Berlusconi vuoto, orgoglioso y final: “I mercati hanno torto, il governo ha ragione”

Silvio Berlusconi (foto Lapresse)

ROMA – Ha parlato per trenta minuti ma in fondo Silvio Berlusconi poteva cavarsela con tre parole: “I mercati hanno torto”. E’ questa la risposta del capo del governo italiano al ritiro di fiducia da parte di investitori e risparmiatori sui titoli di Stato. I mercati hanno torto e il governo ha ragione: il veloce torrente di parole del premier scorre tra queste due rive.

Comincia asserendo che “il sistema politico italiano è solido” e cancella così dall’orizzonte quel che lui ritiene un miraggio: la debolezza politica italiana. Prosegue dicendo che i “fondamentali dell’economia sono stabili”, “le banche solvibili”. Arriva a individuare “segnali di ripresa”.

I mercati quindi “non riflettono”, si sbagliano, fanno torto all’Italia. Finisce con l’unica proposta-messaggio che gli sta a cuore: “La stabilità politica è l’unica arma vincente contro la speculazione”. Quindi c’è poco, anzi nulla da cambiare nell’azione di governo, nessuna discontinuità, neanche a parlarne: il governo resta e resta sulla sua strada, i mercati si convinceranno o…

O peggio per loro: subito dopo il premier parla Angelino Alfano segretario del Pdl: “Quando mai i mercati hanno deciso chi governa e come? Chi governa e come lo decide il popolo!”. Alfano esprime il senso, la cultura, la natura della risposta del governo a quel che accade: i mercati sono colpevoli, il governo è innocente. Anzi, più che innocente, è meritevole. Di aver contenuto il deficit, di aver varato la manovra, di aver favorito la crescita. Nulla di diverso va fatto di quanto non si sia già facendo.

Banche, famiglie, imprese hanno nella “narrazione” berlusconiana risparmi e solidità da vendere. E il governo ha piano e strategia. Niente anticipo delle misure della manovra al 2011 e 2012, resta il calendario che fissa il più delle misure al 2014. Uniche novità, se così si può dire, la maxi-mancia di 7,4 miliardi di euro, già stanziati e conteggiati, che ora dovrebbero essere finalmente spesi per strade e ferrovie. E la firma su due decreti che, niente meno, istituiscono due commissioni per uniformare un domani gli stipendi della cosiddetta “casta” alla media europea e per definire “modalità dell’uso delle auto blu”.

Sette miliardi di quelli di sempre da spendere, due commissioni e “rimboccarsi le maniche”. Altro Berlusconi non porta perchè altro non ritiene necessario. In coda ai suoi trenta minuti e alle sue tre parole Berlusconi colloca una rituale e poco convinta disponibilità alla “coesione nazionale”, una dichiarazione di maniera. E finisce, finisce davvero rivendicando: “State ascoltando un imprenditore che ha tre aziende in Borsa, sono in trincea”.

Rivendica una sua competenza di imprenditore nel momento in cui scomunica i mercati. Promette come vera garanzia ai mercati che lui e il suo governo resteranno per 20 mesi a fare più o meno quel che hanno fatto finora. Se nello specchio dei mercati si riflette un’Italia ferita, impaurita e impoverita, Berlusconi imprenditore e premier rompe lo specchio. Vuoto, orgoglioso y final: così è apparso.

Vuoto di novità, orgoglioso di quel che ha fatto: questo ha detto. Se anche “final” lo diranno i mercati. Ma Berlusconi e Angelino hanno già detto che se i Btp italiani nessuno li compra e tutti li vendono è poco meno che una congiura ignorante.

Berlusconi rinfresca 7,4 miliardi come si fa con il pesce sul bancone, istituisce commissioni, limiterà le auto blu, ha già fatto una manovra che i mercati si stanno mangiando: che altro deve fare di più un governo? I mercati sono il diavolo, non sono santi  e Berlusconi è andato a dire alle Camere che lui e il suo governo restano, a dispetto dei diavoli e anche dei santi. Voi comprereste un Btp da quest’uomo? In fondo è questa la questione.

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