Tumore polmone, terapia personalizzata la nuova arma contro il big killer

Tumore polmone, terapia personalizzata la nuova arma contro il “big killer”
Tumore polmone, terapia personalizzata la nuova arma contro il “big killer”

ROMA – Nel 2012 in Italia 39mila persone hanno scoperto di avere un tumore al polmone. Sempre nel 2012, 35mila sono state uccise da questo tumore, che nel campo dell’oncologia guadagna tristemente la definizione di “big killer”. Il tumore al polmone è infatti la prima causa di morte per cancro negli uomini e la seconda nelle donne, preceduto dal cancro al seno.

Un killer “silenzioso”, che deve le basse aspettative di vita all’assenza di sintomi, che comportano una diagnosi spesso. Poche dopo la diagnosi le possibilità di sopravvivenza, tanto che parlare del “big killer” è quasi un tabù. Ma una nuova strada si apre nella lotta al tumore grazie alla terapia personalizzata e ad un nuovo farmaco, il Crizotinib.

La ricerca sul tumore ha permesso di scoprire che il “big killer” da combattere non è uno solo, ma ogni tumore è diverso e legato alle caratteristiche genetiche del paziente. La nuova speranza con il Crizotinib, piccola molecola che inibisce un meccanismo vitale per la sopravvivenza delle cellule cancerose, permette infatti di combattere la malattia in quel 5% dei pazienti che soffrono di una particolare mutazione, la translocazione del gene Alk, per cui la chemioterapia risulta inefficace.

IL BIG KILLER SILENZIOSO – Tosse, influenza e difficoltà a respirare sono tra i sintomi subdoli, spesso confusi con semplici influenze o bronchiti, tanto che solo il 15% dei tumori al polmone viene diagnosticato nella fase iniziale della malattia. Proprio per la difficoltà di diagnosi spesso i tumori vengono scoperti quando ormai è troppo tardi per la rimozione chirurgica e perché il trattamento con chemioterapia e radioterapia diano risposte significative e solo 1 paziente su 10 sopravvive a 5 anni dalla diagnosi.

In genere il tumore si manifesta nei pazienti con età tra i 65 e i 70 anni, ma questa patologia è in crescita anche in persone tra i 40 e i 50 anni e soprattutto tra le donne, sia fumatrici che non.  Andrea Ardizzoni, direttore della Struttura Complessa di Oncologia Medica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, spiega: “Il carcinoma polmonare è una malattia tipica dell’età avanzata: la diagnosi avviene di solito attorno ai 65-70 anni e a causa dell’invecchiamento della popolazione l’età alla diagnosi si sposta sempre più avanti negli anni. Grazie alla legge Sirchia abbiamo assistito ad una flessione annua (-2%/annuo) dei tumori polmonari negli uomini, mentre i nuovi casi sono in aumento tra le donne. Un fenomeno emergente è la comparsa di tumori polmonari tra le persone che non hanno mai fumato”.

TANTI DNA, TANTI TUMORI – Se fino a poco più di 10 anni fa si riteneva che il tumore al polmone fosse un’unica patologia, oggi la classificazione è più complessa: i tumori si dividono infatti in carcinoma a “non a piccole cellule”, che rappresenta il 75% dei casi clinici diagnosticati, e a “piccole cellule”, nel restante 15% dei casi.

Lucio Crinò, direttore della Struttura Complessa di Oncologia Medica dell’Azienda Ospedaliera di Perugia, spiega che l’adenocarcinoma rappresenta circa il 70% di tutti i tumori polmonari “non a piccole cellule e che la lotta al tumore al polmone passa anche dalle mutazioni geniche specifiche del paziente: “Nel 40% dei casi di adenocarcinoma non sono ancora state identificate mutazioni geniche specifiche, mentre in un 20-25% dei casi è presente la mutazione KRAS che è la più comune; il 10-15% di adenocarcinomi polmonari presenta la mutazione EGF”.

