Bin Laden: una morte vera e “giusta”. I dodici peccati del negazionista

ROMA – Bin Laden: una morte vera e anche storicamente “giusta”. E peggio per chi non ci “crede”, peggio per almeno una dozzina di ragioni. “Ragione”, il cui esercizio è diventato obsoleto e stravagante in una cultura popolare che fugge dalla fatica del tentar di sapere e imbocca la scorciatoia mistico-ignorante del appunto del “credere”. Succede in tutto il mondo, i “negazionisti”, quelli in buona fede, non a caso “fede” e non scienza, quelli di semplice umor contrario a prescindere, quelli di professione e mestiere, quelli che si innamorano di se stessi, quelli che partono dalla corretta esigenza di indagare ma, poi, se non trovano nulla, trovano nel nulla la “prova”, la fondatezza del loro sospetto, la varie famiglie, tribù e specie del negazionismo hanno accampamenti ovunque nel mondo ed hanno, a loro modo, anche ovvio “diritto di cittadinanza” nel vasto mondo.

Ma in Italia c’è la più folta tribù, quella che si ritiene più astuta e smaliziata, quella che quasi coincide con il concetto e la dimensione della pubblica opinione. Soprattutto in Italia dove massimamente vige la regola: se lo dice una qualsiasi “autorità”, un governo, un’istituzione, un organismo scientifico, allora non deve, non può essere vero. Se invece lo dicono al bar, in ufficio, se la fonte è un amico “che sa”, se la voce è quella senza timbro ufficiale, allora può, anzi “deve” essere vero. La vasta umanità che orgogliosamente dubita sia Bin Laden quello ucciso in Pakistan, dubita che l’undici settembre sia stato organizzato da Al Qaeda e non invece dagli americani, è sicura che mai nessun uomo è sbarcato sulla Luna, è la stessa che “crede” che a Roma l’undici maggio ci sarà il terremoto, che quello dell’Aquila sia stato previsto e nascosto. E’ una umanità disposta a credere agli alieni e alla potenza terribile del Santo Graal, dell’Arca dell’Alleanza e alle capacità miracolose dell’erba camporella. Ma se ad annunciare la visita e la presenza di alieni fosse un terrestre governo, è la stessa umanità che giurerebbe sulla montatura e sul complotto. E’ la stessa umanità. Folta, impermeabile, corazzata. Un’umanità barricata e prigioniera, felicemente prigioniera, nel recinto inespugnabile di almeno una dozzina di cattive “ragioni”.

Prima: l’abdicazione alla fatica del sapere. Prima regola del tentar di sapere è il “sapere di non sapere”. Duemila anni fa con la filosofia greca l’umanità l’aveva imparato, la nuova umanità se l’è scordato. La sicumera con cui il negazionista procede, alza la testa e reclama parola è null’altro che ignoranza programmatica. Il negazionista non sa nulla e non gli interessa sapere, l’unica cosa che “sa” è che nulla è documentabile o meno, plausibile o meno, accertabile o meno. La realtà è per lui un processo con una sola sentenza possibile e sempre uguale: la condanna.

Seconda regola e costume del negazionista: la panzana più grande sempre scaccia e vince su quella minore. Difficile che Bin Laden sia stato cercato per dieci anni e poi finalmente trovato? Più facile che ne abbiano fabbricato uno finto, prima e dopo l’undici settembre, più facile che sia stato nascosto d’accordo con la Cia, più facile che abbiano “terminato” un clone fabbricato nei laboratori della California…

Terza regola e comandamento del negazionista: fuggire come peste e bestemmia la plausibilità e la congruità. Il negazionista ama e “scova” il complotto. Ma complotto è azione per definizione segreta. E ogni complotto è esponenzialmente meno segreto quante più persone ne sono coinvolte. Per “inventarsi” e sostenere per decenni il complotto del falso sbarco sulla luna oppure dell’undici settembre made in Usa occorrebbe che nel complotto e nella sua diffusione siano stati e siano coinvolti migliaia e migliaia di persone in carne e ossa. Tutti a mentire, tutti pagati, tutti complici. Il complotto, come ogni altra azione umana, deve essere plausibile e congruo alle circostanze materiali in cui si dovrebbe attuare. Ma questo al negazionista non interessa, lui è certo che gli “altri” mentono e gli “altri” sono sempre tutti, tutti all’infuori di se stesso.

