Emanuela Orlandi show, 37 anni dopo in arrivo nuove rivelazioni, O bufale? Emanuela Orlandi show, 37 anni dopo in arrivo nuove rivelazioni, O bufale?

Emanuela Orlandi show, 37 anni dopo in arrivo nuove rivelazioni, O bufale?

Emanuela Orlandi: l’ultima “rivelazione” bomba e le nuove piste “clamorose” in arrivo.

Il 20 ottobre scorso ho comunicato a Pietro Orlandi che Pippo Calò della scomparsa di Emanuela Orlandi non sa assolutamente nulla. Ma vorrebbe approfittarne per inventare qualcosa. Pur di ottenere qualche beneficio.  Ed ecco che lui dopo qualche giorno tira di nuovo in ballo a sorpresa Enrico De Pedis. E che sorpresa!

Un sorpresa formato mega. Coinvolge infatti come suo complice in chissà quali attività criminali addirittura l’ex presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. E sul gruppo Facebook di Pietro Orlandi i suoi fan “spiegano”, con la sua approvazione esplicita, che a fare uccidere De Pedis, il 2 febbraio ’90, è stato proprio Scalfaro:

“Prima se n’è servito e poi l’ha fatto ammazzare. E cinico com’era l’ha fatto seppellire a Sant’Apollinare”.  

Parlare di cinismo da parte di chi ha per anni attaccato sui vari mass media Carla Di Giovanni, vedova De Pedis, di recente passata a miglior vita, forse anche per tutti i dolori patiti, è piuttosto fuori luogo. Ma tralasciamo. 

Strabilianti rivelazioni in arrivo su Emanuela Orlandi

A dire delle nuove strabilianti “rivelazioni” del buon Pietro – fatte con appena 37 anni e cinque mesi di ritardo – nelle stanze del conservatorio Ludovico da Victoria frequentato da Emanuela la buonanima di De Pedis era proprio di casa. Vi andava a trovare spesso e volentieri sia Scalfaro. Nella sua segreteria particolare, due stanze a ridosso della segretaria del conservatorio. Sia suor Dolores, che di quel conservatorio era la responsabile.

Come se non bastasse, la suora in presenza degli studenti esibiva considerazione e rispetto per il suo visitatore. Che, si badi bene, secondo Pietro era latitante. Latitante anche quando Scalfaro era ministro dell’Interno! Incarico ricoperto infatti dal 4 agosto 1983 al 28 luglio 1987.

Insomma, gli ingredienti per qualche altra roboante puntata dell’Emanuela Orlandi Show non mancano certo. Anche nel caso che i risultati delle analisi ancora in corso sulle ossa del cimitero teutonico vaticano non siamo quelli sperati. O sognati. Di carne da mettere a fuoco ce ne sarà comunque. E in abbondanza.

I risultati delle analisi delle ossa

Se poi per i motivi che abbiamo spiegato di recente, da quelle analisi saltassero fuori risultati (apparentemente) shocking,  come è possibile se non probabile, ecco che gettare nel pentolone anche Scalfaro, cioè un ex presidente della Repubblica ed ex ministro dell’Interno, permetterebbe allo Show di campare di rendita per chissà quanti anni ancora. Allo Show e a chi lo porta avanti con profitti di vari tipi. 

Ecco cosa ha scritto esattamente Orlandi lo scorso 25 ottobre, cinque giorni dopo il mio per lui deludente messaggio su Calò,  con un apposito appello su Facebook nel gruppo da lui creato il 23 novembre 2011 per tentare di essere ricevuto dall’allora  Segretario di Stato Vaticano.

Un appello di Pietro Orlandi

“Questo è un appello rivolto soprattutto alle allieve e allievi della scuola di musica frequentata da Emanuela. Naturalmente possono contattarmi privatamente. Ho avuto conferma che Enrico De Pedis frequentava molto spesso la scuola perché amico della direttrice Sr Dolores. Spesso veniva visto uscire dall’ufficio di Scalfaro. Che stava al medesimo piano della scuola. Sr Dolores mentre parlava con lui e casualmente incontrava alcuni allievi lo presentava come un benefattore della scuola. E davanti agli allievi dimostrava molto rispetto nei confronti di questa persona che era quasi di casa. Tutto questo considerando che in quel periodo era latitante. Se potete, condividete questo post in modo che possa più facilmente raggiungere la maggior parte di allievi. Ma anche personale della scuola che volesse contattarmi. Grazie”.  

