Multe alle banche avare, Daspo politico ai corrotti. Magari è, eppur non basta

di Mino Fuccillo
Pubblicato il 6 Giugno 2014 - 16:30 OLTRE 6 MESI FA
Mario Draghi (foto Lapresse)

Mario Draghi (foto Lapresse)

ROMA – Bce, Banca Centrale Europea, sì insomma una delle tre teste della perfida e orrida “Troika”, sì insomma una delle tre cattive creature (le altre due sono l’ Unione Europea e il Fondo Monetario Internazionale) presta da settembre e per tutto il 2014/2015 quattrocento miliardi di euro da restituire in quattro anni a bassissimi interessi. Insomma pompa soldi, tanti soldi, nell’economia del continente. E allora? Sempre cattiva resta la Bce nel racconto popolare e populista, sempre una Banca è e per di più “Centrale”! Se il racconto popolare e populista, quello d’ordinanza non solo nei comizi ma anche nei talk-show, quello appunto prediletto dai “conduttori” televisivi, se questo racconto avesse un volto sarebbe uno spasso guardarlo quel volto scomporsi e ricomporsi mentre apprende che la Bce di fatto multerà le banche che non girano quei 400 miliardi alle imprese e alle famiglie sotto forma di prestiti.

Già, multe, di fatto multe. Una banca si finanzia presso la Bce, prende soldi a un tasso dello 0,25%. Deve restituire a quel tasso in quattro anni. Ma se vuole mantenere quel tasso e quella scadenza per la restituzione deve dimostrare di aver prestato denaro, fatto credito insomma ad aziende, in particolare piccole e medie, e a famiglie. Se non lo ha fatto, se ha tenuto i soldi prestati dalla Bce in cassa, quella banca deve restituire a tassi più alti e scadenze più brevi. La multa appunto. Se una banca prende a prestito dalla Bce e poi non fa credito a aziende e famiglie viene multata. Che faccia fanno alla notizia i cultori e sapienti del complotto planetario delle banche, soprattutto “centrali” che affamano i popoli? Non ci credono, eppure è vero. Il guaio non è che le banche complottano, il guaio vero è che magari è vero che talvolta si muovono in direzione dell’interesse generale. Magari è, eppur non basta.

Non basta che Bce abbia stabilito che il denaro costa meno che mai a chi vuole fare impresa. Non basta che Bce punisca con una trattenuta le banche che depositano i soldi la notte in Bce e la mattina dopo li riprendono. Parcheggio per non prestare, parcheggio da ora in poi oneroso e non più remunerato. Non basta neanche che Bce provi a forzare la mano delle banche per girare a chi fa impresa e lavoro i 400 miliardi. (Con l’eccezione dei mutui immobiliari che Bce non vuole incentivare perché possono essere innesco di nuova bolla immobiliare). Non basta che questa Bce faccia cose che contrastano con l’ortodossia tedesca del rigore. Non basta neanche che l’ortodossia tedesca del rigore ormai sia molto più pragmatica, addolcita, aggirabile. E’ tutto vero, eppur non basta.

Non basta che un’impresa italiana possa avere meno difficoltà ad ottenere credito dalle banche, Non basterà mai fino a che il 90 e passa per cento della capitalizzazione delle imprese italiane resta tutto di finanziamento e leva bancaria. Non basterà fino a che gli imprenditori non ci mettono nell’impresa soldi dei loro. Non basterà fino a che le dimensioni e i pensieri d’impresa italiani saranno a grande maggioranza piccoli e corti. Non basterà fino a che impresa e lavora deputati a produrre ricchezza dovranno pagare e mantenere due enormi bocche. Bocche diverse, non paragonabili. Eppure entrambe idrovore. La bocca della Pubblica Amministrazione inefficiente e impermeabile ad ogni criterio di merito e produttività (lo sciopero dei comunali di Roma per il salario accessorio ma anche eterno in materia docet). E la bocca della corruzione, della tangente e mazzetta. Tangente e mazzetta su cui un intero ceto sociale ha costruito la sua opulenza, il suo status e, purtroppo, anche il suo Stato.

Conti approssimativi ma non sballati cifrano ad almeno cento miliardi annui il costo delle due bocche voraci: 60 e passa la corruzione (sotto stimata), una quarantina lo spreco da danno inferto alla economia e società da Pubblica Amministrazione ignava e servizi pubblici sotto standard. Non basterà mai nessuna multa alle banche avare e neanche un mitologico esproprio delle banche basterebbe fino a che l’imprenditore non ci mette soldi e tecnologia, il lavoratore non ci mette riqualificazione e flessibilità, la scuola e università non ci mettono competenze, la Pubblica Amministrazione non cambia i connotati…Fino ad allora non basterà mai.

Così come non basterebbe, magari arrivasse, il Daspo politico ai politici colti in flagranza di corruzione. Una legge, qualcosa che impedisca a un politico indagato, accusato e condannato per reati contro il patrimonio pubblico di continuare a fare il politico. Una legge, una regola, un qualcosa per cui se hai trattato mazzette e tangenti devi sparire dalla vita pubblica. Magari Matteo Renzi qualcosa che ci somiglia se la inventa. Ci sta lavorando, ci si sta incaponendo. Qualcosa del genere gli serve da mostrare. Magari qualcosa se la inventa e magri funziona e forse no. Chissà cosa funziona con una pubblica opinione che il giorno pari chiede le mani tagliate al ladro di pubblico denaro e il giorno dispari grida all’abuso, alla dittatura se le impediscono di votare per il politico già notoriamente impegnato in mazzette e dintorni? Chissà se è come per altre questioni, se c’è una sorta di “nimby”, non nel mio giardino, chissà se il politico che non maneggia né soldi né favori è quello ideale per tutti, alla sola condizione che non sia il politico del proprio “territorio”? Un politico pezzente, e che se ne fa di un pezzente il territorio che pigola pubblica pioggia di pubblico denaro?

Magri arriva una specie di Daspo politico per i politici corrotti e poi si scopre che sarà come il Daspo appunto per gli stadi: pieno di buchi, eccezioni, distinguo. Ma anche se fosse pieno il Daspo politico ai politici ladri non basterebbe. Non fino a quando l’ideologia, la cultura e la pratica di massa considerano il denaro pubblico tanto inesauribile quanto a disposizione del più lesto. Considerare l’erogazione sempre e comunque di denaro pubblico un diritto quasi naturale non è certo rubare. Ma è su questa pietra che i ladri edificano il loro tempio. E considerare il denaro pubblico a disposizione del più lesto e bravo e forte e abile non è certo rubare, ma è con questa leva che i ladri, i politici ladri e la società civile e ladra hanno sollevato il mondo. Non basterà mai nessun Daspo ai politici fino a che imprenditori e avvocati, commercialisti e ingegneri, sindacalisti e funzionari, medici e portantini, facchini e capo stazione, tassisti e impiegati…Fino a che insomma tutti non smetteranno di praticare, omaggiare e riconoscere come alta professionalità e onorabilissima facoltà e dote il saper portare soldi pubblici a casa, ecco fino ad allora non basterà nessun Daspo politici ai politici. Ce ne vorrebbe uno sociale alla gente, ma non si può e non sta bene.