Imu “cinese” in nero: quei 4 miliardi evasi volati dall’Italia a Pechino

Pubblicato il 30 Maggio 2013 11:04 | Ultimo aggiornamento: 30 Maggio 2013 11:04
Maxi evasione da 4 miliardi, il gettito dell'Imu sulla prima casa

Maxi evasione da 4 miliardi, il gettito dell’Imu sulla prima casa

ROMA – Una maxi evasione da 4 miliardi. Ovvero una maxi evasione che, se fosse stata evitata per tempo, avrebbe coperto il pagamento dell’Imu sulla prima casa. Succede in Italia, a Prato e non solo. Ci sono 4 miliardi di euro che, negli ultimi 5 anni, hanno preso la direzione della Cina. E lo hanno fatto, secondo la Procura di Firenze che indaga su un presunto maxi-riciclaggio, in modo illegale.

Tutti soldi, secondo l’accusa, che imprenditori soprattutto cinesi hanno guadagnato in Italia al nero grazie allo sfruttamento di manodopera sotto pagata e/o clandestina, alla contraffazione di marchi, al contrabbando e all’evasione fiscale. E che poi hanno fatto arrivare in Cina per “ripulirli”. Ma come?

Racconta su Repubblica Michele Bocci che la spedizione avveniva in modo da aggirare i controlli. Attraverso una serie infinita di piccole spedizioni con il Money Transfer:

Per ripulirli venivano mandati in Cina utilizzando un numero enorme di transazioni di basso valore, la maggior parte di appena 1.999 euro l’una, che permettevano di evitare i controlli, automatici dai2mila euro in su. Chi inviava realmente il denaro era occultato dietro prestanome alcune volte consapevoli, altre ignari o inesistenti. Il lavoro per le agenzie era immane. In cinque anni una che si trova in via Principe Umberto a Roma ha fatto qualcosa come 460.686 operazioni per un totale di un miliardo 245 milioni di euro trasferiti.

Dopo i primi controlli i trasferimenti da Prato alla Cina sono improvvisamente scesi. Segno di un flusso interrotto o, più probabilmente, dell’apertura di un nuovo canale. Racconta Repubblica:

È stata Bankitalia a rendersi conto che qualcosa non andava. I controlli periodici sulle transazioni transfrontaliere hanno rivelato che nel 2009 e nei due anni precedenti solo da Prato sono partiti qualcosa come 430 milioni di euro all’anno per la Cina. Nel 2010 è stata resa pubblica la prima indagine della procura di Firenze e quell’anno i trasferimenti dalla città toscana sono scesi a 170 milioni. Non sono più tornati al livello dell’anno precedente. Segno che il flusso di denaro è stato interrotto o ha trovato altri canali.

L’inchiesta, ora, è alle battute conclusive: gli indagati sono 287, in maggioranza imprenditori cinesi. Non mancano però anche italiani. L’ipotesi di reato di associazione mafiosa “finalizzata al riciclaggio di ingentisomme di denaro pari a euro 4.501.189.227,58, dall’anno 2006 all’anno 2010”. Tutto perché il sospetto degli inquirenti è che l’organizzazione lavorasse in modo mafioso, ovvero con intimidazioni e minacce. La speranza, ovviamente, è quella di fermare l’organizzazione e anche il trasferimento illegale di denaro. 4 miliardi, in tempi di casse vuote e dibattito sulla cancellazione dell’Imu, avrebbero fatto comodo.