Imu per la Chiesa? Il Consiglio di Stato boccia il decreto del governo

Pubblicato il 8 ottobre 2012 10:48 | Ultimo aggiornamento: 8 ottobre 2012 11:01

ROMA – Come già anticipato da Bitz quotidiano, il Consiglio di Stato ha bocciato il decreto del Tesoro per l’applicazione dell’Imu sugli enti non commerciali, e quindi anche sulla Chiesa. Il decreto, secondo Palazzo Spada, in molte parti “esula” dalle competenze che erano state affidate dalla legge.

Il ministero dell’Economia, con il decreto sull’Imu per la Chiesa, è praticamente andato oltre i poteri regolamentari che gli erano conferiti espressamente dalla legge. Questa in sintesi la critica del Consiglio di Stato nel parere ufficiale reso noto oggi dopo qualche anticipazione di stampa dei giorni scorsi. Ora il Tesoro dovrà rispondere entro fine anno dal momento che la legge prevede il via alla applicazione dell’imposta dal 1/o gennaio 2013.

”Trattandosi di un decreto ministeriale – si legge nel parere – il potere regolamentare deve essere espressamente conferito dalla legge e, di conseguenza, il contenuto del regolamento deve essere limitato a quanto demandato”. Deve invece ”essere rilevato – fa notare il Consiglio di Stato – che parte dello schema in esame è diretta a definire i requisiti, generali e di settore, per qualificare le diverse attività come svolte con modalità non commerciali. Tale aspetto esula – si sottolinea nel parere – dalla definizione degli elementi rilevanti ai fini dell’individuazione del rapporto proporzionale in caso di utilizzazione dell’immobile mista ‘c.d. indistinta’ e mira a delimitare, o comunque a dare una interpretazione, in ordine al carattere non commerciale di determinate attività”.

E ancora: ”L’amministrazione ha compiuto alcune scelte applicative, che non solo esulano dall’oggetto del potere regolamentare attribuito, ma che sono state effettuate in assenza di criteri o altre indicazione normative atte a specificare la natura non commerciale di una attività”.

Il Consiglio di Stato, bocciando il decreto del tesoro sull’Imu alla Chiesa, non solo critica il fatto che il ministero abbia ”esulato” dalle proprie competenze regolamentari ma anche l’ ”eterogeneita”’ dei criteri utilizzati per le convenzioni con lo Stato per le attività erogate dalle onlus in campo sanitario, culturale o sportivo.