Quarto: il negazionista è presuntuoso, non riesce ad accettare nemmeno in via di ipotesi l’ipotesi che sia lui vittima e complice di pregiudizio.

Quinto: il negazionista è violento. Chi lo contesta o smentisce o è “stupido” o è al servizio di “poteri forti”. Il negazionista non argomenta, picchia.

Sesto: il negazionista è sempre nato ieri. Oggi sogghigna scettico: ma come è possibile che i pakistani non sapessero e coprissero? E’ da anni che ogni mattina su ogni giornale si può leggere che il Pakistan fa il doppio e il triplo gioco. Da anni si poteva leggere il come e pure il perché. Eppure il negazionista stupisce e porta il suo ignorante stupore a “prova” della sua incredulità.

Settimo: il negazionista vive in un eterno presente, per lui non esiste la storia, esistono solo storie. Dice: ma come non vedete che la storia del cadavere sepolto in mare è la prova che è tutto falso? Inutile dire al negazionista che quella sepoltura in mare, quel non voler dare a Bin Laden una tomba, quel cadavere volutamente senza tomba è una razionale scelta per non creare un mausoleo della vittima, che così è stato fatto più volte nella storia.

Ottavo: il negazionista ha in sommo dispetto e quasi in schifo la scienza. Se un laboratorio dice che il Dna è quello di Bin Laden, il laboratorio sarà “servo” e bugiardo. E, siccome ogni laboratorio è servo o bugiardo, per il negazionista non esiste alla fine né il Dna Nè ogni forma di accertamento scientifico.

Nono: il negazionista è privo di competenze. Non quelle militari, chimiche, geografiche, storiche. E’ privo di quelle che si chiamano “competenze per la vita”. Non le coltiva e la scuola e l’università non gliele forniscono. Competenze per la vita sono la capacità di maneggiare concetti complessi, situazioni a più variabili, compresenza di contraddizioni. Il negazionista, complici la scuola e l’informazione, espelle da se stesso e anche dal mondo il complesso e il complicato, quindi espelle la realtà.

Decimo: il negazionista è provinciale e familistico. Il suo ritratto è stato tracciato nella sceneggiatura di un vecchio grande film. In “Tutti a casa” Alberto Sordi ufficiale dell’esercito regio sbandato e fuggito dopo l’otto settembre del 1943 giunge a casa dove l’attende il padre impersonato da Eduardo De Filippo. Padre che lo vuol convincere a riarruolarsi nell’esercito di Graziani e della Repubblica di Salò perché “i tedeschi hanno l’arma segreta e vincono di sicuro la guerra”. E quando il figlio domanda al padre come lo sappia delle armi segrete di Hitler, il padre prima esita e poi risponde sicuro: “Me l’ha detto l’usciere al Consorzio Agrario”. Gratta il negazionista e sempre trovi dietro un “usciere del Consorzio Agrario”.

Undicesimo: il negazionista fa politica anche se non lo sa, anche se giura di no. Marcia spalla a spalla con chi dice che Bin Laden non andava ucciso ma arrestato e processato. Serenamente dimentico che quell’arresto, quel processo, quel prigioniero sarebbero stati la miccia di altro sangue. Sangue di centinaia, migliaia di occidentali, musulmani, uomini in divisa e gente comune.

Dodicesimo: il negazionista è anti americano. Che lo sappia o no su di lui si è depositata indelebile la polvere di altri tempi e altra storia. Per il negazionista ogni cosa che venga dall’America è “male” perché l’America è l’impero del male.

Ultimo ma non ultimo: il negazionista è un “fedele”, un “credente”, un militante dell’unica verità e della verità unica. Se chi scrive queste righe viene smentito dai fatti, allora va in torto e ricomincia da capo. Se il negazionista viene smentito dai fatti, allora va in pezzi e prosegue riattaccando brandelli.

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