“Casta a statuto speciale”: le regioni del Bengodi a spese di tutti. Urge taglio

 "Casta a statuto speciale": le regioni del Bengodi a spese di tutti. Urge taglio
“Casta a statuto speciale”: le regioni del Bengodi a spese di tutti. Urge taglio

ROMA – “Casta a statuto speciale”: le regioni del Bengodi a spese di tutti. Urge taglio. A proposito di privilegi, a proposito di tagli alla spesa pubblica, c’è tutto un capitolo che merita l’attenzione specie di chi, come Carlo Cottarelli, per mestiere impugna le forbici per disboscare la foresta di sprechi che grava sulle finanze pubbliche: le regioni a statuto speciale. Specialissimo, visto che le tasse che le altre regioni versano per metà allo Stato centrale, qui restano in loco: è per questo che, citiamo in ordine sparso, possono permettersi di finanziare la tata, lo sconto caldaia, il bonus vacanze, il dimezzamento dell’Imu, il dentista rimborsato, i contributi a pioggia per gli affitti, il congedo parentale per i padri fino all’ottavo anno di età…Una sciagura nella sciagura lunga i 40 anni di vita delle Regioni (Michele Ainis).

“Esistono due Italie: Nella prima le imprese lottano con mercato, pagano le tasse, chiudono. Nella seconda o si è assunti dallo Stato (il caso dei 20 mila dipendenti della Sicilia, 7 volte più della Lombardia; o le aziende fronteggiano pressione fiscale inferiore (in Trentino per le start up l’Irap è azzerato per cinque anni) o possono contare su salvagenti pubblici inimmaginabili. (Pierfrancesco De Robertis, “La casta a statuto speciale”, Rubettino)

Contro questa anacronistica doppia velocità, contro il doppio registro contabile, lancia una campagna d’informazione Libero Quotidiano del 4 dicembre, con il direttore Maurizio Belpietro che fa appello direttamente al commissario alla spending review Cottarelli (“Vuole usare le forbici? Cominci da qui”).

E’ talmente attuale la questione che è di questi giorni di assalto alla diligenza della legge di Stabilità la notizia di altri milionari trasferimenti al Trentino Alto Adige. Denuncia la cosa la deputata Fi bolzanina Michaela Biancofiore che critica il governo

per voler “destinare i soldi della copertura Imu alle ricchissime province di Trento e Bolzano” e annuncia un emendamento soppressivo. Biancofiore auspica che “le regioni a Statuto ordinario, in particolar modo le limitrofe e produttive Veneto e Lombardia, vogliano insorgere”. “Leggo con sgomento – afferma – i capitoli 342, 343 e 344 del maxi-emendamento alla legge di stabilità che – destinano 400 ulteriori milioni di euro, cifra in grado di coprire la seconda rata dell’Imu, alle sole due Province autonome di Trento e Bolzano, le quali hanno ciascuna un bilancio di oltre 5 miliardi di euro grazie ai trasferimenti statali”.

Bisognerebbe abolire lo statuto speciale. Sì, ma come, in uno Stato che non riesce nemmeno ad abolire le Province? Primo ostacolo forse insormontabile è lo scudo costituzionale (articolo 116 della Carta). In Sicilia, l’abolizione dovrebbe passare attraverso un voto dell’Assemblea Regionale, la stessa che ha negato la riduzione dei componenti del Consiglio da 90 a 70 membri.

 

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