Ebola, siero segreto ZMapp iniettato a medico Usa. Sospetto contagio a New York

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 5 Agosto 2014 13:13 | Ultimo aggiornamento: 5 Agosto 2014 13:13
Il virus ebola

Il virus ebola

NEW YORK – Kent Brantly e Nancy Writebol, i due cittadini americani contagiati dal virus Ebola in Liberia, si salveranno. E si salveranno, come in un film di Hollywood, grazie ad un siero segreto, un farmaco sperimentale arrivato all’ultimo momemnto: lo ZMapp, creato nei laboratori dell’azienda biotech Mapp Biopharmaceutical.

Brantley, medico Usa che era in Liberia per curare i malati, e Writebol, missionaria che era lì per accudirli, ancora non sono in realtà definitivamente fuori pericolo ma, come conferma la Cnn, sono stati trattati con un farmaco sperimentale, definito dalla stessa emittente americana “top secret”, che avrebbe avuto, in particolare sul medico, un effetto miracoloso.

Dell’esistenza di questo farmaco miracoloso e segreto, un siero, già si era avuto sentore. All’indomani della notizia del contagio dei due americani, dalla Liberia, dove erano ancora i due prima di essere trasferiti negli Usa, era arrivata la storia di una fiala crioconservata arrivata da oltreoceano che Brantly, con un gesto definito eroico, aveva ceduto alla missionaria sua compagna di sventura. Poi, una volta trasferito ad Atlanta, la voce che il medico fosse stato trattato anche lui con un nuovo ritrovato sperimentale era diventato qualcosa più che un’indiscrezione. Ed infine, è arrivata la conferma della Cnn: il farmaco segreto e miracoloso esiste ed è stato usato sui due cittadini Usa.

Secondo quanto riferito, un rappresentante dei National Institutes of Health avrebbe contattato l’organizzazione umanitaria e avrebbe offerto il trattamento sperimentale, noto come ZMapp. I due pazienti sarebbero poi stati messi al corrente fatto che il siero, sviluppato dall’azienda biotech Mapp Biopharmaceutical, non era mai stato testato su un essere umano, ma aveva mostrato risultati promettenti in piccoli esperimenti sulle scimmie. Entrambi, consapevoli dei rischi, hanno firmato il consenso informato e accettato il trattamenti. I documenti dell’azienda attestano che quattro scimmie infettate dal virus Ebola sono sopravvissute dopo aver ricevuto il trattamento entro 24 ore dal contagio. Si sono salvate anche le cavie cui il siero è stato somministrato entro 48 ore, mentre una scimmia non trattata, è morta nel giro di cinque giorni.

Il composto – come racconta ancora la Cnn – è un “anticorpo monoclonale di tre topi”, per crearlo alcuni topolini da laboratorio sarebbero stati esposti a frammenti del virus dell’Ebola. Gi anticorpi formatisi in risposta nell’organismo dei ratti sono stati successivamente raccolti per mettere a punto la medicina. Il funzionamento del siero consiste nel prevenire l’ingresso del virus della febbre emorragica in nuove cellule dell’organismo e quindi a impedire la diffusione dell’infezione nel corpo. Il virus dell’Ebola causa la febbre emorragica colpendo organi multipli e causando emorragie interne. Sul dottor Brantly il ritrovato è stato iniettato dopo 9 giorni dal contagio, con effetti definiti “miracolosi” dopo appena un’ora dalla somministrazione.

Nonostante la mancata sperimentazione sugli esseri umani, ZMapp è stato reso disponibile ai due in base al cosiddetto “Atto compassionevole” della Food and drug Administration, un provvedimento che permette in casi eccezionali l’accesso a farmaci sperimentali al di fuori di test clinici. Il 30 luglio, inoltre, la “Defense Threat Reduction Agency”, braccio delle Forze Armate responsabile per le minacce chimiche e biologiche, avrebbe approvato nuovi fondi per la azienda MAPP Biopharmaceutical, visti i “risultati promettenti”.

Intanto cresce l’allarme per la diffusione del virus. L’ultimo bollettino dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rivelato come i morti a causa della febbre emorragica sono già arrivati a 887 nei quattro Paesi colpiti dell’ Africa Occidentale, mentre le infezioni accertate sono salite 1.063. A New York un uomo è stato ricoverato nel Mount Sinai Hospital per alcuni controlli. L’uomo era appena rientrato da un viaggio nell’Africa occidentale, in uno dei Paesi colpiti dal virus, e ha sviluppato una febbre alta, fatto questo che ha allertato le autorità. Ma secondo i medici che monitorano le condizioni del paziente ricoverato, “difficilmente si tratta del virus” letale.

Gli Stati Uniti intanto hanno inviato una task force di 50 esperti e specialisti nei Paesi dove covano i focolai del virus. La preoccupazione principale in queste ore è il diffondersi della malattia in Nigeria, dove un nuovo caso ha colpito proprio il medico che curò Patrick Sawyer, il funzionario americano dell’ambasciata in Liberia trovato morto poco dopo il suo arrivo a Lagos. Le autorità locali stanno inoltre attendendo i risultati dei test su altre tre persone sospettate di aver contratto la febbre emorragica.

In Guinea, Sierra Leone, Nigeria e Liberia la paura monta. In Sierra Leone sono state persino proibite le partite di calcio per timore di assembramenti di folla, e in Liberia i cadaveri delle vittime dell’ebola vengono bruciati per evitare il diffondersi dell’infezione.

Anche dall’altro lato del globo, nella capitale Usa, le misure a “protezione” di possibili contagi sono state elevate: proprio a Washington si è infatti aperto il primo Summit Africano con gli Stati Uniti e – come annunciato dallo stesso presidente Obama nei giorni scorsi – sono in atto screening “ad hoc” anche sugli oltre 50 capi di stato e di governo e sui membri delle loro delegazioni. Persino gli agenti del Secret Service, quelli che vigilano sulla sicurezza del presidente e della casa Bianca, sono stati istruiti sul rischio Ebola, pronti ad affrontare qualunque emergenza sanitaria.