Intercettazione al Gatto Nero, la moglie di Piero Fassino come Cambronne: torinesi e Chiamparino sono…

di Sergio Carli
Pubblicato il 20 marzo 2019 6:22 | Ultimo aggiornamento: 19 marzo 2019 21:25
Intercettazione al Gatto Nero, la moglie di Piero Fassino come Cambronne (nella foto): torinesi e Chiamparino sono...

Intercettazione al Gatto Nero, la moglie di Piero Fassino come Cambronne (nella foto): torinesi e Chiamparino sono…

di Sergio Carli

Intercettazione a un tavolo di ristorante a Torino. Il risultato è esilarante. Protagonista Piero Fassino, ex segretario del Pd, ex ministro, ex sindaco della città, ora deputato del Pd eletto a Ferrara che “a Torino si vede sempre meno”.

La registrazione, ad opera dei carabinieri, risale all’ottobre del 2016, mentre era in corso un’inchiesta sul Salone del Libro.

Ma non è la vicenda giudiziaria che qui interessa in questo articolo pubblicato sul Fatto da Ettore Boffano. Il titolo dà il taglio umoristico:

“Fassino, Chiampa e la notte delle lunghe forchette”. Chiampa sarebbe Sergio Chiamparino, all’epoca presidente del Piemonte e apparentemente nemico di Fassino. Col quale, secondo Boffano, oggi filerebbe d’amore e d’accordo. AL punto da scrivere “un libro a quattro mani, sull’Alta velocità”.

Boffano è torinese, ha esordito alla Gazzetta del Popolo, poi è passato alla Stampa e a Repubblica, di cui ha diretto, prima del settimanale il Venerdì, le pagine della edizione torinese.

Quella sera del 24 ottobre 2016, a un tavolo del ristorante “Gatto nero”, ristorante toscano di antica tradizione e di seconda generazione, adorato dalle alte gerarchie Fiat passate e presenti, sono seduti Piero Fassino, sua moglie Anna Serafini (ex parlamentare del Pci, del Pds e dei Ds) Maurizio Braccialarghe, ex assessore alla Cultura della giunta Fassino e relativa consorte, Marta. Braccialarghe, che esordì nella Sipra, la concessionaria di pubblicità della Rai di cui fu direttore per personale prima di passare con lo stesso incarico in Rai e essere direttore di Radio Rai, è mancato, all’età di 60 anni, nel gennaio del 2018.

Quattro mesi prima, il 19 giugno, la grillina Chiara Appendino aveva vinto le elezioni e era diventatata sindaco di Torino al posto del pur bravo e diligente Fassino.

Ottimo dirigente di partito (sotto la sua direzione la sinistra ha vinto una delle poche elezioni, in Friuli), ottimo ministro, buon sindaco dopo la profusione di denaro operata dal rpedecessore Chiamparino, Fassino è tormentato da un feroce destino, quello delle frasi infelici e famose.

Proprio alla Appendino, quando lui era ancora sindaco, Fassino aveva detto:

“Mi auguro che un giorno lei si segga su questa sedia e vediamo se sarà capace di fare quello che auspica”.

Ma questa è solo l’ultima. Anni fa, dopo avere affidato al telefono, rigorosamente intercettato, l’entusiasmo perché il suo partito, in una delle evoluzioni del Pci di cui fu anche segretario torinese, “aveva una banca”, sfidò Beppe Grillo con queste parole:

“Fondi un partito, vediamo quanti voti prende”.

In questa nuova intercettazione, la cui trascrizione occupa 78 pagine delle 24 miila dell’inchiesta, intercettazione visionata e riportata da Boffano, Fassino parla poco, il peggio esce dalla bocca della moglie. Lady Fassino, in quella occasione, si distinse come emula del generale Cambronne, che a Waterloo, alla richiesta di arrendersi, rispose al rivale inglese la parola tipica dell’oltraggio gallico.

Torino, afferma perentoria la Serafini, è “…una città di m…”, “…una città di ca…ni…”.

Chiara Appendino è “una squilibrata… Ci ha un disturbo, evidente…

Al che il marito non può esimersi dal rinforzare: “Nevrotica, nevrotica…”

Anche Braccialarghe dice la sua, a proposito di Chiamparino: “Se lui (Piero, ndr) avesse capito, sarebbe come lui (Sergio, ndr): sarebbe di un cinismo esasperato…”. L’ex sindaco, allora, ride e conferma: “Di un cinismo esasperato…”. Braccialarghe argomenta ancora meglio: “Lui brucerebbe qualunque cosa…”.

Fassino conferma: “Qualunque cosa…”.

Le citazioni estratte da Boffano sono molte.

Fassino: “Con questi qui, che non sanno cosa fare… Fanno danni, questi fanno danni… Tu devi vedere che cos’è il Consiglio comunale con ’sti 24 zoppi… La capacità dialettica? Tale per cui l’intervento dura 28 secondi… Questi dementi zombie… Lui? (Paolo Giordana, ex capo di gabinetto della sindaca, poi travolto da un’inchiesta giudiziaria, ndr) è peggio di lei. Insomma, una bella gara, diciamo la verità…”.

Serafini: “Lei, una persona viziata che non ha mai lavorato nella sua vita. Perché, lavorare alla Juventus è l’unica cosa seria? Sapete questa bocconiana su cosa ha fatto la tesi di laurea? Sul parco giocatori…”.

Fassinob: “La compravendita dei giocatori, incredibile. Bocconiana… Stiamo preparando un’iniziativa: cento giorni dell’Appendino visti da me…”.

Braccialarghe: “Quello che mi stupisce? Che nessuno di loro ha mai lavorato…”.

Serafini: “Lei, secondo me, ha il problema. Il disturbo della personalità. Non sopporta le donne…”.

Fassino: “Lei non sopporta le donne…”.

Serafini: “Urla…”.

Fassino: “Nevrotica, nevrotica…”.

Braccialarghe apre il tiro su Chiamparino: “L’altro che veramente devo dire io non lo saluto neanche più…”.

Fassino: “Tu sai che in questi giorni lui non si è fatto vivo?…”.

Serafini: “Uno che ha fatto cose micidiali… Uno che fa orrore, diciamola tutta…”.

Braccialarghe: “Un uomo che dovrebbe baciare dove cammina Piero… Coi conti che avevamo nel 2011 (quelli del Comune, prima amministrato da Chiamparino ndr) era sull’orlo del fallimento… E avere un successore che non ha mai detto nulla… Piero, uno che gli faceva ombra… Come mai questo atteggiamento non ce l’ha con l’Appendino? Lui invece soffriva la presenza di Piero, ha sempre sofferto…”.

Serafini: “Per esempio Chiamparino: io penso che lui sia proprio invece un uomo di m…”.