esclusione assoluta di Aspi dall’esecuzione di qualsiasi attività, essendo fondata sul solo ‘sospetto’ di una possibile responsabilità della concessionaria, viola il principio di proporzionalità e ragionevolezza”. (ANSA).