Bruno Vespa. Gubitosi a Repubblica: contratto tre anni a 6 milioni, par condicio

Bruno Vespa, contratto Rai: tre anni a 6 milioni. Per Brunetta diverso da Fazio?
Bruno Vepsa (Foto Lapresse)

ROMA –  Fabio Fazio, Maurizio Crozza... ma c’è un contratto di un conduttore già in Rai che Renato Brunetta non ha nominato: quello di Bruno Vespa. Aldo Fontanarosa su Repubblica ha però subito beccato il fallo ed è corso dal dg della Rai, Luigi Gubitosi, per l’interpretazone autentica.

Così Fontanarosa è in grado di scrivere di un “minimo garantito” per  tre anni di Porta a Porta, da settembre 20101 ad agosto 2013, di “4 milioni e mezzo”.

Siamo evidentemente nel mezzo di una guerra senza esclusione di colpi tra Brunetta e Gubitosi.

Brunetta lo fa perché Gubitosi sta sfasciando il mercato della pubblicità con politiche commerciali folli. Se mai Berlusconi tornasse a comandare, farebbe come fece 20 anni fa per Edoardo Giliberti che faceva il matto con i prezzi  Rai, sostituito dal più razionale Antonello Perricone. Nella circostanza, deve accontentarsi del mini bazooka Brunetta.

Anche se Brunetta, nel tutelare gli interessi di Berlusconi, oggettivamente difende anche quelli dei giornali, per Repubblica non conta, perché vige sempre il principio che tutto quello che fa male a Berlusconi è di sinistra, a cominciare dal compagno onorario Rupert Murdoch e la sua Sky.

Così Repubblica difende Gubitosi, anche se sul tema della proprietà della Rai l’allineamento a Gubitosi può avere origini più profonde anche se è altrettanto suicida.

Ricco di informazioni, Aldo Fontanarosa precisa che il contratto triennale tra Bruno Vespa e la Rai

“prevede un primo extra per le puntate di Porta a Porta — tutte già in palinsesto — oltre la centesima. In tre stagioni tv, queste puntate ulteriori (pagate ognuna 12 mila euro) procurano a Vespa un surplus di 901 mila euro”.

A questi soldi si aggiungerebbero i compensi per gli “speciali”.

Elezioni Americane? Arrivano altri 43 mila euro. Speciale Elezioni? Ancora 43 mila euro. C’è il Venerdì Santo? Una trasmissione di 30 minuti — in prima serata — vale a Vespa un assegno da 30 mila euro. Scrive il capo del Personale: «Il collaboratore ha rifiutato la nostra proposta di contenere il compenso ai 20 mila euro riconosciuti nel passato».

Alla fine, tra prestazioni ordinarie e straordinarie, Bruno Vespa “porta a casa 6 milioni 320 mila euro lordi nei tre anni”. E questo contratto, scrive sempre Fontanarosa, dovrebbe essere rinnovato per un’altra stagione alle stesse condizioni economiche.

Il cronista di Repubblica ha domandato a Brunetta se ad interessarlo siano esclusivamente gli stipendi di Fazio e Crozza o in generale tutti quelli molto consistenti dei lavoratori della tv pubblica. Ecco la sua risposta:

“Io non sono mai entrato nel merito degli stipendi dei giornalisti, dei conduttori, degli artisti. Io pongo solo una problema di trasparenza. Una legge del 2009 e l’attuale Contratto di Servizio obbligano la Rai a rendere pubbliche le entrate di tutti i collaboratori. Un obbligo disatteso, ignorato. Ecco il punto”. Rispetto a Fazio “Io ho solo messo in dubbio che i costi importanti di Che tempo che fa fossero poi ripagati dalla pubblicità, come Fazio sostiene. Niente di più”.

Fontanarosa, che con Giovanni Valentini ha ormai contribuito a inginocchiare Repubblica ai piedi di Gubitosi, ha un sussulto di spiorito critico e riconosce che

“il punto è anche questo. Vespa, Fazio, Crozza — al di là del loro stipendio — si portano dietro autori, redazioni e costi di produzione rilevanti (tutti a carico del servizio pubblico tv). Davvero la pubblicità copre le spese, come orgogliosamente rivendicano le star della televisione? Il caso del comico genovese meriterebbe un approfondimento. Perché l’offerta formulata a Crozza e alla società di produzione mette qualche brivido. L’artista avrebbe condotto 53 puntate su RaiUno, in prima serata, ognuna di 70 minuti. E produrre ogni singola trasmissione sarebbe costato 475 mila euro, per un esborso totale di 25 milioni 175mila euro”.

Poi torniamo in ginocchio:

“La cifra, importante, non scandalizza il dg Rai. Gubitosi che l’ha immaginata”.

Qui a Fontanarosa scappa un po’ la logica: stiamo parlando del capo di una azienda o di un cartomante? Come fa il capo di una azienda immaginare una cifra? Misteri dell’occulto.  Poi nuova raffica di pensieri nobili:

“Non siamo degli avventurieri. Le entrate della pubblicità avrebbero largamente ripagato tutte le spese garantendoci un corposo utile. La verità è un’altra. Alcuni politici si spaventano ancora per la satira che noi vogliamo riportare nel servizio pubblico dopo anni di esilio di questo genere. Un Paese che ha paura della satira, dico io, è un Paese in crisi morale”.

Siamo sempre al miscuglio di banalità generiche di pseudo sinistra e misticismo. I fatti poi però dicono un’altra cosa: che quando i partiti  chiamano, Gubitosi esegue senza banfare anche quando a dare gli ordini è la destra, come nel recentrissimo caso della nomina del direttori del Tg regionale. La nomina di Vincenzo Morgante ha suscitato scalpore, anche se poi tutto si è acquietato, perché quelle sono le regole. D’altra parte bisogna sempre chiedersi se sia meglio che le nomine le facciano Schifani o Epifani, piuttosto che Tarak ben Ammar o Diego Della Valle o un De Benedetti,

 

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