Due conti sui soldi delle tasse: si paga e si evade più di prima

di Lucio Fero
Pubblicato il 6 Giugno 2012 15:51 | Ultimo aggiornamento: 6 Giugno 2012 15:51

ROMA – Due conti sui soldi delle tasse, due conti chiari e indiscutibili che dicono che si paga e si evade più di prima. Nei primi quattro mesi dell’anno sono state pagate tasse e imposte per circa 117 miliardi, rispetto ai primi quattro mesi del 2011 un più 1,3 per cento. Ma attenzione: nei dodici mesi in questione l’inflazione ha viaggiato almeno al ritmo del 2 per cento, quindi se il gettito fiscale fosse rimasto invariato da un anno all’altro a fine aprile 2012 avremmo dovuto avere gettito primo quadrimestre 2011 più due per cento. Invece abbiamo più 1,3%. Ma attenzione ancora: nel primo quadrimestre 2012 qual è la quota, la esatta velocità della recessione, del calo di attività economiche? Se per tutto il 2012 è stimata tra 1,5 e 1,7 per cento per il primo quadrimestre la cancellazione di reddito, e quindi di gettito fiscale, va calcolata almeno un po’ sopra l’un per cento. Quindi l’equazione dovrebbe essere a fine aprile 2012: gettito 2011 più due per cento di inflazione e meno uno abbondante per cento di recessione. Quindi un gettito che per essere pari nelle abitudini di pagamento dei contribuenti italiani tra 2011 e 2012 dovrebbe essere di circa l’un per cento superiore in termini lordi. Ed è quello che c’è, ci siamo, le cifre ufficiali parlano di più 1,3 per cento.

Ma se è proprio così e altrimenti non è quel più 1,3 per cento calcolate anche inflazione e recessione va parametrato anche all’aumento della pressione fiscale tra un anno e l’altro. Aumento che nessuno nega e che vuol dire come tutti sanno qualche tassa in più e tasse più alte. Questo aumento della pressione fiscale di circa un punto e mezzo, cosa innegabile e da tutti lamentata, sparisce, non si vede, si perde. Ci fosse, fosse corrisposto a questo aumento delle tasse corrispondente gettito, allora il gettito doveva essere a fine aprile 2012: quello del primo quadrimestre 2011, più due per cento di inflazione, meno un per cento di recessione, più uno e mezzo di maggior pressione fiscale. Quindi più 2,5 e passa per cento e non più 1,3 in termini assoluti.

Perché mancano quei soldi, quei tre miliardi e mezzo che la Tesoreria denuncia come non pervenuti rispetto alla previsioni del Tesoro? Perché, sottoposto a maggior pressione fiscale, chi ha pagato le tasse ha pagato di più da un anno all’altro. Ma la quota di chi non paga o almeno la quota di reddito nascosto al fisco e non pagato non è diminuita, anzi. Le cifre dicono che da un anno all’altro si è pagato e contemporaneamente si è evaso di più. C’è pure la “pistola fumante”: l’Iva. Aumentata di un punto, ha registrato un’impennata nel calo del gettito. Se l’aumentano di altri due punti ad ottobre devono stare attenti, non tanto e non solo all’effetto recessivo, quanto all’effetto “nascondino”. Al 23 per cento l’Iva in Italia rischia di diventare clandestina, clandestina non l’evasione ma la fattura.