Tra le persone che si ammalano di tumore al polmone e che non hanno mai fumato è stata evidenziata una particolare mutazione genica, che non risponde efficacemente alla chemioterapia, spiega ancora Crinò: “Infine, esiste un altro 5-10% di adenocarcinomi con traslocazione del gene ALK che determina la produzione di una proteina attivante, una specifica tirosin-chinasi relativa all’oncogene ALK, che innesca la proliferazione cellulare”.

CRIZOTINIB E LA TERAPIA PERSONALIZZATA – Se per ogni tumore esiste una mutazione genica specifica, può esistere anche una terapia personalizzata: questo è il principio che guida la medicina moderna, non solo nel campo dei tumori ma anche nello studio di farmaci per differenti patologie come il diabete.

Nel caso del tumore al polmone la nuova speranza, che nasce dalla terapia personalizzata, è il Crizotinib. Si tratta di una piccola molecola in grado di bloccare il processo di tirosin-chinasi delle cellule cancerogene nei pazienti con translocazione del gene Alk. Il farmaco ha ottenuto durante la fase di studio una risposta del 60% nei pazienti rispetto alla chemioterapia, con risposte al massimo nel 30% dei casi.

L’efficacia del Crizotinib è stata da subito evidente, tanto che la Food and Drug Administration, Fda, ha approvato l’utilizzo del farmaco già dopo il primo trial clinico, spiega ancora Crinò: “Crizotinib è appunto l’unica terapia mirata per il recettore ALK attualmente disponibile: è stato registrato ed è in commercio con l’indicazione specifica in molti Paesi; in Italia al momento è disponibile attraverso i meccanismi previsti dalla legge 648. I benefici di questa molecola sono talmente importanti che lo studio di fase I è stato considerato sufficiente per l’approvazione e registrazione del farmaco da parte dell’FDA. Il profilo di tollerabilità è molto buono, modesti e transitori i disturbi collaterali”.

“FUMI? TE LA SEI CERCATA…” – Il fumo di sigaretta rimane il primo fattore di rischio nell’insorgenza del tumore al polmone, spiega Ardizzoni: “Un fumatore che consuma 20 sigarette al giorno per vent’anni ha un rischio del 2.000% di ammalarsi, mentre il fumo passivo aumenta il rischio del 20-30%. La migliore prevenzione è quindi evitare di iniziare a fumare”.

Ma anche i non fumatori e quelli moderati rischiano di ammalarsi, seppur con percentuali di rischio ben inferiori. Gli altri fattori di rischio riguardano l’esposizione a polveri sottili e inquinanti o a sostanze cancerogene come l’amianto o il radon.

Silvia Novello, presidente di WALCE Onlus (Women Against Lung Cancer in Europe) e Ricercatore Universitario presso il Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino, ha sottolineato che spesso dopo la diagnosi la prima domanda che viene fatta al paziente è “lei fuma?”. Una domanda che stigmatizza il malato e nasconde quell’idea del “te la sei cercata” che fa dimenticare troppo spesso quanto la persona che si ha davanti non sia solo un “colpevole fumatore”, ma prima di tutto un malato di cancro e come tale una persona spaventata, che ha bisogno delle stesse cure e attenzioni di cui gli altri malati godono.

Importante è dunque un’informazione corretta ed esauriente, che ponga come terapie non solo la chemio, ma anche le terapie personalizzate, come quella del Crizotinib, che richiedono però test specifici dei marker biomolecolari, spiega la Novello: “Ogni volta che un paziente riceve la diagnosi di tumore polmonare, l’oncologo introdurre la tematica dei markers biomolecolari e delle rispettive terapie mirate. È importante che il paziente sappia che il test va eseguito quando effettivamente necessario, poiché per molte forme di tumore le probabilità che i test dei biomarcatori risultino positivi sono scarsissime”.

Nonostante la medicina personalizzata infatti limiti il campo di risposta e possa essere applicata in pochi casi, questo nuovo approccio terapeutico apre la strada a nuove terapie e rinnova la speranza di sconfiggere in futuro il silenzioso “big killer”, di cui nessuno volentieri parla ma che non può rimanere un tabù.

 

 

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