Charlie Hebdo, il fronte interno: i francesi musulmani che non condannano

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 Gennaio 2015 12:08 | Ultimo aggiornamento: 9 Gennaio 2015 12:38
Charlie Hebdo, il fronte interno: i francesi musulmani che non condannano

Rue de l’Ourq, vicno alla moschea dove i fratelli Kouachi sono stati indottrinati

PARIGI – Charlie Hebdo, il fronte interno: i francesi musulmani che non condannano. Nati e cresciuti in Francia, orfani di genitori algerini, i fratelli Kouachi, la cellula “familiare” che ha sterminato la redazione di Charlie Hebdo, hanno trascorso gli ultimi 10 anni nella zona nord est della città, a ridosso della banlieue dove sono stati indottrinati al fondamentalismo islamico: e proprio nel XIX arrondissment a Parigi, tra Saint Denis e Belleville, si fa una certa fatica a riconoscere quei due ragazzi, ma si fa ancora più fatica a riconoscerne l’abominio morale, a condannare senza se e senza ma, tra distinguo, inviti ad attendere le conclusioni dei magistrati, appelli alla presunzione d’innocenza.

Come se non fossero proprio Cherif e Said Kouachi i due uomini in fuga (mentre scriviamo tengono degli ostaggi a 70 km da Parigi) braccati da tutti gendarmi del Paese. Ha raccolto qualche testimonianza Alberto Mattioli de La Stampa, inviato nei luoghi della formazione jihadista dei due fratelli.

Il rettore della moschea di rue de l’Ourq non parla. Saidia, animatore al centro sociale, sì: «Non so come sia andata davvero, ieri a “Charlie”, non so se ci sono delle prove. So che i giornalisti vengono qui solo se succede qualcosa di negativo, mai se facciamo qualcosa di buono. E che oggi in metro la gente mi guardava male perché si vede che sono musulmano». Ci sono due France, appunto. E non si capiscono più. (Alberto Mattioli, La Stampa)

Un’altra Francia dentro la Francia. Che non si amano, che diffidano l’una dell’altra. Una diffidenza che alimenta una doppia paura speculare, quella di doversi guardare da ogni barbuto sospetto, quella di essere considerati potenziali terroristi. Una paura che dilaga nel resto d’Europa. La vicina Germania ne è un esempio emblematico. Gli ultimi sondaggi segnalano il crescere di una islamofobia diffusa.

Il 57% dei tedeschi si sente minacciato dall’Islam, il 61% lo ritiene estraneo all’Occidente. Il 24% pretende lo stop dell’immigrazione dai Paesi arabi (sondaggio fondazione Bertelsmann). Un sondaggio recente condotto da Der Spiegel conferma la tendenza: il 34% di tedeschi ritiene che il paese (4 milioni di musulmani su 80 milioni, di cui 3/4 di origine turca) si stia islamizzando.