“Nanocipolle” contro i tumori: possono riconoscere cellule malate e distruggerle

di Redazione Blitz
Pubblicato il 1 ottobre 2014 15:44 | Ultimo aggiornamento: 1 ottobre 2014 15:45
"Nanocipolle" contro i tumori: possono riconoscerr cellule malate e distruggerle

“Nanocipolle” contro i tumori: possono riconoscerr cellule malate e distruggerle

ROMA – Le “nanocipolle” sono la nuova arma contro i tumori. Si tratta di nanoparticelle costituite da sfere microscopiche incastonate una dentro l’altra, proprio come gli strati di una cipolla, che si attivano in presenza di pH acido, uno dei segnali “lanciati” dalle cellule tumorali. Le “nanocipolle” verrebbero equipaggiata con sonde diagnostiche, farmaci e un sistema di rilascio mirato per riconoscere e colpire le cellule malate.

Silvia Giordani, dell’Istituto italiano di tecnologia di Genova, spiega ad Anna Meldolesi del Corriere della Sera:

“«Questo sarebbe il traguardo ideale. Comunque dei passi avanti concreti li stiamo facendo». Questa ricercatrice di 41 anni è tornata in Italia da un anno, prima ha lavorato in Irlanda ricevendo il premio L’Oréal-Unesco per le donne nella scienza. La maggior parte dei suoi colleghi ha puntato sul grafene, il materiale costituito da un singolo strato di atomi di carbonio che è protagonista di un progetto europeo da un miliardo di euro.

Lei invece lavora con delle particelle poco studiate che si chiamano nanocipolle o fullereni multistrato. Assomigliano a delle matrioske, perché sono costituite da una serie di sfere incastonate l’una dentro l’altra. Il cuore ha la forma di un pallone da calcio, con i vertici occupati da atomi di carbonio, la stessa sostanza su cui si basa la chimica della vita. Con i loro 5 nanometri di diametro le nanocipolle sono sedicimila volte più sottili di un capello. Il primo passo è stato renderle solubili nei mezzi biologici, il secondo dotarle di etichette fluorescenti”.

La Giordani prosegue:

“«In pratica le nanocipolle si accendono solo quando il Ph cellulare è acido. Chissà che un giorno i chirurghi non possano usarle come una lampadina per identificare le cellule cancerose e rimuoverle»”.