Pd in balia di Letta che fa la festa ai renziani, Renzi voleva eclissare tutti ma Conte brilla e Renzi è eclissato Pd in balia di Letta che fa la festa ai renziani, Renzi voleva eclissare tutti ma Conte brilla e Renzi è eclissato

Pd in balia di Letta che fa la festa ai renziani, Renzi voleva eclissare tutti ma Conte brilla e Renzi è eclissato

Pd allo sbando. Conte non perde consenso nei sondaggi, Draghi non fa la differenza. Letta vuol liquidare gli ex renziani. Renzi voleva far saltare il tavolo, ma adesso rischia di rimpiangere Casalino.

Non deve scandalizzare la cattiveria politica di Renzi. Nel dicembre del 1940, in pieno conflitto mondiale, Winston Churchill decise di estromettere il proprio Ministro degli Esteri, Lord Halifax, perché era visto da molti come un suo possibile successore.

Certo, lo fece con eleganza e tatto, ma lo fece, nominandolo nuovo ambasciatore negli Stati Uniti, a 6000 chilometri da Londra.

Figuriamoci quindi se si può arrossire per la congiura renziana. Semmai l’esempio è utile per dire, uno, che in politica non si bada ai complimenti, e due, che l’azione di Renzi è stata alquanto scontata.

Del resto, cosa doveva fare con un Presidente del Consiglio con un alto gradimento nel Paese ed una borsa piena di soldi da spendere? Il gentile professore-avvocato era per questo figura scomoda, quindi, è stato fatto accomodare fuori da Palazzo Chigi. 

La poca visione di Renzi ha danneggiato il Pd

Però Renzi, che pensava di demolire il centrosinistra per poi riutilizzare le macerie a proprio piacimento, ha commesso un grosso errore. Ha mancato di una visione che andasse anche oltre il proprio interesse politico, a favore del Paese. 

In questo senso, l’uomo politico, ha dimostrato di non avere la stoffa del campione, il talento, la vocazione per la grande politica. 

In un’altra stagione, sarebbe già circolata una mozione congressuale per sostituirlo alla guida di Italia Viva, ma i tempi sono cambiati – per fortuna o per sfortuna. Oggi si pedala a testa bassa, non ci si ferma a discutere, la politica si beve non si mastica. 

È anche vero però che Italia Viva è un partito di recente costituzione, inchiodato al 2% nei sondaggi e non pervenuto alle ultime elezioni Regionali. Facile immaginare quindi che per loro aprire una discussione interna sia anche un po’ complicato. 

Tuttavia, ciò non cambia il giudizio sull’agire politico di Renzi, che ha messo in campo una strategia mediocre, incapace di raggiungere gli obiettivi che si era prefissa. 

Anzi, ha prodotto l’effetto contrario su Pd e M5s

Il M5S, che correva veloce verso il dirupo, si troverà in versione “Conte leader” a giocarsi il primato con la Lega. Si voleva escludere il Movimento dall’azione di governo, ed invece, eccotelo lì, a pieno titolo accanto a Draghi.

Nel PD le cose per Renzi andavano bene, Zingaretti cuoceva a fuoco lento. Adesso c’è Letta, con il dente avvelenato. Che tra le prime cose fatte ha sostituito Delrio, Marcucci. Ed ha incontrato Giuseppe Conte, tanto per raffreddare gli entusiasmi di chi si immaginava un segretario prigioniero del partito. 

La politica smart di Renzi, che voleva accelerare le dinamiche distruttive in corso nel centrosinistra. Per passare velocemente alla cassa e riscuotere. Ha creato invece le condizioni migliori per una potenziale resurrezione di questo schieramento. 

È mancato il guizzo del fuoriclasse, l’equilibrio tra ambizione e responsabilità, la visione dello statista che antepone a tutto, il bene comune.

Solamente all’interno di un suddetto schema poteva funzionare la politica renziana.

Parlare solo agli interessi di una singola forza, è per definizione, un approccio che non guarda all’interesse collettivo, e quindi, destinato ad essere controproducente. 

Non è bastato sostenere che con Draghi sarebbe cambiato tutto. Alla prova dei fatti la propaganda si è sgonfiata. 

Sono passati quasi due mesi dalla caduta di Conte e la situazione è la medesima, soliti problemi, solite soluzioni, Conte criticava le Regioni, Draghi critica le Regioni. I vaccini erano pochi, i vaccini sono ancora pochi. La burocrazia era tale prima, la burocrazia è tale adesso. La sanità era un disastro, la sanità lo è ancora. La campagna di vaccinazione non andava spedita, la campagna di vaccinazione ancora arranca. Niente MES prima, niente MES adesso. E via via, lungo la lista delle cose che non sono cambiate e che non possono cambiare nel breve termine.

Il Paese sarebbe stato rivoltato come un calzino, si diceva, ed invece? Ed invece Draghi non ha fatto la differenza e siamo ancora dove eravamo prima. 

Dal punto di vista politico forse la situazione è pure peggiorata. Perché il Governo Draghi non è una riappacificazione momentanea della politica per il bene del Paese. Ma un armistizio che sigla la guerra tra partiti, un tutti contro tutti a voce bassa. 

Ricapitolando. Conte è più vivo di prima. Il M5S ha una possibilità in più di non morire che prima non aveva. Nel PD la partita è aperta. Draghi non fa la differenza.

L’unico che ci rimette è Renzi, inviso come mai al Paese, leader di un partito che non c’è. Obbligato adesso a muoversi in uno scenario che è diventato a lui sfavorevole.

Della mossa del cavallo non c’è rimasto niente, nemmeno la sella. 

 

 

 

 

 

 

 

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