“Renzi, Renzi vaffanculo!” canta testa del corteo. Se non è scissione questa…

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 27 Ottobre 2014 13:53 | Ultimo aggiornamento: 27 Ottobre 2014 14:03
"Renzi, Renzi vaffanculo!" canta testa del corteo. Se non è scissione questa...

Foto dal video La7

ROMA – I telegiornali, tutti, l’hanno ripreso e mostrato (magari abbassando l’audio ma non cancellandolo certo). Ripreso e mostrato il canto ritmato “Renzi, Renzi, vaffanculo!”. Lo cantano allegre due ragazze al centro di una testa di corteo. Due ragazze che reggono lo striscione che segna la fila che marcia. Al canto si unisce dopo un attimo di esitazione ma con gioia genuina che sa di liberazione un signore più anziano. E il canto si leva e si spande per tutta la fila e coinvolge, unisce e affratella le file che vengono dietro. E’ un canto che viene dal cuore e dalla testa, dalla pancia e dall’anima, è il canto della gente del corteo che va a San Giovanni a sentire la Camusso, a cercare Landini, a salutare Fassina…E’ il canto sgorgato e pensato della gente della Cgil e di quelli soprattutto che “la sinistra siamo noi, quello là non passerà”.

Quel coro non è accidente, è sostanza. Matteo Renzi non è l’avversario, è il nemico. Peggio, l’usurpatore. Questo corteo, questa piazza, questa cultura, questo sindacato e questo ceto politico non chiede a Renzi di mantenere l’illicenziabilità magari offrendo sul tavolo un aumento di produttività o qualcosa d’altro. Questo blocco sociale, di interessi, di esperienze e di cultura appunto ritiene e grida che Renzi è uno stupratore della sinistra o con gli stupratori non si tratta. Renzi è per loro quanto di peggio potesse loro capitare.

Non è un avversario dentro lo stesso partito e il medesimo universo. No, Renzi è il nemico del popolo. Quello che fa “le cose di Berlusconi dieci anni dopo” (formula di Pippo Civati ma ampiamente condivisa tra gli sfilanti). E’ quello che prova a fare, anzi realizza “la politica della Thatcher e di Reagan” (formula di Susanna Camusso subito diventata di successo). Che riporta il lavoro “ad una condizione servile” (ancora la Camusso). Che agisce sotto dettatura di Confindustria, che sta con “quelli della finanza e non con i lavoratori”. Che “svuota il Pd forse per chissà quali disegni (Rosy Bindi)…Insomma il peggio del peggio: l’usurpatore, il tiranno, il traditore…

Se non è scissione questa…E’ di più: è disprezzo, disistima. E imperativo morale e politico di abbattere l’usurpatore, il tiranno, il traditore. La faranno la scissione e non sarà “molecolare” come già l’annuncia il più scisso di tutti e da sempre da Renzi, lo Stefano Fassina che al governo con Berlusconi poteva stare con sofferenza ma insieme con Renzi no, proprio non può, ne va della sua coscienza e coerenza. Sarà scissione e dovrà essere tremenda, fare male, infliggere il maggior danno e dolore possibile all’usurpatore, tiranno e traditore.

Per farla come popolo della vera sinistra comanda la scissione non potrà essere minuetto o pranzo di gala, dovrà prevedere, contemplare e realizzare il tirannicidio. Quindi ci sono solo due luoghi e momenti per farla. Uno è in Parlamento, gettando la stampella del voto contrario al Jobs Act o alla legge di stabilità contro e oltre la barricata dello “straniero che ha invaso il suolo patrio”. Sono in molti che si preparano, aspirano al ruolo di Enrico Toti dell’ultimo Pci. Un momento, Pci? E la lunga tradizione di responsabilità istituzionale, il quasi dogma del Pci del non provocare mai traumi nella società? Sì, certo. Ma stavolta…stavolta, quando ci vuole, ci vuole! Quando saranno da dieci saliti a venti o trenta, allora lo faranno. Lo faranno in Parlamento: voteranno contro per far cadere il governo Renzi. E sarà la più clamorosa e “nobile” delle scissioni, quella di chi sacrifica anche la casa per l’imperativo morale.

L’altro momento per farla la scissione è quando si vota per le politiche. Ma arrivarci rischia di essere lunga e l’imperativo morale urge sulle spalle e nella coscienza dei Fassina, Cuperlo, D’Attorre…E poi arriva Vendola, magari Rodotà e Maurizio Landini non farà il sindacalista  a vita. E poi quando mai scissione sarà più matura e fondata di quando centinaia di migliaia di “gente nostra” in corteo e in piazza la canta e la balla “Renzi, Renzi, vaffanculo!”? La scissione è ora, bisogna solo trovare il modo che Renzi ci resti sotto la scissione.

A margine, solo a margine si può notare che nel giorno in cui il corteo lo riempie di piume e di pece e nel giorno in cui il palco lo accusa di aver fatto una finanziaria “schiava del liberismo”, nello stesso giorno Renzi e il governo italiano faticavano a farsi timbrare in Europa una manovra economica “espansiva”, espansiva dell’economia come l’Italia non può permettersi da molti anni e come, questo il guaio, forse non può permettersi nemmeno ora.

A margine, ma non tanto a margine si può constatare con qualche dispiacere che il blocco sociale che spazzerà via l’usurpatore allinea in fila serrate il lavoratore che difende un posto di lavoro vero e una fabbrica produttiva (ad esempio Ast di Terni) con il funzionario del Comune di Roma che difende un’amministrazione inefficiente e un salario accessorio spesso non meritato e non lavorato. Insieme, per dirla come questa cultura parlava una volta, il popolo del plusvalore e della rendita. Se Renzi è l’usurpatore delle sinistra chi ha realizzato questo Golem sociale e lo fa camminare è un Frankenstein fissato per di più dell’essere l’angelo buono contro il demonio.

Il servizio del Tg La7, i cori contro Renzi dal minuto 00.47 in poi: