Mercati miopi, bookmaker no: Letta-bis giù, va coppia Saccomanni-elezioni

di Lucio Fero
Pubblicato il 1 ottobre 2013 13:33 | Ultimo aggiornamento: 1 ottobre 2013 13:38

Mercati miopi, bookmaker no: Letta-bis giù, va coppia Saccomanni-elezioniROMA – Alla vigilia della partita sul doppio campo del Senato e della Camera, a metà avanzata del giorno che precede l’arrivo (finalmente) della crisi di governo in Parlamento, i mercati finanziari si sbagliano e invece i bookmakers si mostrano più attenti. Come titola l’edizione on line del Sole 24 Ore: “I mercati non credono alle elezioni anticipate” e tengono ferme, anzi leggermente aumentano, le quotazioni in Borsa. Altra lingua parla lo spread e infatti lo spread guarda “più lungo” di quanto non faccia la Borsa. I mercati dunque pensano, mostrano di pensare che in qualche modo Letta riparte con il suo governo, oppure parte un altro al posto suo, oppure qualcosa…comunque non si va ad elezioni anticipate né a novembre e neanche a marzo.

I bookmakers, le agenzie che raccolgono e propongono scommesse invece volano più basso, ma sembrano proprio vedere con più nitidezza: una conferma dalla fiducia ad Enrico Letta e al suo governo la pagano a 1, 90. Un no a Letta, insomma un voto di sfiducia lo pagano a 1,60. Tradotto dal linguaggio delle scommesse, quel che paga di più è quello considerato più improbabile. E il Letta-bis lo pagano a 6 pieno.

Conoscono il loro mestiere i bookmakers e mostrano di aver compreso l’essenziale, di aver visto il nocciolo, sia pur tra le nebbie e le oscurità di una situazione senza precedenti in Italia e forse neanche altrove. Eccolo il nocciolo: Letta resta a presiedere un governo, quello di prima o un Letta-bis se e solo se c’è la secessione, scissione di una parte del Pdl da Berlusconi. Non dieci parlamentari sparsi e arruolati per l’occasione che votano la fiducia a Letta. No, Letta resta se c’è proprio una scissione, la formazione di un gruppo altro e di altra ipotesi politica da quella Berlusconi-Santanché-Verdini. Questo è il nocciolo e quindi comprensibilmente i bookmakers valutano la scissione-secessione da Berlusconi meno probabile di ogni altro evento nel Pdl-Forza Italia.

Bookmakers che valutano proprio come sta valutando lo stesso Enrico Letta: ci si prova, fino all’ultima ora. Ma non ci si illude e anzi Letta è, come titola La Stampa, “pronto alla resa”. Non una resa da sconfitta subita, ma una resa alla realtà che un Berlusconi nato e vissuto quadrato non può morire tondo. Quindi discorso in Parlamento che sputa fuori tutto e poi dimissioni da Napolitano: questo il programma della giornata più accreditato per domani in casa Letta. Se poi la provvidenza vorrà altrimenti, benvenuta provvidenza…ma tra sperare e credere comincia ad esserci di mezzo un mare.

Letta il “governo di scopo” non lo fa. Il governo di scopo è quello che firma la legge di stabilità d’accordo con L’Unione europea, e non potrebbe essere altrimenti per impegni internazionali da tutti sottoscritti compresi Pdl e Berlusconi. Il governo di scopo è quello che fa questo e poi prova, solo prova, a cambiare la legge elettorale nel frattempo bocciata dalla Corte Costituzionale a dicembre che arriva. Il governo di scopo non ha altro scopo che questi due elencati. Reggere il tetto della baracca mentre in sala Berlusconi e Grillo scuotono colonne e tramezzi. Reggere il tetto fino a marzo, quando si torna a votare che andare oltre non si può.

Un governo così, un governo di scopo lo puoi anche chiamare un governo Saccomanni, a indicare sia chi lo presiederà in carne e ossa sia l’ideal tipo di un simile governo. Scommessa multipla, in gergo martingala? Dimissioni Letta, governo Saccomanni, elezioni a marzo. Chissà quanto la pagano i bookmakers…non moltissimo.