“Festival di Sanremo? Affossato dalla nostalgia”, Aldo Grasso sul Corriere

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 febbraio 2014 9:21 | Ultimo aggiornamento: 21 febbraio 2014 9:22
"Festival di Sanremo? Affossato dalla nostalgia", Aldo Grasso sul Corriere

Fazio e la Littizzetto (LaPresse)

ROMA – “Quella mania di guardare indietro che allontana i giovani da Sanremo”, questo il titolo dell’articolo a firma di Aldo Grasso sul Corriere della Sera di venerdì 21 febbraio:

La nostalgia è canaglia, ce l’avevano insegnato Al Bano e Romina proprio a Sanremo. La nostalgia piace al pubblico adulto ma allontana quello giovane. La nostalgia, un sereno equilibrio di inconvenienti, ci costringe a vivere in ciò che è perduto, ci fa credere di aver vissuto giorni migliori, ma intanto ci discosta dal presente. Se la curiosità dell’esordio aveva attratto oltre un milione di 25-34enni, il giorno successivo il numero si è quasi dimezzato.

Dei nove milioni di spettatori che hanno seguito la prima parte della serata di mercoledì, più di un terzo aveva compiuto 65 anni: 3.094.000 (e il 40% di share) fra gli over 65. Fra le fasce più giovani, gli ascolti sono tutti in discesa: discreti fra i cinquanta-sessantenni (1.620.000), piuttosto scarsi fra i 15-24enni, con solo 561.000 individui.

Com’è possibile che il Festival, modellato e condotto come lo scorso anno, abbia avuto un’emorragia di audience ? Le motivazioni possono essere tante, ma certamente il genetliaco della Rai è un peso non da poco. L’idea di spalmare nei vari programmi la celebrazione dei 60 anni ha finito per danneggiare irrimediabilmente Sanremo, nonostante l’impegno di Fabio Fazio e la sua bravura a dominare l’imprevedibile.

Ma è stato proprio il prevedibile ad affossare il Festival. Con tutto il rispetto, ma se sul palco salgono Tito Stagno, Raffaella Carrà, Cat Stevens, il ricordo del Maestro Manzi, la pur grandissima Franca Valeri, le gemelle Kessler, Claudio Baglioni, Renzo Arbore, persino Laetitia Casta, ebbene se c’è tutto questo passato che torna, il Festival fatalmente si trasforma ne «I migliori anni», perde quella «freschezza pop» che Fazio era riuscito a dargli.

Anche il tema della bellezza, di fronte ai disastri del presente, di fronte al treno deragliato, lì a due passi, sulla linea Savona-Ventimiglia (la linea della vita di Fazio) si impossessa completamente dello spettatore più adulto e gli riempie gli occhi di lacrime e il cuore di nostalgia. Ma i giovani, anche quelli sdraiati, fuggono, non è roba loro (…)