Smart working,Gasparri: abuso uccide l’economia e ha ricadute sui lavoratori

di Marilena D'Elia
Pubblicato il 22 Giugno 2020 12:06 | Ultimo aggiornamento: 22 Giugno 2020 12:06
Smart working,Gasparri: abuso uccide l’economia e ha ricadute sui lavoratori

Smart working,Gasparri: abuso uccide l’economia e ha ricadute sui lavoratori

Smart-working, la sua applicazione generalizzata sta uccidendo l’economia, sostiene il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri. Che lancia il suo monito per le possibili ricadute negative. Sia sui lavoratori. Sia sulle attività commerciali alimentate proprio dalle persone che si recano nei luoghi di lavoro.

Lo Smart-working- che permette di superare i vincoli di tempo e spazio- in emergenza Covid è stata ed è ancora una possibilità molto preziosa per continuare a lavorare. Che ha però imposto dei cambiamenti nelle abitudini ed ha prodotto degli effetti sul mondo circostante.

Ha detto ancora Gasparri

“C’è una conseguenza sociale di questo abuso del lavoro a distanza o  smart-working. Ci sono conseguenze economiche catastrofiche da questa scelta. Ci sono dei vantaggi sul traffico e su altri aspetti. Ma, a parte che è tutto da dimostrare l’incremento di produttività, le relazioni umane ed interpersonali vengono messe in discussione. È ora di finirla. Inizierò una campagna, azienda per azienda, segnalando i casi di scelte assurde.

“Se per alcuni può rappresentare un teorico vantaggio (ma molti si lamentano della loro reclusione in casa) per altri questa scelta sta diventando una tragedia. La tecnologia deve essere una opportunità. La si può usare con una turnazione. Ma non può essere il pretesto per tenere chiusi centinaia e centinaia di uffici.

“Se il progresso tecnologico può consentire l’uso di nuovi metodi di lavoro, come lo smart-working,la chiusura sistematica di sedi e uffici, di aziende grandi e piccole, sta uccidendo l’economia. La chiusura in casa di decine e decine di migliaia di persone sta uccidendo l’economia del territorio, il commercio, i ristoranti, i bar.

“A Roma abbiamo ancora  Ministeri deserti.

 “È tempo di affrontare la questione del lavoro a distanza, che deve subito cessare. La tecnologia sia una facoltà non un modo per uccidere le città.  Lo sostengo da tempo e vedo che con colpevole ritardo qualche amministratore e qualche politico copia la mia idea.  E stiano attenti i dipendenti. C’è chi medita licenziamenti in massa. Ora basta”, ha concluso Gasparri.

Anche il sindaco di Milano Beppe Sala nel consueto video sulle sue pagine social, ha parlato del rientro al lavoro dopo il lockdown. Si è detto sì contento che lo smart working sia stato ampiamente usato in Comune. Ma ha detto anche che bisogna tornare a lavorare (probabilmente intendeva dire tornare a farlo nei luoghi di lavoro) “perché l’effetto grotta per cui siamo a casa e prendiamo lo stipendio ha i suoi pericoli”

Un parere professionale sullo smart working 

La modalità di lavoro a distanza è spesso al centro di discussioni e offre la possibilità di valutarlo sotto molti e diversi punti di vista. Ma per avere idea di quale potrebbe essere il giusto comportarsi a fine emergenza può venirci in aiuto il mondo accademico .

Come ha affermato Rossella Cappetta, professoressa di Organizzazione del lavoro alla Bocconi in un video diffuso su you tube, una volta finita l’emergenza bisogna ricordare che l’introduzione a pioggia dello smart working non è di grande utilità se non si analizzano le caratteristiche fondamentali del lavoro per cui si utilizza questa modalità.

Bando quindi alle affermazioni generiche tipo “fa bene” o “”fa male perché ciò- oltre che al tipo di lavoro- va messo anche- per esempio- in relazione all’azienda, o alla produttività del lavoro,  o al lavoratore.

Ecco cosa dice la professoressa Cappetta nel video in cui spiega quali siano le caratteristiche che deve avere un lavoro per essere adatto alla Smart working:

“Bisogna almeno tenere conto di tre grandi caratteristiche del lavoro: il grado di autonomia del lavoro, il grado di interdipendenza di questo lavoro da altri lavori, il grado di misurabilità del risultato della prestazione lavorativa.

Perché è chiaro che se siamo di fronte a lavori che hanno caratteristiche di autonomia molto elevata, interdipendenza molto bassa da altri lavori e il cui risultato è facilmente osservabile e monitorabile, è probabile che l’introduzione dello smart working possa avere effetti positivi tanto sulla soddisfazione del lavoratore quanto sulla sua produttività.

Al contrario però, se stiamo parlando di lavori che hanno un grado di autonomia molto basso, un grado di interdipendenza con altri lavori molto alta, e il cui risultato è difficilmente misurabile o comunque non è misurabile in maniera oggettiva, è molto probabile che l’introduzione dello smart working invece produca frustrazione nel lavoratore e ne riduca l’efficacia della prestazione.

Fuori dall’emergenza dovremmo tornare a parlare dello smart working dicendoci però che la sua introduzione non può essere a pioggia ma che deve dipendere da una seria analisi organizzativa e dalle caratteristiche del lavoro”