Reddito di cittadinanza nasce senza filtri per stranieri e furbetti della residenza

di Lucio Fero
Pubblicato il 6 marzo 2019 9:41 | Ultimo aggiornamento: 6 marzo 2019 13:01
Reddito di cittadinanza oggi nasce senza filtri per stranieri e furbetti della residenza

Reddito di cittadinanza nasce senza filtri per stranieri e furbetti della residenza

ROMA – Reddito cittadinanza è nato, da oggi 6 marzo si va a fare domanda negli uffici delle Poste, nei Caf, sull’apposito sito governativo. Si fa domanda, c’è tempo quasi un mese. Poi ad aprile Inps farà sapere se domanda accolta o no. Quindi da maggio (inizio metà maggio) chi avrà ricevuto dall’Inps via mail o sms una risposta positiva si vedrà chiamato in Poste o Caf a ritirare la card con dentro caricato appunto l’importo del Reddito cittadinanza ottenuto.

Importo che cambia a seconda della condizione del beneficiario: single, coppia, famiglia, in affitto, casa proprietà, altri sussidi pubblici ricevuti…La media nazionale del sussidio secondo stile Istat sarà di 5.050 euro annuo, insomma poco più di 400 euro al mese. Con i quali ovviamente si potranno comprare cibo, medicine e tutti i piccoli consumi di necessità. Non si potranno invece non spendere e mettere da parte, la card caricata va scaricata.

Per fare domanda di Reddito cittadinanza stando nei parametri per ottenerlo occorre avere Isee entro 9.360 euro (Isee non è reddito, è stima della condizione economica complessiva). L’Isee in buona parte viene fatto in auto dichiarazione. Poi occorre non avere una seconda casa che valga più di 30mila euro e non avere un conto corrente in banca con più di seimila euro. Queste sono le condizioni di legge che definiscono un plausibile stato di povertà. Parametri plausibili, peccato siano parametri entro i quali una tradizionalmente non piccola parte di contribuenti si iscrive e camuffa facilmente. Insomma sono parametri corretti ma le condizioni di sostanziale non controllo e di abituale occultamento di massa del reddito reale fanno sì che dentro questi parametri di povertà possano auto dichiararsi e stare finti poveri.

Nasce inoltre il Reddito cittadinanza senza filtri che pure sono stati annunciati come doverosi e necessari. L’Inps per ora raccoglie e valuta le domande secondo il testo originario (il decreto manca ancora di approvazione definitiva del Parlamento e quindi si spera in emendamenti che contengano i i filtri). Non ci sono per ora i filtri, vessatori nelle intenzioni e nei fatti, verso gli stranieri. Il filtrone anti stranieri prevede che i loro documenti di condizione economica siano vistati e timbrati, per così dire autenticati, da autorità del paese di provenienza e quindi ancora vistati e vidimati dal consolato italiano laggiù. Insomma si dice allo straniero: dimostrami con le carte bollate che non sei ricco(?) al paese tuo. Un modo per non dargli il reddito di cittadinanza qui in Italia facendo formalmente finta che ne abbia diritto. Diritto che si rende allo straniero di fatto impossibile o quasi da esercitare.

Per ora comunque niente filtri, pur annunciati, anche per i furbetti della residenza e delle separazioni e divorzi. I filtri a venire per italiani astuti prevedono che l’auto dichiarazione di separazione e cambio di residenza (ci si guadagna in termini Isee e in accesso e quantità Reddito cittadinanza) siano controllate da qualche polizia e valide solo in un certo ambito temporale. Per ora questo filtro non c’è, forse verrà: chi è stato ed è svelto a presentare domanda oltre che furbetto nel confezionarla per ora ce l’ha fatta, la fa franca.

Altra questione non da poco: Isee e condizioni economiche da presentare per avere il Reddito cittadinanza sono quelle del 2017. E se nel 2018 si è trovato lavoro, il Reddito cittadinanza, legittimo e dovuto perché nel 2017 non lavoro e non guadagno, si prende lo stesso? La risposta ad oggi è sì. Poi magari, se il Reddito dura, qualche conto con lo Stato si fa. E se invece nel 2017 c’era lavoro e non c’era diritto al Reddito e nel 2018 perso lavoro, Reddito arriva? Inps ha detto: fate domanda lo stesso, poi vediamo.

Insomma il messaggio è chiaro: domandate, qualcosa vi sarà dato. Senza stare a pronunciare troppi no e senza controllare troppo. Almeno fino a che non saranno finiti i 6 miliardi e passa da distribuire. Da stamane l’invito, l’appello, il consiglio a non affollarsi, a non fare ressa nel presentare domanda. Ma forte e fondata è la sensazione generale che chi primo arriva bene alloggia, poi si vedrà.