No a società di comodo e abusi di diritto: Monti anti elusione fiscale

ROMA – Il Governo Monti, stavolta dando impulso a diversi disegni di legge parlamentari, prepara un giro di vite contro l’elusione fiscale, parente stretta ma più subdola e meno appariscente dell’evasione. Se, come sostiene il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Catricalà , chi evade è un “traditore della Patria”, chi elude il fisco “tradisce” rispettando formalmente la legge, anzi, facendosi scudo proprio della legge che intende solo a suo vantaggio. Per esempio, a che scopo un’azienda colma di utili ne acquista una praticamente morta? Solo per abbattere i profitti in contabilità e versare meno imposte. Stesso discorso per un proprietario di immobile: perché farne una società per azioni? Perché, in caso di vendita, le tasse sulle quote azionarie pesano almeno la metà rispetto a una normale cessione immobiliare.

Il punto è proprio qui: distinguere nettamente tra risparmio d’imposta legittimo e vantaggio fiscale indebito senza motivazioni economiche. Un vantaggio che si configura come un abuso di diritto tributario. Secondo Maurizio Leo e Giorgio Jannone del Pdl e Ivano Strizzolo del Pd è importante verificare se una data operazione viene messa in piedi per motivi meramente economici oppure esclusivamente per ottenere un risparmio fiscale. La nuova normativa stabilisce che “sono inopponibili all’amministrazione finanziaria gli atti, i fatti e i negozi, anche collegati tra loro, privi di valide ragioni economiche e volti a ottenere riduzioni di imposte o rimborsi anche indebiti”. Ma questo solo se “sono diretti ad aggirare obblighi o divieti previsti dall’ordinamento tributario”.

E’ chiaro che l’obiettivo principale è ridurre la grande elusione nascosta dietro le operazioni finanziarie dei grandi gruppi, che spesso si muovono a livello internazionale, magari gestendo la contabilità all’estero e pagando le imposte dove più conviene. La costituzione di società di comodo o di fiduciarie, se è possibile off-shore,   è la strada migliore per pianificare l’occultamento del patrimonio all’occhio del fisco. Anche l’attenzione rivolta  all’ecologia può essere un veicolo per pagare meno imposte, magari per lucrare un risparmio attraverso le agevolazioni Iva e fiscali in genere: senza avere il minimo interesse alla conservazione dell’ambiente.

Il principio ispiratore cardine per le norme anti-elusione al fine di circoscrivere l’abuso di diritto è contenuto nell’articolo 53 della Costituzione. “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. […]” Il contribuente è tenuto alla lealtà nei confronti dell’amministrazione finanziaria e non può “barare” sulla sua capacità contributiva. Il Fisco, da parte sua, può applicare le imposte in base alle disposizioni eluse ma l’avviso di accertamento, pena la nullità, deve essere specificatamente motivato e indicare con precisione gli obblighi e i divieti aggirati. Il contribuente ha 60 giorni di tempo per far valere le sue ragioni. Ultima questione: la norma anti-elusione avrà valore retro-attivo? A giudicare dall’addentellato costituzionale (art. 53) della norma è molto probabile. In questo caso la Costituzione vincerebbe sullo Statuto del Contribuente che vieta la retroattività delle norme fiscali.

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