Francia in rivolta contro il manganello fiscale di Hollande che si piega sui Tir

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 Ottobre 2013 14:27 | Ultimo aggiornamento: 29 Ottobre 2013 14:29
Francia in rivolta contro il manganello fiscale di Hollande che si piega sui Tir

Francia in rivolta contro il manganello fiscale di Hollande che si piega sui Tir

PARIGI – Francia in rivolta contro il manganello fiscale di Hollande che si piega sui Tir. La rivolta antitasse si allarga a macchia d’olio in Francia e in pochi giorni riesce a far piegare il governo su alcuni provvedimenti che pensava di aver messo già in cassaforte. La Bretagna guida da settimane la protesta, che nel caso dell’ecotassa sui Tir è sfociata nel week-end in episodi di guerriglia: battaglia vittoriosa perché, notizia di oggi, il primo ministro Jean-Marc Ayrault ha deciso oggi di sospenderne l’applicazione  su tutto il territorio francese.

Sulla cruciale finanziaria 2014 e sul risanamento del debito della Securité Sociale (l’assistenza malattia e pensioni), reclamato a gran voce anche da Bruxelles, la compagine di Jean-Marc Ayrault confidava di aver almeno messo qualche toppa. E invece, di fronte al malessere dei piccoli risparmiatori rivelato da sondaggi e amplificato da politici e sindacalisti, ha dovuto fare marcia indietro su due cardini della manovra: l’allineamento al 15,5% dell’imposta sul PEL (il piano di risparmio per chi ha in vista un’acquisto di casa) e sul PEA (l’equivalente per chi vuole invece investire in azioni). Sono due fra i prodotti più diffusi presso le famiglie francesi, e due fra i rifugi più popolari per il salvadanaio domestico.

Farli finire sotto la mannaia delle tasse si è rivelato drammaticamente impopolare. Tutti parlano dell’ennesimo dietrofront di Francois Hollande, ormai dipinto come il principe degli indecisi e degli esitanti, dalla satira e dalla critica. Ma in difesa del presidente – che questa sera anche per l’istituto di sondaggi BVA scende al di sotto della quota di popolarità qualsiasi suo predecessore nella Quinta repubblica – arriva Pierre Moscovici, ministro dell’Economia. Alla radio, Moscovici spiega semplicemente che il governo “è sempre in ascolto dei francesi” e che “il loro stato d’animo bisogna comprenderlo”. “Vogliamo la pacificazione e la chiarezza”, ha incalzato Bernard Cazeneuve, il collega ministro del Bilancio.

Ma il problema della rivolta fiscale contro una tassazione che ormai non solo più dai ricchi vip come Gerard Depardieu viene ritenuta insopportabile, si aggrava ad ogni ora che passa. La Bretagna, regione da settimane in ebollizione contro il carovita e le imposte, si è incendiata nel week-end per le proteste contro l’ecotassa sui Tir, che penalizza un po’ tutti: dagli industriali che ne chiedono il rinvio, ai camionisti che non ne vogliono sapere, agli agricoltori e allevatori. Questi ultimi, spina dorsale bretone, protestano perché saranno costretti a pagare più volte i 13 centesimi previsti dalla tassa per ogni chilometro percorso da un camion di oltre 3,5 tonnellate (ma la Bretagna ha uno sconto del 50%): ogni volta che i loro animali, dalla nascita al consumo, dovranno essere trasportati.

La destra, pur scompaginata al suo interno, si nutre dei guai a catena della sinistra per rilanciarsi e dar voce alla protesta contro il “manganello fiscale” usato dalla gauche. Il presidente UMP, Jean-Francois Copé, ha parlato oggi di “dilettantismo”, “passi falsi” e “improvvisazione” da parte del governo socialista. In serata, Ayrault ha bloccato l’ecotassa sui Tir e convocato una riunione per domani con le parti in causa. In vista, nuovi ripensamenti: almeno un tasso ancora più vantaggioso per i bretoni. Passi indietro che andranno ad aggiungersi alla battaglia, lungi dall’essere vinta nonostante le dichiarazioni, per l’imposizione anche alle società di calcio della contestata “tassa sui ricchi”, il 75% sulla parte di reddito che supera il milione di euro.

“Un disastro – scrive oggi Le Monde, quotidiano al fianco di Hollande nella campagna elettorale 2012 che sembra oggi lontana anni luce – l’esecutivo e la sua maggioranza non hanno più presa su nulla, sono risucchiati in una spirale infernale. Indietreggiamenti si succedono ai fallimenti e tutto alimenta sfiducia e preoccupazione”. E cita un ministro del governo che vuole conservare l’anonimato: “non possiamo più toccare niente”.