Spagna, nuovo lockdown, ma all’italiana: di notte, per pochi intimi

di Pino Nicotri
Pubblicato il 26 Ottobre 2020 11:01 | Ultimo aggiornamento: 26 Ottobre 2020 11:01
Spagna, nuovo lockdown, ma all'italiana: di notte, per pochi intimi. Nella foto: Madrid in lockdown

Spagna, nuovo lockdown, ma all’italiana: di notte, per pochi intimi. Nella foto: Madrid in lockdown

Terzo stato di emergenza dichiarato e instaurato dal governo spagnolo con la dichiarazione dello stato di allerta, che alcuni traducono come stato di allarme.

Il nuovo decreto viene dopo quello del 14 marzo, che aveva decretato  il lockdown nazionale. E dopo quello del 2 ottobre di blocco della capitale Madrid, dove la pandemia era – ed è – ormai fuori controllo. In Spagna negli ultimi tempi i contagi della pandemia che porta il Covid-19 sono quasi 20 mila nuovi casi al giorno. Un po’ più che in Italia.

Il nuovo stato di emergenza durerà 15 giorni, come è facoltà legale del governo. Che però ha intenzione di chiedere al Parlamento di prolungarlo di ben sei mesi. Ha inizio intanto subito il coprifuoco sull’intero territorio nazionale dalle 23 alle 6 del mattino e gli incontri tra non conviventi non potranno superare le sei persone.

Come previsto dalla Costituzione le singole Regioni potranno autonomamente modificare la decisone del governo posticipando o anticipando il coprifuoco di un’ora e dichiarare zona rossa, chiudendola nel blockdown, l’intero proprio territorio o sue porzioni. Le Canarie sono esenti dalla nuova misura perché la situazione è sotto controllo, si spera di non soffocarne il turismo.

Annullato un primo blocco di Madrid

Il blocco dell’intero territorio di Madrid, che pur essendo la captale della Spagna costituisce una Comunità autonoma, era stato annullato dalla Corte Suprema di Giustizia su ricorso della stessa Comunità. Nonostante avesse chiesto al Governo di Sánchez un aiuto a contenere il dilagare della pandemia. La Corte l’8 ottobre aveva infatti stabilito che non c’erano le basi legali per limitare, sia pure di soli 15 giorni, le libertà personali. Comprese quelle di spostamento, dei cittadini. Con la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale il governo centrale intende rinnovare lo stato di allerta, o allarme, bocciato  questo stesso mese dalla Corte Suprema.

Lo stato di allerta, o di allarme, è previsto dalla Costituzione e permette al governo – sia centrale che regionale, a seconda di chi lo dichiara – di limitare alcune libertà fondamentali. In casi di particolare emergenza. Sánchez ora reintrodurrà le stesse restrizioni decise il 2 ottobre. Dureranno 15 giorni, ma il Parlamento le potrà prolungare se necessario.

Le misure consistono in lockdown parziale di Madrid e di altre nove città della sua Comunità autonoma. Vale a dire, Alcalá de Henares, Alcobendas,  Alcorcón, Fuenlabrada, Getafe, Leganés, Móstoles, Parla e Torrejón de Ardoz.

Nelle dieci città non sarà più possibile entrare e uscire se non per motivi di lavoro, scuola e salute. L’ingresso nei negozi e nei locali al chiuso sarà contingentato. Sarà limitato il numero dei partecipanti alle funzioni religiose, messe, funerali, battesimi, matrimoni. I bar e i ristoranti dovranno chiudere alle 23.

Come Fontana con Conte

Riguardo il comportamento della Comunità autonoma di Madrid c’è da rilevare che è governata da Isabel Díaz Ayuso, del principale partito di centrodestra e di opposizione del Paese, il Partito Popolare. Mentre il Governo Sánchez è a maggioranza socialista.  Una situazione che ricorda quella della Regione Lombardia governata dal leghista Attilio Fontana. Mentre il governo nazionale italiano è guidato da Giuseppe Conte, che pur non essendo socialista si può definire di centro sinistra.

Anche in Spagna, come in Italia, le Regioni hanno potestà di intervento autonomo in fatto di salvaguardia della salute pubblica. Ma la Comunità autonoma di Madrid non è una Regione anche se la signora Isabel Dìaz Ayuso tende a comportarsi come se lo fosse.