Nazionale, esordio Antonio Conte: 90′ di grinta ed adrenalina

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 settembre 2014 23:18 | Ultimo aggiornamento: 4 settembre 2014 23:18
Nazionale, esordio Antonio Conte: 90' di grinta ed adrenalina

Nazionale, esordio Antonio Conte: 90′ di grinta ed adrenalina (LaPresse)

BARI – Novanta minuti di energia trasmessa dalla panchina, una grinta a tratti incontenibile nella partecipazione emotiva alla gara: lo “stile Conte” ha battezzato l’inizio del nuovo corso della Nazionale dopo la debacle in Brasile.

Non poteva partire meglio l’avventura sulla panchina azzurra del nuovo ct. Il San Nicola lo ha acclamato a lungo con cori che hanno unito tutti i cinquantamila spettatori sugli spalti.

Durante l’inno nazionale ha idealmente cercato di congiungersi con gli sguardi dalla tribuna dei genitori, della moglie Elisabetta e della figlia Vittoria, che già a due mesi aveva conosciuto questo stadio (erano i tempi i n cui guidava il Bari).

Sugli spalti i giochi di parole si sono sprecati: tutta l’Italia presente, da Trapani ad Acquaviva delle fonti, ha declinato sugli striscioni la formula “Co-Te” per dare l’in bocca al lupo all’allenatore, e non è mancata anche l’ironia sul riscatto azzurro, racchiusa nel telo con scritto una breve filastrocca, “Tra-pianti del mondiale e ricrescita Con-te”, C’è stato anche chi ha chiesto un impegno per il ritorno dei marò. Dopo il fischio d’inizio Conte ha vissuto le varie fasi di gioco alla sua maniera, fisso in piedi davanti alla panchina, ma la tensione del noviziato è svanita dopo tre giri di orologio: al gol di Immobile l’esplosione di gioia condivisa con i collaboratori del suo “staff”.

Il ghiaccio era ormai rotto, e la superiorità numerica per l’espulsione di Martins Indi ha reso la strada in discesa. Il lancio di De Rossi per Zazà l’avrebbe voluto seguire non solo con gli occhi. Ha atteso poi la trasformazione del rigore e ha esultato più composto, ma sempre con il suo unico pathos.

Ora con le mani in tasca, ora sbracciandosi per indicare schemi o sovrapposizioni, in un caso il quarto uomo ha cercato di frenarlo (invano), salvo entrare in campo in una pausa di gioco per dare una dritta a Zaza o Darmian: in questa irrequietezza frenetica c’è lo stile unico dell’allenatore salentino, che mai si arrende di fronte alle difficoltà.

Del resto nella sua prima partita al San Nicola, da scommessa suggerita dal ds Giorgio Perinetti al patron del Bari Vincenzo Matarrese, iniziò con una sconfitta (2-3 contro il Chievo), ma non arretrò di un millimetro e con il suo credo salvo la squadra dalla retrocessione e la stagione successiva iniziò la scalata verso l’Olimpo del calcio con una promozione salutata da centomila persone in piazza.

Solo alla fine dei novanta minuti con l’Olanda Conte ha dismesso i panni di condottiero per abbracciare i suoi collaboratori e Gianluigi Buffon, prima di andare a salutare i suoi giocatori che uscivano dal campo.

Bari e lo stadio San Nicola rimarranno tappe cruciali nella carriera del neo ct azzurro.

Foto LaPresse.