Scuola, addio al tema in esami media e maturità. L’ultima resa

di Riccardo Galli
Pubblicato il 17 gennaio 2018 10:58 | Ultimo aggiornamento: 17 gennaio 2018 10:58
scuola-ansa

Quante novità nel mondo della scuola (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Scuola, addio al tema in esami media e maturità. Giunge fondata e documentata notizia che al Ministero del’Istruzione stiano avviando questa…questa cosa?

C’è chi dice: questa riforma. Rinunciare, abolire, archiviare il tema come prova d’esame e anche come modalità d’espressione c’è chi dice sia una riforma della didattica che va incontro alle nuove e contemporanee forme e modalità di comunicazione verbali e sociali. Insomma niente tema cioè scuola più moderna e giovane.

C’è chi dice: questo esperimento. Fare a meno del tema in classe c’è chi dice possa essere un esperimento per vedere-tentare se una generazione scolare di fatto afasica quando si tratta di comunicare-esprimersi per iscritto invece se la cava un po’ meglio se le forme di questo scritto vengono semplificate al massimo. Insomma abbassare l’asticella della prova per stimolare a superarla-affrontarla.

C’è chi dice: questa miglioria. Fare a meno del tema in classe c’è chi dice sia un migliorare le capacità e le potenzialità espressive dei tredicenni/diciottenni altrimenti costipate e compresse dentro un contenitore (il tema appunto) astratto, aulico, desueto, obsoleto.

C’è chi dice: questa resa. Ritirare dal campo il tema in classe c’è chi dice sia ritirarsi  probabilmente dall’ultimo, isolato, presidio di una scuola che allevi e coltivi e susciti ed esalti il pensare per concetti. Isterilita e vilipesa la lezione (definita “frontale” quasi fosse una sorta di dannoso impatto), da tempo equiparata l’interrogazione ad abuso, ridicolizzata dalla pratica la pomposa scorciatoia delle tesine, guardata con sospetto la stessa attività dello studiare se non corredata e corretta con integrazioni social comunitarie…Restava il tema. Ma era ed è, obiettivamente, nella scuola che c’è un…estraneo.

Una generazione, anzi ormai due, che grazie alla scuola che c’è non usano più di 200 parole, non sono in grado di decifrare una bolletta o un testo complesso (per complesso si intende due-tre perifrasi), non sono in grado di sostenere un’argomentazione se non per via di iterazione dell’unico assunto…

Una generazione, anzi due, di scolari e pure prof che non leggono e quindi non scrivono, che letteralmente non concettualizzano e non sono un grado di elaborare contesti storici, geografici, economici, culturali, che ignorano l’analisi logica passi ma la logica formale pure…

Una generazione, anzi due, di scolari, prof, genitori e pedagogisti al Ministero e fuori che hanno per ormai quasi quattro decenni desertificato nella scuola la trasmissione del sapere e delle competenze esaltando e idolatrando la socializzazione delle esperienze…

Una generazione, anzi due, cui hanno fatto e fanno orrore l’idea che la scuola possa e debba creare i ceti dirigenti della società. Una, generazione anzi due ormai, cui è apparso progressista e progressivo lo smontaggio ei meccanismi di apprendimento ed esercizio del pensiero logico razionale…

Una generazione, anzi due così coerentemente marciano verso l’addio al tema nella scuola.

Leggiamo (Andrea Gavosto su La Stampa) che il tema verrà sostituito da una delle seguenti tre opzioni.

Prima: Sintesi ragionata degli elementi essenziali di un testo.

Seconda: Narrazione costruita a partire da elementi forniti dal docente.

Terza: argomentazione di una o più tesi, magari contrapposte.

Sintesi ragionata degli elementi essenziali di un testo…qualunque cosa voglia dire di fatto la formula non dice nulla. O meglio, conferma l’assunto secondo cui chi scrive male, pensa male.

Narrazione costruita a partire da elementi forniti dal docente…ma è il Riassunto!! Riassunto resuscitato e promosso a Tema.

Argomentazione di una o più tesi, magari contrapposte. Lo strumento sarà l’ars retorica della filosofia o il talk-show? Misterioso resta l’idea di come siano possibili argomentazioni e per di più contrapposte avendo decretato che il concetto è orpello e fatica della mente.

Ultimo, ma non ultimo: l’assunto verbale empiricamente confermato dice che chi scrive male pensa male e pure male vive. Il 5 o 5 di marzo andate a vedere come avranno votato in gran parte i giovanissimi. Prendete quei dati e sarà evidente che al tema non restava che proclamare l’ultima resa.