Nel 2009 Piero Fassino sfidò Beppe Grillo: “Fondi un partito, vediamo quanti voti prende”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 marzo 2018 6:26 | Ultimo aggiornamento: 9 marzo 2018 0:29
Nel 2009 Piero Fassino sfidò Beppe Grillo: "Fondi un partito, vediamo quanti voti prende"

Nel 2009 Piero Fassino sfidò Beppe Grillo: “Fondi un partito, vediamo quanti voti prende”

ROMA – Quando Piero Fassino sfidò Beppe Grillo: “Fondi un partito, vediamo quanti voti prende”. Dai meandri del passato emergono rigurgiti di storia che si vorrebbero obliterare.

Era il 2009. Beppe Grillo aveva lanciato la sua piattaforma politica: Vaffa. Non era ancora nemmeno rilevato dai sondaggisti, sarebbe comparso autonomamente in tabella con poco più del 2 per cento solo nel 2010.

Intervistato per Repubblica tv da Massimo Giannini, Fassino diede quasi in escandescenze:

“Se Grillo vuol far politica, fondi un partito, metta in piedi una organizzazione, si presenti alle elezioni,  vediamo quanti voti prende. E perché non lo fa?”

Giannini non ebbe la forza di contraddirlo. Lo guardava terreo, come uno che raccoglie la confessione del padre.

Sei anni dopo, nel 2015, quando ormai il Movimento 5 stelle era una realtà sempre più ingombrante della politica italiana, Repubblica tv ripescò quel filmato. Lo presentò con un titolo un po’ crudele e sfottente:

“La prima profezia di Fassino: “Grillo fondi un partito, vediamo quanti voti prende”
Era il 2009 quando Piero Fassino fece la sua prima “profezia”. Disse a Beppe Grillo di fondare un partito così, aggiunse, “vediamo quanti voti prende”. La frase diventò un tormentone del web dopo il buon risultato dei 5 Stelle alle elezioni.
La seconda profezia di Fassino, sempre secondo l’anonimo redattore di Repubblica, fu la frase rivolta, quando era sindaco di Torino, alla consigliera grillina Chiara Appendino: “Si segga al mio posto e vediamo che cosa saprà fare”. In questo caso Fassino ha avuto buon gioco. Chiara Appendino ha deluso i torinesi, è stata travolta dal caos della finale di coppa, riesce solo a essere un filo meglio della sua collega romana Virginia Raggi.

Nel 2009, quando Fassino esternava contro Beppe Grillo, il  Pd, della cui precedente mutazione dal Pci, i Ds, Fassino era stato l’ultimo segretario, era impegnato a tout azimut a distruggere Berlusconi, costi quel che costi all’Italia. Alla caduta di Berlusconi farà seguito il mai abbastanza deprecato Governo di Mario Monti. Dal Governo Monti verranno all’Italia 7 anni di sciagure, come le piaghe d’Egitto, e l’affermazione del Movimento 5 stelle. Guardate a questo link il trend evolutivo dei consensi per Beppe Grillo per rendervi conto del danno forse irreparabile fatto da Monti. Monti fu la soluzione gradita a Berlusconi, che comunque aveva la maggioranza in Parlamento. Ma il Pd a guida Pierluigi Bersani lo votò e lo sostenne. Repubblica, il giornale bandiera dell’anti berlusconismo ad oltranza, lo incoronò SuperMario. Ed eccoci qua.