Da notare che questo appello è già stato preso sul serio e rilanciato chissà perché da un giornale online che si occupa di viaggi.

Qualunque cosa eventualmente qualcuno si inventi per compiacere Pietro o per vanità o per vendetta postuma o perché convinto che comunque il Vaticano c’entri qualcosa, dopo 37 anni non c’è più nessuno dei diretti interessati che possa contraddirlo. E gli altri si guarderanno bene dal volersi cacciare in una storiaccia sempre più torbida. Motivo per cui l’appello in questione non è detto che cada nel vuoto…

Non è la prima volta

Non è la prima volta che Pietro Orlandi sostiene di avere ricevuto rivelazioni da chi frequentava la scuola di musica assieme a Emanuela. Anni fa a don Piero Vergari, rettore della basilica di S. Apollinare (contigua al palazzo di S. Apollinare ospitante la scuola di musica. E come la basilica affacciata sulla omonima piazza di S. Apollinare), i magistrati hanno sequestrato il computer per ricostruire la vicenda della tomba di De Pedis nei sotterranei della basilica.  Vicenda peraltro già ampiamente chiarita e trovata priva di zone oscure dal magistrato Andrea De Gasperis con accertamenti e indagini dal 1995 al 1997.

Nonostante che a don Vergari non sia stata mossa nessuna accusa di un qualche reato, su di lui venne scatenata dai tifosi di Pietro Orlandi la tempesta mediatica che lo dava per colpevolissimo di chissà che. E in procinto di essere arrestato. Tanto che qualche giornalista scrisse la fandonia che per evitare l’arresto si era rifugiato in Vaticano.

Ed ecco che in piena tempesta anti Vergari Pietro Orlandi fa una “rivelazione”, anzi due,  che arrivano come il cacio sui maccheroni:

“Le amiche della scuola di musica di Emanuela mi dissero che suor Dolores, la direttrice, non le faceva andare a Messa o cantare nel coro a Sant’Apollinare. Ma preferiva che andassero in altre chiese proprio perché diffidava, aveva una brutta opinione di monsignor Vergari. E le stesse mi riferirono un altro dettaglio: suor Dolores non voleva che si sapesse che nello stesso complesso aveva gli uffici Oscar Luigi Scalfaro”.

Non ha mai fatto i nomi

Peccato che di queste “amiche” di Emanuela il buon Pietro non abbia mai fatto il nome, esattamente come non ha mai fatto gli altri nomi di chi gli ha regalato le altre “rivelazioni”, utili per altre accuse più o meno clamorose contro ora questo e ora quello, ma tutte campate per aria. 

Peccato anche che quando suor Dolores è stata interrogata come testimone dai magistrati non abbia mai neppure nominato il “pericoloso” don Vergari. 

Peccato sia stato accertato che a Natale e in altre festività sacre la stessa suor Dolores faceva cantare i suoi studenti nel coro della basilica retta proprio dal “pericoloso” don Vergari. 

Peccato infine – riguardo l’affermazione “suor Dolores non voleva che si sapesse che nello stesso complesso della scuola di musica, il cui nome era Ludovico Da Victoria, aveva gli uffici Oscar Luigi Scalfaro” – che il giornalista Tommaso Nelli abbia dichiarato, scritto e documentato  l’esatto contrario:

“Scalfaro aveva uno studio al quarto piano del palazzo di sant’Apollinare. Gli allievi e gli insegnanti della “Da Victoria” mi hanno raccontato di averlo incontrato più volte in ascensore. Specificando che era in ottimi rapporti con la direttrice dell’istituto, suor Dolores Salsano. E seguiva con interesse l’attività canora come dimostra una foto dove i due, vicini di posto, assistono a un saggio della scuola a inizio anni Ottanta”.

L’ufficio di Scalfaro

Pietro Orlandi della presenza di Scalfaro nei locali contigui al Da Victoria non ne ha mai parlato né ai magistrati né ai giornalisti né in tv. Per il semplice motivo che non ne sapeva assolutamente nulla. Di quella presenza ha saputo solo DOPO che ne ha parlato il giornalista Tommaso Nelli, il quale ha anche pubblicato la foto di Scalfaro e suor Dolores seduti uno affianco all’altra a un saggio di musica. E solo DOPO che ne ho parlato io in articoli e prima ancora nel mio libro del 2010 “Cronaca criminale – La storia definitiva della Banda della Magliana”. 

