L’Argentina multa le statitistiche “disfattiste”. Che a Roma non si sappia della Kirchner

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 14 Aprile 2011 15:56 | Ultimo aggiornamento: 14 Aprile 2011 15:56

BUENOS AIRES – Come va l’economia in Argentina? Tutto bene, parola di presidentessa. E chi non è d’accordo sarà multato. Come in una riedizione del celebre “com’è il rancio?”. “Ottimo e abbondante” di Alberto Sordi nella ” La grande guerra”,  la Kirchner ha stabilito che chi pubblica stime differenti da quelle diffuse dal governo sull’andamento dell’economia argentina sarà multato. Attentato alla libertà e alla democrazia, reminiscenza della dittatura militare che insanguinò il paese sudamericano negli anni ottanta? Macché, a sentire la presidentessa, in procinto di candidarsi per il secondo mandato, le multe servono a evitare che gli economisti danneggino il paese pubblicando stime “ingannevoli” che condizionano in negativo le decisioni delle persone in materia finanziaria. Così, per far tacere le voci “malevole”, sono partite le multe.

Le stime ufficiali parlano del 12% della popolazione sotto la soglia di povertà ma, secondo fonti indipendenti, il dato vero si attesta intorno al 30%. I dati ufficiali sul rialzo dei prezzi, stimato dall’Indec, l’agenzia di statistica nazionale, si attestano attorno al dieci per cento nel febbraio 2011 rispetto al 2010. Gli economisti indipendenti, invece, valutano una cifra vicina al 25%, livello più alto dal collasso economico del 2002. La presidentessa Cristina Kirchner, che correrà per un secondo mandato il prossimo ottobre, di inflazione galoppante non vuol proprio sentir parlare, neanche di fronte a prove attendibili: “Il problema non esiste”, ha ripetuto più volte. Ma “ogni volta che il governo si accorda con i sindacati per aumentare i salari annuali del 20/30% ammette tacitamente che il problema esiste”, spiegano sottovoce gli esperti del settore.

Le prime multe sono già partite. La compagnia abeceb.com si è vista recapitare un’ammenda di 500 mila pesos (85.459 euro) per “mancanza di rigore scientifico” nei suoi rapporti. Poi è toccato alla Econviews. Ma l’elenco è lungo. Sono stati multati anche Estudio Bein&Asociados, Finsoport, MyS Consultores, GRA Consultores e molti altri. “È assurdo — ha commentato al Wall Street Journal Rodolfo Santangelo, un economista della MyS Consultores — ci impediscono di fare il nostro lavoro”. “Così si mettono a tacere le voci dissenzienti”, ha accusato l’ex sottosegretario alle Finanze Miguel Kiguel.

Purtroppo per gli argentini nella politica della presidentessa non c’è nulla di nuovo, già nel 2007, sotto il governo di Néstor Kirchner, marito dell’attuale presidentessa morto lo scorso anno, erano stati abituati alla manipolazione, persino sfrontata, dei dati ufficiali. Martin Redrado, al tempo direttore della Banca Centrale argentina, ha denunciato apertamente il condizionamento dell’Indec da parte di Kirchner. Secondo il suo racconto nel 2007 due direttori dell’agenzia di statistica furono licenziati perché si rifiutarono di manipolare i dati. Redrado si è poi dimesso dal suo incarico all’inizio del 2010 dopo che la presidente gli aveva chiesto di intaccare le riserve valutarie per pagare i debiti. Adesso di sicuro c’è che le voci degli economisti controcorrente rimarranno in silenzio. Molti hanno già fatto sapere che non renderanno più pubbliche le loro valutazioni e, al contrario di quanto sostenuto dalla Kirchner, è proprio la mancanza di trasparenza e la manipolazione dei dati che condiziona in negativo gli investimenti, soprattutto quelli stranieri.

Cose da argentini? La multa sì, anche se l’idea che chi diffonde dati non ufficiali e timbrati dalle autorità di governo danneggia il paese è anche “made in Italy”. Nemici dell’ottimismo nemici della patria è equazione berlusconiana e anche Sacconi e Brunetta se ne sono detti più volte convinti. Ma alla multa no, alla multa in Italia non ci ha pensato ancora nessuno. Finora. Speriamo che al governo non sappiano dell’Argentina e a Berlusconi non far sapere della Kirchner, come al contadino del formaggio e delle pere, altrimenti, rischiano di essere multati i sondaggi e le statistiche “disfattisti”. E un domani multati anche i risultati di elezioni che differissero dalle stime dei sondaggi ufficiali?