Minzolini: “Solo spese per pranzi”. 680 euro al giorno? Ma non chiedete, altrimenti violate la “privacy” del Direttorissimo

di Lucio Fero
Pubblicato il 7 dicembre 2010 14:29 | Ultimo aggiornamento: 7 dicembre 2010 14:29

Augusto Minzolini è infastidito e offeso dalle voci esterne e dalle indagini interne alla Rai sulle sue note spese messe in carico all’azienda, quindi taglia corto e deciso con l’argomento che ritiene risolutivo:”Sui conti della carta di credito non c’è altro che pranzi di lavoro, punto”. Forse è il caso di aggiungere qualche “virgola”. Le spese ammontano a 86.680 euro in 14 mesi o meglio in 129 giorni di “servizio esterno”, cioè di viaggi del direttore del Tg1 per motivi di lavoro. Centoventinove giorni a due pasti al giorno fanno 258 pasti. Ottantaseimila e seicentottanta euro divisi per 258 fanno circa 340 euro a pasto, insomma 680 euro al giorno per “legare” il pranzo con la cena. Lo dice Minzolini, non i suoi avversari o detrattori. Seicentottanta euro al giorno: non si può demagogicamente pensare che il direttore del Tg1 pranzi in trattoria e ceni al fast-food, ma dove si nutre Minzolini e cosa ordina per “staccare” una media di 340 euro a conto? Probabilmente di rado quando è in viaggio Minzolini pranza e cena da solo, invita e “per rappresentanza” offre il lunch o il dinner ad ospiti che sono contatti e occasioni di lavoro. Però 680 euro al giorno sono e restano una “performance” difficile da eguagliare. Ci si arriva solo mettendocisi d’impegno e pensando che il “prestigio” dell’azienda Rai e del direttore del suo più diffuso e importante telegiornale siano proporzionali a quanto la Rai spende e il direttore offre ed invita.

Regola e risorsa che gli altri 31 direttori Rai, mamma mia quanti, non hanno compreso né riescono a mettere in atto: tutti insieme, tutti e 31, hanno speso negli stessi 14 mesi sessantamila euro. Un deserto di “relazioni sociali”. Relazioni tutte funzionali al lavoro che Minzolini invece sviluppa e pratica con respiro nazionale e internazionale: 56 fine settimana a Firenze, Venezia, Taormina e trasferte a Istanbul, Amburgo, Praga, Cannes, Marrakech. Dove sarà quest’anno Minzolini a Natale e a Capodanno visto che il lavoro gli ha fatto esaurire e consumare praticamente l’intero catalogo vacanze di un’agenzia di viaggi? Non chiedetelo neanche per scherzo, Minzolini ha già detto che tutto questo rovistare tra conti e ricevute “viola la privacy”. E come dargli torto? Minzolini può andare dove gli pare, con chi gli pare e invitare a pranzo chi gli pare, senza rendere conto a nessuno, ne va appunto della “privacy”. E se il conto lo paga la Rai? Che c’entra? La privacy prima di tutto. E chi non rispetta la privacy, dice Minzolini, lo fa per motivi politici, per attaccarlo politicamente. Quindi conclude sferzante: “Capisco la lotta politica ma elevere almeno un minimo il livello degli argomenti”. Ecco, su questo non si può che essere d’accordo con Minzolini, sull’elevare almeno il livello degli argomenti. Quando ci si dichiara bersaglio di invidia sociale e professionale, quando si indossa la veste del bersaglio politico, sarebbe proprio il caso di non invocare la “privacy” di conti al ristorante per 680 euro al giorno. Ma un’attenuante Minzolini ce l’ha: quando il capo del governo ti battezza “direttorissimo” deve aver capito che anche il conto al ristorante doveva essere superlativo. Immaginiamo la fatica di Minzolini per tenere ogni giorno il conto all’altezza della qualifica e della mansione: la ansiosa ricerca del ristorante più caro, lo scorrere il menù per trovare quello che costa di più, l’affannosa ricerca dell’ospite a tavola, lo scrutare la carta dei vini con l’occhio al quanto a bottiglia. Minzolini, come le spose di un tempo, “non lo fa per piacer suo” ma “per far piacere alla Rai”. Tiene alto il prestigio tenendo alto il conto, l’unica cosa che chiede di suo e per se stesso è il rispetto della privacy sul come ci riesca, insomma invoca una specie di segreto professionale in nota spese. Un diritto, anzi un dovere per un, anzi “il” direttorissimo.