Sapin, economista di Hollande: “Più tasse ai ricchi. No spese pubbliche”

Pubblicato il 7 maggio 2012 10:07 | Ultimo aggiornamento: 7 maggio 2012 10:07

Francois Hollande (Foto LaPresse)

PARIGI – Francois Hollande è il nuovo presidente della Repubblica Francese, e porta con sé all’Eliseo un programma fatto, tra l’altro, di nuove tasse per i più ricchi. Una proposta studiata dall’economista e politico socialista Michel Sapin, già ministro della Giustizia, dell’Economia e della Funzione Pubblica, amico del neo-presidente dai tempi dell’Università (naturalmente l’Ena, la Scuola Nazionale di Amministrazione, frequentata dalla gran parte della classe dirigente francese).

Ma Sapin, probabile futuro ministro dell’Economia o segretario generale dell’Eliseo, è anche stato l’autore della legge che porta il suo nome, relativa alla prevenzione della corruzione e alla trasparenza della vita economica e delle procedure pubbliche. In particolare quella legge, del 1993, è stata creata per contrastare il brokeraggio, cioè l’acquisto degli spazi pubblicitari da parte dei media, che poi li rivendevano alle aziende investitrici con un sovrapprezzo che poteva raggiungere il 40 per cento. Inoltre la legge Sapin cercava di contrastare la forte concentrazione del mercato pubblicitario, detenuto, prima della legge Sapin, da due sole aziende.

Adesso quella prevista da Sapin e Hollande è una politica economica che abbandona il rigore per promuovere la crescita, e che comporta, tra le novità più discusse, un’aliquota del 75 per cento sui patrimoni al di sopra del milione di euro, mentre per i patrimoni sopra i 150mila euro l’aliquota è del 45 per cento. Ma quando Stefano Montefiori, del Corriere della Sera, ha domandato a Sapin se lui e Hollande siano nemici dei ricchi, l’ex ministro ha risposto: “Conosco molti ricchi che vorrebbero guadagnare più di un milione di euro l’ anno e pagare quella tassa. Non sono pentito della proposta, riguarda solo 3 o 4.000 persone, è una misura più di coesione sociale che di politica economica. Un modo di dire ai francesi che il momento è difficile per tutti, e che anche i più fortunati contribuiscono”.

A chi teme che con Hollande torni una gestione “irresponsabile” della spesa pubblica, Sapin dice che non bisogna avere paura: “La scelta di Hollande di rinegoziare il trattato di stabilità è sempre più condivisa, non spaventa più nessuno. Va riconosciuto che è stato Hollande a spostare le linee del dibattito, a imporre in Europa il tema dell’ equilibrio necessario tra disciplina budgetaria e crescita delle economie”.

Sapin chiarisce che né lui né Hollande intendono riaprire la strada ad una nuova era di spese pubbliche: “Né io né Francois Hollande pensiamo che si possa rilanciare l’ economia come nel 2008 e nel 2009, ossia con un aumento della spesa pubblica. Puntiamo invece su investimenti, ricerca, nuove tecnologie e creazione di posti di lavoro. Si chiama crescita attraverso l’ offerta, una crescita sana, di medio-lungo termine. Se la primavera europea non rimetterà in moto le nostre economie e non ridurrà la disoccupazione, allora prenderà il volto del caos sociale. Le politiche scelte finora sono semplicemente impossibili da mettere in atto”.

Riguardo al presunto Piano Marshall europeo, Sapin dice: “È vero, sono in corso nuove riflessioni sugli strumenti di questa crescita sana, che non può essere sostenuta da altro debito. Non servirebbe a niente trasferire una parte dei nostri deficit verso l’ Europa; invece la Bei (Banca europea per gli investimenti) potrebbe in futuro giocare un grande ruolo. E il Meccanismo di stabilità dovrà finanziare nuovi investimenti; non generiche opere pubbliche, non bisogna certo fare ponti per il piacere di fare ponti…”.

Sull’asse privilegiato Berlino-Parigi instauratosi tra Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, Sapin sottolinea l’importanza di un rapporto paritario tra Germania e Francia, ma definisce “una disgrazia” il sistema “Merkozy”: “L’ Europa ha bisogno dei grandi Paesi fondatori, in particolare dell’ Italia. Sono certo che avremo rapporti ottimi con Mario Monti. Sarei felice di vedere l’ Italia parte integrante di una nuova Europa multilaterale. Allo stesso tempo, chi può immaginare che l’ Europa rinnovata possa funzionare se Francia e Germania non riescono a lavorare bene insieme? Tutto passa attraverso il motore franco-tedesco, capace però di coinvolgere altri, in particolare l’ Italia. Solo così l’ Europa potrà cavarsela”.