Allerta terrorismo a Roma. Caccia al siriano intercettato: “Domani andrò in Paradiso”. Ma non è in Italia

di Veronica Nicosia
Pubblicato il 20 Luglio 2019 18:25 | Ultimo aggiornamento: 20 Luglio 2019 20:40
Terrorismo Roma, caccia al siriano ma non è in Italia

Allerta terrorismo, i militari italiani di pattuglia al Colosseo (Foto archivio ANSA)

ROMA – Allerta terrorismo a Roma. Un siriano vicino all’Isis pronto a fare un attentato nella Capitale. Scatta la paura e le misure di massima sicurezza, le forze dell’ordine iniziano la caccia al presunto terrorista nella notte tra il 19 e il 20 luglio.

Una città blindata per la “segnalazione urgentissima di rintraccio” del soggetto pericoloso, di cui si conoscono due identità e una foto, che al telefono si lascia scappare un “domani andrò in Paradiso”. Poi le verifiche e la scoperta: il siriano, 27 anni, non è in Italia.

La paura di un attacco terroristico torna così ad affacciarsi nella Capitale, dove militari e forze dell’ordine restano dispiegati nei luoghi considerati più a rischio: stazioni ferroviarie e metro, monumenti affollati di turisti e sedi istituzionali. L’allerta arriva nella notte del 19 luglio dalla Questura di Roma, dopo la soffiata di una intelligence straniera sulla presenza di un siriano di 27 anni considerato un terrorista. 

A scatenare la massima allerta è l’intercettazione di una telefonata. L’uomo dice al cellulare: “Domani andrò in Paradiso”. Una frase che, per gli uomini dei servizi segreti, indica un attacco imminente e la sua volontà di immolarsi per la causa.

La segnalazione era arrivata dagli 007 al Comitato di analisi strategica antiterrorismo (Casa), l’ennesima che quotidianamente viene vagliata dalle forze di polizia per trovare eventuali riscontri alle presunte minacce per la sicurezza pubblica. Stavolta, però, sembrava fondata e la Questura di Roma si attiva. Ai reparti viene inviata una “segnalazione urgentissima di rintraccio” di un soggetto con due diverse identità e una foto: quella del ricercato.

Si tratta di una foto che, per gli investigatori, ha un significato. Un ragazzo con la barba, come tanti, che sceglie come sfondo la porta di Brandeburgo a Berlino. Una foto scattata a Pariser Platz, che per gli inquirenti potrebbe essere una scelta simbolica, dato che nella stessa città nel 2016 Anis Amri, tunisino di 25 anni, si lanciò con un camion sulla folla in uno dei mercatini di Natale nel quartiere Charlottenburg, provocando 12 morti e 56 feriti. 

Scattano così le operazioni per rintracciarlo. Una caccia all’uomo, dove la Questura invita gli agenti a “prestare la massima attenzione e procedere al controllo”. Se trovato, l’ordine è quello di contattare immediatamente la Digos. Ore di ansia e preoccupazione, ma l’allerta rientra già nella mattinata di sabato 20 luglio. Il siriano, dicono le autorità, si è registrato su Facebook con una delle sue due identità in un luogo ben lontano dall’Italia. La Capitale può così tirare un sospiro di sollievo stavolta, ma l’ombra del terrorismo che incombe sul Paese resta. (Fonte ANSA)