Datagate, Ue contro Usa: “No a negoziati libero scambio se ci spiano”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 30 Giugno 2013 18:31 | Ultimo aggiornamento: 30 Giugno 2013 19:09
Datagate, Ue contro Usa: "No a negoziati libero scambio se ci spiano"

Datagate, Ue contro Usa: “No a negoziati libero scambio se ci spiano” (Foto Lapresse)

BRUXELLES – “No ai negoziati sul libero scambio Usa-Ue se ci spiano“. L’ultimo monito giunge dalla vicepresidente della Commissione Ue, Viviane Reding che chiede immediate spiegazioni a Washington. “I partner non si spiano l’uno con l’altro. Non possiamo negoziare un grande mercato transatlantico se c’è anche il minimo dubbio che i nostri partner fanno attività di spionaggio negli uffici dei nostri negoziatori”.

E’ quasi crisi diplomatica tra le due sponde dell’oceano Atlantico dopo le notizie di un sistematico spionaggio dell’America sull’Europa. In particolare sulla Germania che ha parlato di un “clima da Guerra Fredda“. E con lei anche la Francia che ha chiesto delucidazioni.

”Le autorità Usa devono prontamente eliminare ogni dubbio”, ha aggiunto Reding a Lussemburgo, che già all’inizio di giugno aveva invitato gli Stati Uniti a dare chiarimenti sul sistema Prism, senza ricevere alcuna risposta. Tanto che il 19 giugno ha deciso di inviare, assieme alla collega Cecilia Malmstroem, responsabile per gli Affari interni, una lettera di sollecito ai ministri Usa responsabili per la Sicurezza nazionale e la Giustizia, Janet Napolitano e Eric Holder.

Secondo Der Spiegel, che cita un documento top secret del settembre 2010, la National Security Agency (Nsa) americana aveva piazzato microspie nelle rappresentanze diplomatiche dell’Ue presso gli Stati Uniti e l’Onu e si era inserita nella rete di computer delle due sedi. I servizi americani, si legge su Der Spiegel, spiavano le comunicazioni anche del palazzo Justus Lipsius a Bruxelles, dove ha sede il Consiglio dei ministri dell’Ue. Qui i tecnici si eranno accorti di strane interferenze nelle telefonate, alcune delle quali sembravano provenire dal quartiere generale della Nato a Evere, dove si trovano anche agenti dell’Nsa.

Per questo Sabine Leutheusser-Schnarrenberger, ministro tedesco della Giustizia, ha paragonato le notizie sullo spionaggio dell’Nsa contro l’Unione europea ad un trattamento da “guerra fredda”. “Se le notizie saranno confermate -ha detto oggi il ministro a Berlino, citata su Bild – il caso ricorda l’approccio che si aveva con i nemici durante la guerra fredda”.

Sembra invece infondata l’altra rivelazione fatta dal Guardian che ha rimosso dal suo sito il pezzo che parlava di un presunto accordo in base al quale ben sette paesi europei, fra cui l’Italia, avrebbero fornito sistematiche informazioni su comunicazioni telefoniche e Internet alla National Security Agency (Nsa) americana. Il sito spiega che l’articolo è stato ritirato in attesa di “ulteriori verifiche”.

Per il quotidiano britannico Telegraph, il Guardian si è reso conto che la sua fonte, Wayne Madsen, è in realtà “poco attendibile”. Madsen, descritto dal Guardian come un ex agente dell’Nsa, è stato un sostenitore dei ‘birther’ (quelli che dicono che Barack Obama non può essere presidente perche’ sarebbe in realtà nato all’estero) ed ha affermato che il presidente americano è gay, due cose palesemente non vere.

Secondo le rivelazioni della nuova talpa, poi rimosse dal sito del Guardian, i sette paesi ad avere accordi segreti per fornire dati alla Nsa erano: Gran Bretagna, Danimarca, Olanda, Francia, Germania, Spagna e Italia.

Nel pomeriggio di domenica, gli 007 italiani si erano affrettati a smentire categoricamente la notizia. “È falso che l’Italia passi dati personali agli Usa così come scritto ieri dal Guardian”.  Una “falsità veicolata da un personaggio inaffidabile”, sottolineano le fonti, tanto che il Guardian è stato costretto a rimuoverla dal suo sito. La collaborazione tra servizi italiani e quelli di altri Stati, rilevano i servizi, naturalmente esiste ed è stata potenziata dopo l’11 settembre, ma “riguarda la difesa del nostro Paese da azioni terroristiche e dei nostri contingenti all’estero, non certo la raccolta e la condivisione di banche dati personali che peraltro è anche vietata dalla nostra legge”.