Renzi l’esibizionista, la prima vera sconfitta: ha dato carne alla delusione

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 29 Agosto 2014 14:04 | Ultimo aggiornamento: 29 Agosto 2014 14:26
Renzi l'esibizionista, la prima vera sconfitta: ha dato carne alla delusione

Matteo Renzi

ROMA – Contro Renzi fin dal primo giorno ci sono stati in servizio permanente effettivo i “gufi”. E’ pieno in Parlamento, nel Pd, in Forza Italia, nella Lega, in M5S, in Cgil e nei bar e sui bus e sui giornali e in televisione e nei blog…E’ pieno di gente e casta, elettori ed eletti, competenti e ignoranti che hanno scandito ogni giorno dei sei mesi del governo Renzi con l’augurio privato e più o meno rattenuto in pubblico che si rompesse l’osso del collo. Lui, il “ragazzo”, il suo governo, il suo modo di fare e trattare, il suo programma, la sua “minaccia” all’ordine costituito. Ci sono stati e ci sono i “gufi”. Renzi ha provato a trattarli a pesci in faccia, a tirarli giù dall’albero a sassate fatte di tweet. Loro sono rimasti saldi sui rami.

Contro Renzi fin dal primo giorno di governo ci sono stati, oltre ai “gufi”, i saccenti. Quelli che “questo è un bambino viziato…questo e i suoi amici non capiscono nulla, non hanno esperienza…questo e suoi sono arroganti e senza competenza…”. I saccenti non hanno mai smesso di ammonire dal pulpito. Peccato che la predica venisse…dalle competenze, efficienze e dai successi di governo di quelli di prima.

Contro Renzi i “gufi”, i saccenti e anche i conservatori dell’esistente e anche i corporativi di ogni corporazione. Dagli studenti, quei pochi organizzati in formazioni para politiche, che protestano a prescindere e quasi per mestiere al primo accenno di metter mano sulla scuola, ai sindacati di ogni categoria. Sindacati, Cgil in testa, che insieme e in concorrenza con le organizzazioni professionali da Renzi vogliono una cosa sola, anzi due: lasci tutto com’è e mandi soldi perché tutto resti com’è.

Contro Renzi anche gli sfascisti, senza e soprattutto con la “s” davanti. E a chiunque si accenda la coda di paglia al sentir di sfascismo molto più che di fascismo, beh è proprio di lui che si parla. Nella vasta opposizione politica e di popolo, dalla Lega ad M5S, molte code dovrebbero accendersi.

Finora più o meno, molto più o meno, tutti questi a parole e nei fatti, un po’ più a parole che nei fatti, Renzi li aveva tenuti a bada. Finora, ora ha subito la prima vera sconfitta. Prima si è “indebitato con la bocca”, modo di dire napoletano per indicare chi non solo chiacchiera e promette ma di questo si inebria, s’imbroda, s’incarta. Fino a non essere in grado di onorare il debito, di credibilità, contratto per puro esibizionismo. Prima si è indebitato con la bocca con il suo “che fine settimana a cambiare giustizia, scuola, sbloccare Italia ed…Europa”, con il suo “sulla scuola vi stupirò”, con i centomila supplenti precari da assumere come regolari professori di riserva.

Prima. Poi con un po’ patetico e nemmeno pronunciato “mi si è fatto tardi…tutto non c’entra”, il depennare dal Consiglio dei ministri del 29 agosto tutto il piano scuola e una metà buona dello “sblocca Italia”. Se ne riparlerà se e quando ci saranno giorni migliori. Allora i gufi non erano tali ma soltanto fini analisti, i saccenti avevano ragione, i corporativi e conservatori sono nel giusto e gli sfascisti avranno soddisfazione? No, sì, boh…L’unica cosa certa, concreta e immediata è che Renzi ha dato carne ad uno spirito che non ha mai smesso di volteggiare su questo paese: la delusione.

Delusione che era ed è diventata alibi per ogni egoismo, inerzia e nefandezza individuale, politica e sociale. Delusione che però a sei mesi di vita, in questo fine settimana del governo Renzi, trova fatti in cui incarnarsi. E’ una brutta sconfitta, difficile da rimediare. Nel giorno dei mille posti di lavoro persi al giorno, nel giorno della deflazione (qualunque cosa sia) che non c’era da 50 anni. Che annunci, che musica tremenda. E a fianco a questa sinfonia il carillon di Renzi ora perfino urticante. L’esibizionismo del premier su scuola e giustizia e cantieri ed Europa in un week-end solo conferisce ai suoi tweet sull’ottimismo quell’aura ridicolo-urticante delle sceneggiature nei film americani. Tipo: gli alieni hanno invaso la terra, sterminato eserciti, un topo mutante si è appena mangiato la coppia di amici, dalle tubazioni di casa sfondate sta uscendo gas e intorno è indomabile incendio, la nonna al piano superiore paralizzata da anni, i bambini stanno precipitando in una crepa del terreno e lui dice a lei: ” cara, andrà tutto bene…”.

Se lo doveva risparmiare, lo doveva evitare questo peccato di esibizionismo politico. Fa montare il sospetto che sia patologia quella di Renzi. Soprattutto consente, legittima il dirsi delusi, anche di lui. Ed è la prima volta che sentirsi e dirsi delusi di Renzi poggia su un fatto oggettivo e non su una opinione o un’appartenenza o una convenienza.

La prima vera sconfitta e il campo dove Renzi la subisce non è quella dei tweet ma quella della politica. Grande guaio e grande errore aver ridato carne alla delusione. Per quel poco che vale, chi scrive immagina che Renzi sia ancora e resti in grado di averla vinta nel cosiddetto Palazzo. L’avrà vinta su tutto ciò che nei e sui giornali lo minaccia e lo assedia: il suo Pd, Grillo, Berlusconi, la Camusso…Dove Renzi non ce la farà, immaginiamo nel nostro piccolo, è nel paese, nella società. Questo paese non è disposto e disponibile a cambiare i suoi connotati. Qui Renzi, ammesso che sappia, non ce la fa. L’Italia andrà avanti più o meno com’è. O non andrà avanti restando più o meno com’è. La nostra modesta opinione è che non sia davvero riformabile, non ci sia il consenso e la forza per darle nuova forma. La delusione è l’alibi perfetto per il delitto grave di irriformabilità. Per questo Renzi stavolta ha fatto un vero e proprio guaio.