In quel libro, per scusarmi di mie gravissime accuse precedenti contro De Pedis rivelatesi infondate, avevo pubblicato una lunga lettera della signora Carla Di Giovanni vedova De Pedis. Nella sua lettera a un certo punto si parla dei vari uffici e associazioni presenti nello stesso palazzo del conservatorio Da Victoria e si specifica:

“Ufficio dell’onorevole Oscar Luigi Scalfaro, con annessa segreteria e visitatori, dal 1976 fino al 1991, quando è subentrata l’Opus Dei”. 

I De Pedis a Messa

In seguito la signora Carla mi ha raccontato che lei e suo marito la domenica andavano a Messa nella basilica di S. Apollinare perché in quel luogo vi avevano celebrato il proprio matrimonio. E perché, unica chiesa a Roma, il coro usava il molto suggestivo canto gregoriano.

Mi ha inoltre raccontato, e io l’ho scritto in articoli e nel mio blog Arruotalibera, che alla Messa domenicale partecipava anche Scalfaro, attratto, come le spiegò don Vergari, anche lui dal canto gregoriano.

Che questi particolari me li abbia raccontati lei è la migliore dimostrazione che suo marito all’epoca non era latitante. E che lui e l’allora ministro dell’Interno Scalfaro neppure si conoscevano.

Amante del canto gregoriano, Scalfaro alle 10,30 del 21 marzo 1996 ormai presidente della Repubblica  ha voluto ricevere nella sala della Pendola del Quirinale una folta delegazione dell’Associazione Italiana Canto Gregoriano, guidata dal suo presidente Paolo Mazzotta.

In ogni caso, per i miei libri e le mie inchieste a suo tempo mi sono informato presso alcuni ex insegnanti del Da Victoria, compresi quelli di Emanuela, se suor Dolores usasse ricevere estranei. Persone cioè diverse dai familiari degli studenti, e magari presentarli a quest’ultimi. Tutti hanno negato con convinzione.

Pippo Calò non ne sa niente

Prima però di apprendere da me che Pippo Calò non sa niente, Pietro Orlandi s’è ricordato – sempre con qualche anno di ritardo – di dare un nome all’amico “misterioso” della zia Anna. Nome trovato due anni dopo i fatti negli appunti di nonno Orlandi. Che, solo in casa, aveva preso nota del nome di chi aveva telefonato chiedendo di Anna. Ecco cosa ha detto Pietro Orlandi nell’intervista a Repubblica del 31 luglio scorso:

“Prima della scomparsa di Emanuela, mia zia venne avvicinata per strada da un uomo con cui rimase in contatto e che frequentò saltuariamente, incontrandolo anche in presenza di Emanuela. Quel tizio si era presentato col nome di Paolo Rossi.

“Ma una volta telefonò a casa chiedendo di mia zia, che non c’era, e lasciò un nome diverso, Paolo Toschi. Poi di colpo quell’uomo sparì. Quando mia zia riferì [nel giugno dell’85: ndr] la cosa agli inquirenti le vennero mostrate alcune foto e in una lei riconobbe l’uomo, il cui vero nome era effettivamente Paolo Toschi. Ci dissero che apparteneva ai Servizi. Così ci fu detto. Ma non ricordo se dalla polizia, dai carabinieri o dal Sisde [i servizi segreti civili dell’epoca. Alle dipendenze – si noti – del ministero dell’Interno, che era Scalfaro: ndr]”. 

A scoppio ritardato

Uno scoop a scoppio ritardato, molto ritardato, per la pista dell’amico misterioso, stranamente sparito dalla circolazione e dalle frequentazioni della zia Anna proprio quando è sparita Emanuela.

Da notare che stando a quanto sostenuto anche nei suoi libri dalla buonanima dell’ex magistrato Ferdinando Imposimato, diventato in seguito avvocato e legale anche della signora Maria Pezzano madre di Emanuela, quell’amico della zia Anna era un uomo del KGB, i servizi segreti di Mosca, incaricato di studiare il rapimento della ragazza.

Ecco perché a rapimento portato a termine il Paolo Rossi/Toschi è sparito pure lui. Come del resto ha confermato l’Orlandi nell’intervista del 31 luglio scorso. Dove anziché nel KGB sovietico lo ha però infilato nel Sisde italiano. Tutto fa brodo.

Gestione cookie